martedì 31 gennaio 2017

Dei presunti 70 anni di pace, libri, Simone Buttazzi

- Ieri, in attesa di tornare al lavoro per lavare la moquette di sala 1, ho incrociato Augias e il suo ospite Maurizio Molinari che discutevano di Trump e risorgere dei nazionalismi e per l'ennesima volta ho sentito riproporre l'elegia di questi 70 anni di pace. Quale pace? Forse quella che l'Occidente ha vissuto combattendo le guerre altrove? Forse quella garantita nei gulag e dalla repressione sovietica? Forse quella delle dittature, resistite in Europa, fino agli anni '70? Quella del Vietnam, della Corea? Quella dei massacri e degli assedi in Jugoslavia? Quale pace? Quella di Mao? Quella di Irak-Iran? Che tristezza? La finisco qui.

- Meglio leggere:




(qui)


(qui e ne hanno scritto qui)


(qui e come al solito ne ha meravigliosamente scritto Simone Buttazzi....i peli di Simone sono dei tentacoli sensuali capaci di spogliarvi delle vostre vesti e di ogni vostro pudore)

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domenica 29 gennaio 2017

Austerlitz, dumping, Berto/Il male oscuro/Neri Pozza, le demenziali congreghe in piazza

Austerlitz.




Un incrocio memorabile fra uno dei libri/autori che mi ha cambiato la vita e un documentario bellissimo.

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Dumping/tagli in pochi punti:

- Ho scritto degli ungheresi che lavorano nel mio cinema per posare le nuove poltrone. La ditta delle poltrone è italiana e i montatori sono ungheresi che vengono dall'Ungheria, macchina targata Ungheria. Durante i lavori dormono in Italia perché in Svizzera costa troppo l'alloggio e ovviamente essendo stato un appalto al ribasso, non bisogna aggiungere spese. Tutto "in regola". Secondo le regole dei Trattati Bilaterali, della libera circolazione, della concorrenza, delle solite stronzate.

- Nel mio stesso cinema ha lavorato poi per mesi, durante la ristrutturazione, una ditta svizzera, con personale domiciliato. Hanno dormito in città. Le cose si possono fare. Anche se le paghe di questi lavoratori erano al limite della sopravvivenza.

- Leggo su Repubblica questo articolo, che non è proprio una novità del giorno: "Delocalizzati anche i Tir: "Così gli autisti dell’Est si prendono la strada".

- E intanto vengono varate qui in Svizzera nuove manovre di tagli alla socialità e di agevolazioni fiscali alle stesse aziende che poi favoriscono il dumping. Dimenticavo l'aumento della tassa di circolazione, l'aumento del prezzo dei mezzi pubblici, la tassa sui posteggi, i posteggi a pagamento. 

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Grazie a Neri Pozza è tornato in libreria "Il male oscuro" di Giuseppe Berto. Su Il Giornale é uscita una bella intervista a Giuseppe Russo, direttore editoriale della casa editrice.

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Che tristezza la congrega apparsa in piazza ieri a Roma.
E non che le altre sparse in giro per il mondo, di tutte le sfumature possibili, mi appaiano meno ripugnanti.
Piuttosto che starmene in giro, resto in casa e ascolto le solite canzoni.
Come questa, che non faccio che ascoltarla, riproporla.
Quella tromba finale mi ricorda mio zio.
E questo freddo tremendo lo debilitava cosi' come debilita me e mia sorella e debilitava mia madre.
Aveva la sua tromba per salvarsi e aspettare la primavera e l'estate.
Suonava e suonava.
Registrava dischi e li ascoltava sul suo furgone pieno di dolci.
È morto senza che avessi il tempo per salutarlo.
Per ringraziarlo.
Se ne è andato con umiltà.
Con disperazione.
In silenzio.



giovedì 26 gennaio 2017

Lavoro, Ex-Otago, ungheresi, veneti; Ann Beattie; alla ricerca di questi libri; un pensierino su Roma & Co.

- Ho alle spalle la solita nottata di incubi. In uno di questi c'erano gli Ex-Otago (a me piacciono davvero fino a "Mezze Stagioni", quando ancora c'era Alberto,...i primissimi live erano micidiali...poi è rimasto solo affetto) che cantavano:

  
con quel passaggio che mi fa sempre stare male 

"E se non riesci a guadagnare
con quello che sai fare
Ti toccherà farlo con quello che non sai fare
E se non riesci a guadagnare
con quello che vuoi fare
Ti toccherà farlo con quello che non vuoi fare"

e che praticamente descrive la mia quotidianità, anche se poi non saprei cos'altro fare nella mia vita per campare se non tutti i lavori di merda che ho fatto nella mia vita. Ecco con questa canzone in testa sono finito al lavoro dove ho incontrato una squadra di ungheresi, provenienti proprio dall'Ungheria, capitanata da un padovano, uno di quei tipi che nella vita non ha fatto altro che lavorare e che alla fine ha sposato un'ungherese. Si è commosso quando gli ho raccontato della mia compagna vicentina. Ha smesso di parlarmi in italiano e si è rifugiato nel suo dialetto. Ci siamo bevuti due caffè insieme durante la giornata discutendo di lavoro, Europa con attorno la sua squadra di debosciati che non facevano che dire "Andrea, per piacere, sacchetti, caffé, acqua, aspiratori". Forse non so che fare d'altro nella mia vita ma questo tipo di umanità, forse allo sfascio, con in testa solo soldi, fica, alcool ma diretta, solidale nella fatica è nelle mie corde.

