giovedì 11 gennaio 2018

Ancora su Matteo Righetto, Filippo Corridoni, il TG4, libri


Se "Bacchiglione blues" mi aveva felicemente sorpreso, "L'anima della frontiera" (Mondadori), ultimo romanzo di Matteo Righetto, mi ha totalmente deluso. Altro romanzo da leggere in quattro o cinque ore ma questa volta la narrazione non decolla mai. Scrittura troppo lineare, ambientazioni (siamo sul vecchio confine fra Regno d'Italia e Austria, nella zona del Brenta/Asiago/Monte Grappa) e periodo storico (gli ultimi anni del XIX secolo) molto interessanti ma che rimangono ingessati sulla pagina senza mai decollare e vivere dentro al lettore. Gli stessi personaggi non affascinano mai se non nelle primissime fasi del romanzo che sono anche le migliori. Un tempo, parlando di musica, un mio amico usava per un certo tipo di dischi il termine "leccato". Come se tutto fosse a posto, preciso, pulito. Ma troppo. Non ho sentito sulla pelle il sapore della frontiera o quella sensazione d'avventura che mi trasmettevano i racconti dei contrabbandieri che facevano avanti e indietro dalla Svizzera. Peccato. E comunque non mi abbatto e vado alla ricerca delle altre opere di questo autore.

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Una sera di queste la mia compagna m'ha detto accendi su un telegiornale e allora mi son fermato sul Tg4 che era una vita che non lo vedevamo e siamo scesi in una specie di stato ipnotico e nello stesso tempo adrenalinico come quando ti fai di anfetamine. Abbiamo dimenticato di mangiare e ci siamo fatti avvolgere da una scaletta talmente surreale (ovviamente studiata per ottenere quel tale effetto) che a un certo punto ci siamo messi a giocare a cosa sarebbe stato dedicato il servizio successivo. La mia compagna, che è molto piu' sveglia di me e si occupa molto di queste cose, ci azzeccava quasi sempre.

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In un periodo come questo fatto di stronzate propagandistiche sarebbe meglio tornare a riflettere e ragionare su pensieri e persone di spessore come Filippo Corridoni. In giro se ne sta parlando.

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