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È appena tornato in libreria questo romanzo di Ann Beattie. Cercatelo. È bellissimo. E comunque, per sgombrare dubbi, quando consiglio un libro me ne viene in tasca niente. 

Intanto sto cercando questi libri di qualche tempo fa. Un articolo/intervista su McInerney uscito su La Lettura mi ha messo una gran voglia di cercare questi libri:




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Ma ve l'immaginate/ricordate lo Strafatto Quotidiano, la congrega di baciapiedi grillini, giustizialisti, forcaioli, puritani del cappio cosa sarebbe accaduto se un avviso di garanzia fosse arrivato a un politico che non fa parte del Movimento Siam Puliti Pulitissimi altro che Omino Bianco?....ah il Bellissimo Popolo, ah i democratici della tastiera, ah ah ah la GEEEEEEnttteeeee........E mi tocca pure fare il garantista per i grillini, perché non cambio mica modo di fare, lo scrive bene Claudio Cerasa: "Il mostro del governo grillino. Il garantismo è un gargarismo, no? Lo show della Raggi ci ricorda cosa vuol dire alimentare la bolla grillina".

....ah, non ho nemmeno dimenticato Ciancimino e la congrega che lo portava in televisione.....nessuno che chiede scusa?....ecco cosa scrive Bordin su Il Foglio.

mercoledì 25 gennaio 2017

Il gregario, Sonic Youth, Murray Street, Nick Raider, Il verro ruffiano, Maurizio Milani, Silvia Valerio

Ultimo estratto che vi regalo da “Il gregario” di Paolo Mascheri (Minimum Fax)

“Non riesce a togliersi quella parola dalla testa: radiato. Tuttavia quel verbo francese, quel participio passato tanto definitivo quanto amputato, defunto, andato, morto, non gli fa paura. Radiato.
Se non ha paura è solo perché c'è una parte di lui che si è sempre sentita radiata, tagliata fuori.
Si è sentito radiato quando era un bambino timido che non partecipava ai giochi di gruppo, quando era un adolescente incapace di vivere un'adolescenza come tutti gli altri. E ora non c'è forse in lui la consapevolezza profonda di essere stato, per i suoi anni migliori, fermo al palo, ad aspettare – ma chi? E cosa? - sprecando la giovinezza?
Come può pensare di fargli paura, questo collega? Che ne può sapere questo uomo di lui e del suo passato.

Smette di raccogliere ricette e portare medicine a casa. Se non lo fa per paura, lo fa solo per non aver problemi di vicinato.
I clienti a cui portava le medicine a casa smettono di servirsi di lui per ripicca. Non si aspetta niente dalla gente. Sa che non può sperare di avere persone riconoscenti e fedeli. Non è forse anche per questo che, in passato, ha scelto come riferimento artistico Bosch, Bosch e i suoi uomini ibridati con le bestie? Ha scelto Bosch perché non dà scampo, perché non c'è dubbio in Bosch.
Passa le giornata alla parafarmacia battendo, dopo ogni cliente, sulla Sweda, “0 cassa” per vedere l'incasso parziale, timoroso di non chiudere la mattinata con cento euro.
La verità è che il lavoro lo sta frustrando sempre di più.
Ma al di là della frustrazione, quello che lo inquieta di più e che non riesce a comprendere è la stupidità burocratica in cui è immerso il suo lavoro. Ogni mese escono nuove leggi e ci sono nuove pratiche burocratiche da sbrigare. Sempre più spesso nel tempo libero deve partecipare a corsi dove vengono spiegate le novità legislative introdotte.
In mezzo ai colleghi si sente un intruso. Per questo si presenta alle riunioni ben vestito, ben pettinato e profumato. Perché sa che essere piacevole, avere un bell'aspetto, è importante e lo farà sempre più accettato. In fondo nel mondo occidentale ogni cosa viene perdonata alla bellezza. La gente si sottopone a interventi chirurgici pericolosi e dolorosi. Modelle e gente comune vanno a farsi allungare gli arti con la tecnica Llizarov (prima uno si fa spezzare le gambe, poi se le fa allungare). Lui è consapevole che, nel mondo occidentale, senza un corpo confrontabile con quello di Brad Pitt o Angelina Jolie sarà difficile, se non impossibile, raggiungere rispettabilità e felicità.
Mentre le nuove applicazioni dei decreti legge scorrono su una lavagna luminosa, guarda le persone attorno a lui. Cosa spinge questa gente a restare al proprio posto sotto il peso stupido e cieco della burocrazia e del fisco, rischiando ogni giorno rapine e aggressioni? Perché questa gente non vende la propria farmacia e non va a vivere alle Canarie?
È incredibile come l'uomo faccia di tutto per colmare con stupidaggini di tutti i tipi ogni momento in cui possa avere coscienza dell'inutilità di quello che lo circonda. È questo il compito dei lavori, dei corsi di aggiornamento, delle vacanze all inclusive: impedire alla gente di pensare, impedirle di arrivare a comprendere l'inutilità di tutti gli sforzi che fa per restare a galla.” (pp. 83-85)

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Ieri stavo leggendo lo Speciale numero 6 di Nick Raider “Il grande inganno” uscito nel 1994 e trovato nel mercatino dell'usato della Caritas:




dove viene citato il 113 di Murray Street e allora mi è venuta voglia di riascoltare il disco dei Sonic Youth "Murray Street" che è una vita che non lo ascoltavo:



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Molto lieto e fiero di essere stato citato da Silvia in conclusione di questa intervista. 

lunedì 23 gennaio 2017

Lavare la moquette e Tim Hecker, l'artista che ascolto sempre quando scrivo

Fra meno di un'ora, il tempo di mangiare una minestra e risolvere alcune faccende, tornero' al cinema e lavorero' fino a sera. Sto cominciando a lavare la moquette della sala piu' grande a causa della sostituzione dei sedili. Un lavoro molto faticoso che svolgero' in completa solitudine. Eppure è un lavoro che mi piace. Mi libera dalle ansie. Il profumo del prodotto tossico che mi entra in circolo. La sporcizia che se ne va. E in testa Tim Hecker.
La macchina, questa:


produce un suono simile a uno presente in Black Phase.
Tim Hecker è in assoluto uno dei miei artisti preferiti e "Love Streams" è in assoluto dei miei dischi dell'anno 2016.


Lo ascolto tantissimo Tim. Quando scrivo mi rende piu' chiari i pensieri. Mi porta in un stato mentale che mi favorisce la scrittura. Adoro anche ascoltarlo al buio, facendo uscire i suoi dischi dalle casse, seduto sul divano. A occhi aperti guardando verso gli altri palazzi.

domenica 22 gennaio 2017

Donne (Costana Miriano, Simone Weil, Gomma) e Japandroids

Oggi si fa un gran parlare delle donne in corteo.
Oggi, al lavoro, a risollevarmi l'umore è stata una mia collega. Si chiama come mia madre. Stavo per uscirmi e i dieci minuti di chiacchiere con lei mi hanno ripulito tutta la greve presenza dei miei colleghi maschi, direttore compreso.
Posso solo ringraziarla.

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Donne diverse come Costanza Miriano e Simone Weil ma sono molto legato a tutte e due.


Fra non molto leggero' il nuovo libro di Costanza "Quando eravamo femmine. Lo straordinario potere delle donne" (Sonzogno).  Ne ha parlato su Tempi. E vado sempre sul suo blog. La speranza è di riuscire a intervistarla prima o poi.


Cosa scrivere di Simone Weil e del suo "Diario di fabbrica" (Marietti 1820)? Sarebbero solo parole sprecate. Questo passaggio descrive cosa mi accade spesso quando esco dal lavoro:

"Quanto a me, malgrado la stanchezza, ho un tale bisogno di aria fresca che vado a piedi fino alla Senna; in riva mi siedo su una pietra, sono triste, sfinita e con il cuore oppresso da una rabbia impotente, poiché sento di essere priva di ogni sostanza vitale; mi chiedo se sarei in grado, qualora fossi condannata a una vita simile, di attraversare quotidianamente la Senna senza buttarmi una volta o l'altra." (pag. 83)

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Cosi' come ho in testa la voce di Ilaria dei Gomma.

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Chiudo lanciando una canzone del nuovo dei Japandroids. Dal vivo hanno evidenti problemi (almeno nella voce) ma su disco li amo tantissimo. I loro pezzi sono veramente appiccicosi. "No Known Drink Or Drug".

sabato 21 gennaio 2017

Zavorre, tre libri, perché acquisto libri e film e non scarico quasi mai


Mi chiedo spesso cosa mi sarebbe potuto accadere negli anni '30 in Italia, Russia, Stati Uniti, Germania, Giappone, eccetera. E sempre mi son risposto che avrei fatto una brutta fine ovunque. Non solo per le mie idee ma anche per il mio fisico gracile, la mia depressione, il mio essere indisciplinato. "Zavorre" è un libro in uscita a fine mese per Einaudi. Parla dell'Aktion T4. Probabilmente io in Germania avrei fatto questa fine. In Francia e Italia mi avrebbero fatto fuori i comunisti. In Russia sarei finito nei gulag all'istante. Solo ipotesi.

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(qui)


(qui)


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Sono cresciuto con cassette registrate, cd masterizzati e ho scaricato per un certo periodo film e dischi. Da parecchio tempo a questa parte ho detto basta. Senza moralismi e senso di purezza. Capita ancora che mi salti fuori un disco da scaricare. Negli ultimi dieci mesi sono stati tre. Il resto li ho acquistati. Una cernita, usufruendo anche delle possibilità di pre-ascolto che Internet offre. 
Ma continuo a pensare, pur conoscendo tutti i discorsi su case discografiche, introiti, bla bla bla, eccetera che sostenere fisicamente un gruppo, un regista, un cantante sia soprattutto un segno di rispetto nei suoi/loro confronti. 
Ecco, io la metto nel segno del rispetto. 
Rispettare la sua fatica, chi ha lavorato con lui e per lui. Chi lo ha sostenuto. 
Suonare, scrivere, recitare non è una perdita di tempo e nemmeno un hobby. Non è un gesto gratuito, a meno che il singolo artista non decida di farlo autonomamente. 
L'artista puro, senza soldi, che non cerca soldi, che non mangia, che non ha figli, che non deve pagare un affitto è qualcosa di assolutamente folle e irreale. 
Sono uno che ha sempre pensato che accanto allo scrivere ci dovesse sempre essere una professione ma mai che lo scrivere fosse gratis. 
Ma quando andate a lavorare, anche il vostro secondo lavoro, non chiedete soldi?
Quand'ero un ragazzino e aiutavo un signore a sbrigare piccole cose nei suoi campi, lui mi pagava con uova e latte da portare ai miei genitori.
Organizzare un tour costa. Produrre un disco costa. Girare un film costa.
E finisce sempre che poi siano sempre i figli di papà a permettersi molte possibilità. 
Anche perché se hai un lavoro non è semplice organizzare il tutto.
Ormai sembra che tutto debba essere gratuito, salvo poi lamentarsi di eventuali sponsor, sostegni, eccetera. 
Ovviamente, nessun discorso sulla partecipazione alla costruzione di un evento...perché insomma, troppo sbattimento...e poi non ricevo neanche un soldo...ci si fa belli e intelligenti e grandi intellettuali con le fatiche altrui...
Parlavo con mia cugina. Sul suo pc ha trecento dischi. Nemmeno uno acquistato. Non vede un film se non scaricato. 
Discorso complesso ma è come quelli che vogliono assolutamente i pomodori anche nella stagione sbagliata. 
Oppure che chiedono che in un cinema i biglietti siano pari a zero, senza preoccuparsi del personale, delle spese, della produzione (e ripeto i margini di profitto esistono, siamo nell'era del dominio capitalistico, mica nel paradiso socialista).
Personalmente poi non mi piacciono nemmeno quegli scrittori che organizzano veri e propri tour di presentazioni. Capisco, fino a un certo punto, i saggi ma la narrativa...dai su, non c'è un vero bisogno, c'è già il libro. Alla fine, da queste presentazioni, cio' che emerge è l'ego legittimo dello scrittore e dei presentatori, le discussioni laterali senza fine, condite da divagazioni politiche, argomentazioni frustranti sul futuro delle librerie, dei libri, della scuola, sulle politiche del governo per favorire la cultura e altri soliti discorsi di bla bla bla. 
Ok, le interviste, ok il minimo sindacale ma tutto il resto mi sembra superfluo per uno scrittore.
Non mi piace questo trend contemporaneo di scrittori e scrittrici che devono essere bravi a presentare, a parlare, a vendersi, a promuoversi.
Ma chiudo perché mi son fatto pesante e preferisco andare a bere della birra.

venerdì 20 gennaio 2017

Rileggendo "Il gregario" di Paolo Mascheri (Minimum Fax)


L'autore è parte della mia vita.
Ieri sono tornato a rileggere il suo "Il gregario" (Minimum Fax).

Non dico nulla, mi limito a trascrivere un lungo passaggio che sembra la mia radiografia.

"Sono le nove di sera. Sta guidando senza una meta in giro per Arezzo.
Lungo via Veneto un gruppo di nigeriane cammina diretto verso la zona industriale. Guida il gruppo una negra massiccia e alta con le treccine: ogni tanto si volta a vedere che ci siano le altre. Come un capobranco che conta gli altri lupi. Oltrepassa le luci dei negozi cinesi inframmezzate dalle luci dei negozi italiani. Ne sono rimasti pochi, di negozi italiani, e quelli rimasti hanno il tricolore e le scritte Italian Store in vetrina.
Ripensa alla madre di Luca che aveva un negozio di vestiti all'angolo con via Isonzo, fallito perché la concorrenza cinese era spietata.
Prende via Guido Monaco. Nei giardini ci sono solo extracomunitari: alcuni fanno a botte mentre altri si ubriacano. Ormai tutta la zona è diventata una terra di nessuno dedita allo spaccio e alla delinquenza, e la polizia nemmeno ci fa piu' caso.
È questa l'occasione del multiculturalismo? È questa la bellezza delle città multietniche? Perché nelle arti prevale un'ideologia becera e sciocca che deve sostenere per forza di cose che il multiculturalismo è bello e che tutti gli immigrati sono buoni e sfruttati? Perché in Europa non si puo' criticare apertamente il multiculturalismo o l'Islam senza essere considerati dei nazionalisti analfabeti?
È davvero l'eco delle paura dei totalitarismi o l'Europa è ostaggio di un'unica lobby di pensiero?
Queste sono le domande che si fa. Non ha mai sopportato la filantropia facile né il terzomondismo né l'egualitarismo d'accatto. Se gli capita di vedere un film ideologico o leggere un libro di uno scrittore troppo schierato, lui molla la presa.
A un livello piu' profondo sa che non riesce a provare compassione per la pletora di slavi e marocchini ubriachi che vede in giro.
Lui riesce a provare compassione solo per la disciplina. Prova compassione per gli impiegati che, vestiti come manichini, si sottopongono al sacrificio del lavoro, prova compassione per chi paga le tasse, per gli insegnanti sbeffeggiati dagli alunni, per i borghesi rapinati.
Pur non credendo a nessuna ricompensa eterna, prova compassione per chi vede la vita come un sacrificio a cui non si puo' e non si deve sfuggire. Un sacrificio la cui ricompensa sta solo nella consapevolezza del sacrificio stesso, nella consapevolezza di essere vivi adesso e ora e di star sprecando l'unica vita che si ha. (pp. 29-31)

giovedì 19 gennaio 2017

Sogni e un libro

Ieri notte ho sognato me stesso bambino che scappavo in bicicletta da casa e finivo per affogare in un lago.
Sorridevo mentre morivo.
Il sogno si è ripetuto tre volte.
Mi sono svegliato tre volte.
Ogni volta il sogno si colorava di nuovi particolari.
Oltre la parete la prostituta piangeva.
Tutte e le tre volte.
Dalla finestra entravano il freddo e il profumo delle sue sigarette.
La mia compagna ascoltava musica al buio.
Tutti e due con tanto alcool in corpo da smaltire.

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Un libro che leggero' fra non molto.

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martedì 17 gennaio 2017

Piccole grande emozioni (edicole, Blek Macigno, Capitan Miki, Lucky Luke), Marcello Veneziani, Edith Piaf

Anche se sono un "lettore forte", che spende un capitale in libri tutti i mesi, non amo particolarmente le librerie ma invece amo le edicole. Le edicole del mio paese sono sempre stati luoghi magici per me. Adesso ne esiste solo una ma non ha perso nulla del suo fascino. Qui in Ticino sono luoghi piu' freddi, spogli, poco attraenti. Alcuni giorni fa a Milano, zona Corso Magenta, a pochi passi dal Museo Archeologico, ho trovato un'edicola incredibile gestita da due ragazze dall'accento romano con le quali è stato naturale scambiare due parole. Parlare di giornali, politica, Svizzera, soldi. Peccato fossi in ritardo sui tempi di ritorno in Svizzera. Non mi dispiacerebbe gestire un'edicola. 
Anche io sono cresciuto leggendo Blek Macigno, Capitan Miki, La Storia del West, Il Comandante Mark, Zagor, Mister No, Tex. Fra edicole e usato. In chiesa prendevo Il Giornalino.
Anni di ricordi meravigliosi.


che cerchero' di acquistare al piu' presto.




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Mia madre non capiva una parola di francese ma quanto me l'ha fatta ascoltare quando ero un bambino. Isabella Cesarini ha scritto un articolo su Edith: "Non, je ne regrette rien".

lunedì 16 gennaio 2017

Confucio, cose imbarazzanti e una straordinaria, luminosa, scrittrice

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- Ieri ho letto due interviste imbarazzanti. Una a Renzi su Repubblica e una a Paolo Becchi su Il Giornale. Praticamente come capire cosa siano il "sistema" e "il presunto controsistema". Una merda onnicomprensiva.

- Su Lankenauta la riproposizione del mio pezzo su "Craxi. L'ultimo statista italiano" di Francesco Carlesi (Circolo Proudhon).

- Annalisa Chirico ricorda "IL MEZZO REATO INESISTENTE DIETRO ALLA GOGNA DI TEMPA ROSSA" e sarebbe bene ricordare anche la gente comune che finisce in questo tritacarne che puzza di spazzatura di magistrati e giornalismo col cappio il mano, trattata come mostri, colpevoli a prescindere. La mia distanza da tutta questa gente, politici, affaristi, amministratori è totale ma mi sento ancora piu' distante dal popolo guardone e origliatore che sbava per tutta questa colata di merda e che non è di certo migliore dei cadaveri degli innocenti o dei colpevoli dei ladri o presunti con cui vorrebbero banchettare.

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Carson McCullers. Una donna straordinaria. Una scrittrice incredibile.

domenica 15 gennaio 2017

Sogni proibiti, Walter Mitty, Bloc Party


Ieri sera ero veramente stanco, mal di denti, la luna storta e tanti tanti problemi che mi stavano distruggendo. Mi sono seduto sul divano e ho trovato sulla tv svizzera "I sogni segreti di Walter Mitty" con Ben Stiller e ho tirato il fiato. L'originale con Danny Kaye è di tutt'altro livello, un vero gioiello, ma Stiller riesce comunque a intrattenere in maniera piacevole.




E ho ricominciato ad ascoltare i primi due dischi dei Bloc Party. Mi ricordano persone lontane. E mi tiene stretto alla mia compagna che questi due dischi me li ha regalati. Ho voglia di staccare, di mollare il lavoro e non ce la faccio. Non ne vedo la possibilità. Solo lei mi dà pace.

sabato 14 gennaio 2017

Leggendo "Elogio dell'Occidente" di Franco La Cecla (eléuthera)



Non tutto mi ha convinto del libro di Franco La Cecla “Elogio dell'Occidente” (eléuthera) ma sono sempre felice quando una lettura me ne suggerisce un'altra e mi fa sognare paesi lontani che probabilmente non vedrò mai:



“A Mestia, le montagne del Caucaso, al confine con la Russia, parlo con una giovane scrittrice georgiana di etnia isvana: Ruska Jorjoliani. Vive in Italia da dieci anni, ha pubblicato un bel “romanzo russo” per un editore siciliano “La tua presenza é come una città”, che è un verso di Pasternak. Le chiedo come mai ha scritto un libro che parla di un villaggio in Russia, una storia di due amici investiti dalle purghe staliniane e dei loro figli fino all'età della nomenklatura brezneviana. Mi dice che suo nonno era stalinista (infatti l'atroce dittatore era nato a Gori, in Georgia, paese che ha sempre odiato), suo padre ferocemente anti-russo, e lei non sa cosa è, ma scrivere le serve per cercare di capire. D'altro canto la letteratura, la poesia, il cinema georgiani sono parte integranti della grande cultura russa, alla cui tradizione romantica e post-romantica si rifanno grandi registi come Sergej Paradzanov e Otar Iosseliani, con un linguaggio epico che è radicato nel Caucaso, ma che si esprime con i moduli di un post-realismo epico che rimanda a Sergej Ejzenstejn e più recentemente a Andrej Tarkovskij. La Russia è presente con la sua spiritualità ortodossa, ma anche con la fantasia, la serietà e l'umorismo che nella cultura russa non si  mai identificati con una morale bacchettona e ottusa. 
[...]
Oggi si è tentati di semplificare tutto, ma il Caucaso é stato un mosaico di resistenze finite nel sangue e da piegare militarmente proprio perché non accettavano una definizione unica. Forse l'altro elemento unificante, che attribuisce la Georgia definitivamente all'Europa, è il culto del vino, i 565 vigneti autoctoni, il modo di bere il vino durante i simposi, i supra, l'idea sacrale della bevanda come attestano le edicole votive lungo i precipizi delle strade che portano al Caucaso, dove vengono lasciate come offerte non solo candele ma anche bottiglie di chacha, la grappa locale, o il vino di “prima spremitura”. La croce che qui la gente porta al collo è un tralcio di vite da cui pende un grappolo d'uva. Si dice che Santa Nino, che evangelizzò la Georgia, portasse una pesante croce attaccata alla propria treccia. Quando la treccia e la croce non ressero più, le sostituì con un ramo di vite a forma di freccia. E ancor oggi il vino è una bevanda che simboleggia l'appartenenza culturale, religiosa, il culto degli dèi del luogo, il Sole, la Dea della Caccia, i Santi, i Defunti e i Presenti. E che segna un confine: qui il vino è la sottolineatura di un alimentarsi a una fonte comune che lega tutto l'Occidente di matrice greca – anche qui, dove è nata la storia di Medea – e di costellazione cristiana. (pp. 80-83)

venerdì 13 gennaio 2017

La bellezza della neve che se ne va (Altri libertini e Radian)

E ieri/stanotte è arrivata quella merda bianca chiamata neve. La prima vera neve dell'anno. Ero in macchina e mi si è chiuso lo stomaco a vederla scendere. Ci ho bevuto sopra parecchio per digerire un risveglio sotto bianco. Pochi centimetri ma sufficienti per farmi star male.

Per fortuna ha cessato di scendere, le temperature si sono alzate e la neve si sta sciogliendo.

Vedere la gneve sciogliersi, andarsene, diventare poltiglia acqua ricordo mi fa tornare il sorriso.

Sono cinico e onanista ma io voglio il caldo. La primavera estiva e l'estate torrida e anche l'autunno che non diventa mai autunno ma si aggrappa alla spiaggia.

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L'ho letto secoli fa "Altri libertini", l'ho riletto altre volte e l'ho riletto un paio di giorni fa. È incredibile come a distanza di anni non siano cambiati i miei giudizi. I "racconti" che preferisco e quelli che invece ancora oggi, come l'ultimo, non mi hanno mai soddisfatto. E come allora, per la mia psiche debole, Tondelli mi fece venire una gran voglia di roba. Spero di riuscire a scriverci sopra qualcosa di buono.


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L'Unità non mi mancherà.

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"On Dark Silent Off" dei Radian è un disco bellissimo.



giovedì 12 gennaio 2017

Uno

X. è un mio collega. Uno dei miei responsabili. In pratica il vicedirettore. Uno che non legge libri e non ascolta musica se non quella che danno in macchina e nei locali o nelle discoteca. Uno che non ama il cinema anche se ci lavora e se guarda un film si lamenta appena si fa un po' lento.. Uno che va a prostitute in Estremo Oriente. Uno che detesta la gente. Uno che mette pressione a tutti. Uno che un giorno ti saluta e per due mesi no. Uno che la sa lunga su tutto. Uno che non sa cosa sia un museo. Uno che disprezza il genere umano intero. Uno che i suoi soldi li spende in macchine sportive. Uno che mi ha distrutto giornate intere per delle stronzate. Uno che va in palestre per tamarri inverosimili. Uno che ha fatto scenate inverosimili a colleghe basite rasentando una violenza assassina. Uno di cui tutti si lamentano. Uno, il solo, che mi parla come ha fatto oggi. Arrossendo e ponendomi domande personali sulla mia vita, sulla compagna, sul mio passato, sul mio starmene per i cazzi miei. Uno col quale sento una strana affinità. Quella che unisce i marginali. Gli "ombrosi". I depressi. I detestabili. Gli impresentabili. Parlare con lui mi piace anche perché resto quasi sempre zitto. Preferisco lui alle presunte artiste con le loro gallerie d'arte, i loro studi, le loro famiglie del cazzo, la loro puzza sotto il naso, i loro reportage da tutto il mondo.  Lui ai custodi di concerti da sballo, giochi online, canne a iosa. A tutti loro preferisco di gran lunga lui che si addentra in improbabili riflessioni filosofiche sul senso della vita delle orientali. Lui, con tutte le sue manie da psicopatico, a tutto il resto.




mercoledì 11 gennaio 2017

Appunti



Dopo averlo terminato e riletto in molti passaggi "Appunti" di Nicolás Gómez Dávila (Edizioni di Ar) entra a far parte dei libri della mia vita.

Lascio alcuni estratti fra quelli piu' brevi. Una misera e casuale scelta. Gli scolii totali sono 2092 per quasi 400 pagine.

(494) Per sopportarli, i viaggiatori vanno integrati nel paesaggio.

(520) Si puo' essere comunista senza avere per questo la intelligenza degenerata; ma solo una intelligenza degenerata puo' volere al contempo il comunismo e la pienezza dello spirito.

(631) Il conservatorismo politico ha una duplice radice ed esistono due specie distinte di conservatori. Alcuni sono conservatori perché la pigrizia dello spirito, la soddisfazione di sé stessi e della propria condizione impediscono loro di ambire a qualsivoglia cambiamento. Nella seconda categoria rientrano gli scettici autentici o quanti si siano assoggettati a una incondizionata necessità di pensare. Questi ultimi, sopra tutto, hanno bisogno di tranquillità esterna, essendo incapaci di sopportare al contempo la incertezza, il disordine, l'agitazione, il caos dei pensieri propri e di quelli del mondo. Rivoluzionario, al contrario, è l'insoddisfatto, o piuttosto chi si fa con facilità una opinione, pensa in termini superficiali la complessa struttura delle cose, e non sa dubitare delle proprie convinzioni. Potremmo forse dire che, fra i mediocri, quelli che lo sono di meno saranno rivoluzionari, e, fra gli spiriti magni, quelli che lo sono di piu' saranno conservatori.

(723) Ad avvilirmi quando scrivo non è tanto la sterilità del mio spirito, la estrema avarizia, la reticenza, l'avversione, da parte sua, a concedere con generosità la ricchezza di parole in cui possano prendere forma gli embrioni il cui agitarsi mi inquieta e disturba. No, non è questo, ma la bruttura di cio' che scrivo, la durezza e legnosità delle mie frasi, la loro mancanza di eleganza, di grazia, di garbo.

(735) Escludendo pochi spiriti eccelsi, le opinioni degli uomini sugli avvenimenti loro contemporanei sono cosi' simili da un'epoca all'altra, da un giorno all'altro, che potremmo pensare a un giornale ideale scritto una volta per tutte: le persone intelligenti si contenterebbero di leggerlo una volta sola, ma esso verrebbe pubblicato quotidianamente per tutti, avendo soltanto l'accortezza di cambiare ogni giorno i nomi propri.

(823) Bisogna imparare a non far nulla, purché questo non far nulla non sia fare invece cose banali, purché questo vuoto dello spirito non sia una riprovevole vuotezza dell'anima.

(866) Il popolo è sempre vile; pero', non dimentichiamolo, coloro che meno si credono popolo in genere lo sono di piu'.

(883) Viaggiare per l'Europa significa visitare una casa per farci mostrare dai domestici i saloni vuoti dove venivano date un tempo feste maravigliose.

(995) La pedagogia è l'arte di insegnare cio' che non vale la pena di apprendere.

(1375) So apprezzare solo i poveri e la ricchezza; ho in orrore la povertà e i ricchi.

(1485) Gli uomini per la maggior pare desiderano la eguaglianza soltanto per poter esercitare con piu' efficacia le superiorità che ritengono di possedere.

(1498) La angoscia piu' cupa nei riguardi della morte si coglie non negli scheletri di pietra, nelle danze della morte del Medioevo agonizzante, ma nei divertimenti puerili dei nostri contemporanei, nel loro abuso di tutto cio' che promette di arrestare o nascondere la decadenza del corpo, e, infine nelle arroganti esibizioni degli aggregati giovanili.

Annalisa Chirico, Condannati preventivi, magistrati, Lettere a Francesca, Enzo Tortora


Nei giorni scorsi ho saputo che Annalisa Chirico, giornalista e presidente di Fino a prova contraria


finirà davanti a un giudice per un'intervista e il libro "Condannati preventivi" (ed. Rubbettino) . A lei la massima solidarietà e stima. Tempo fa avevo recensito il libro e intervistato Annalisa su Lankelot.

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Sempre a proposito di persecuzioni giudiziarie, c'è un libro importante e commovente  "Lettere a Francesca" (Pacini Editore) che raccoglie una parte delle lettere inviate da Tortora, in carcere, alla compagna Francesca Scopelliti. 

Se uno vuole farsi un'idea di come sia arduo, quasi impossibile criticare, dubitare o scagliarsi contro i magistrati e i giornalisti compiacenti, basta dare uno sguardo alla trasmissione ieri di Augias.


lunedì 9 gennaio 2017

Tondelli, American Football e pensierini


L'anno nuovo si accompagna al proposito di leggere tutto questo libro. Le opere contenute le conosco. Tranne alcune cose. Ma ho voglia di rileggere. Senza fretta. Senza obblighi. Ma rileggere. Ripensare. Sono circondato dalla velocità del lavoro e corro e corro tutto il giorno e tornare su cio' che già conosco o che penso, stupidamente, di conoscere mi permette di rallentare il battito del mio cuore. 

Oggi uscito dal lavoro ero stanchissimo ma quando la mia compagna è uscita per il suo lavoro di merda mi sono forzato di uscire di casa e camminare, costeggiare il fiume, camminare, arrivare fino al lago, sedersi su una panchina ghiacciata e respirare l'aria fredda.

Nelle cuffie gli American Football.

Ho chiuso gli occhi e ho immaginato la fine dei curriculum che spediro' domani. 

Poi mi sono rialzato per addentrarmi nel parco, sfilare davanti ai tossici, bere un caffè corretto servito da una timidissima e inesperta cameriera, ricevere una odiosa telefonata da un collega e prima di rientrare in casa sono rimasto per venti minuti a osservare le papere alla disperata ricerca di cibo lungo le rive del fiume. Avevo le mani e i piedi ghiacciati. Al di là della strada la facciata dell'ospedale.

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Ieri sera ho incrociato Cipriani dell'Harry's Bar di Venezia a latere di un documentario, pessimo, trasmesso sulla televisione svizzera. Ecco, dalla sua bocca é uscita una valanga di cazzate. Parlava di spiritualità collegandola alla lavanderia di un albergo. Ci ho provato a ragionarci sopra ma è impossibile. Solo cazzate. Ah, l'ambiente degli alberghi lo conosco. E ho una compagna che da vent'anni ci lavora.

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Un bell'articolo di Massimo Del Papa: "La Raggi merita la Raggi".  Io voglio un gran bene a Massimo. Non sempre sono d'accordo con lui ma coi suoi scritti Massimo mi tocca sempre il cuore e la mente e questo è un bene.

venerdì 6 gennaio 2017

Baustelle, arrivare al lavoro, quanto inutile scandalo, La zavorra dell'eterno

"Io sono talmente strano che a me piacciono più i delinquenti dei santi." (Paolo Nori)


- Confesso che mi sono innamorato follemente del nuovo singolo dei Baustelle "Amanda Lear".

- Arrivo al lavoro alle 05.45 di stamattina, sto per aprire la porta e una ragazza orientale bellissima in tacchi argentati e pelliccia di orso marziano comincia a vomitare e vomita e vomita. Mezz'ora dopo la vedo che discute e sorride con altre due ragazze biondissime bevendo Martini direttamente dalla bottiglia. La sua mano piena di brillanti che mi salutava piena di odio e sensualità. Quella mano mi ha aiutato a sopportare una giornata di lavoro altrimenti insopportabile.

- Quanto inutile scandalo per le malefatte della Cgil. Un'istituzione inutile, consociativa da sempre, obsoleta. Senza piu' senso. Incapace di lottare veramente. Serva dei partiti di riferimento. Caro Corridoni e tanti, tanti altri come te quanto mi mancate quando mi capita di ascoltare Landini, la Camusso e tutto il resto della combriccola E comunque io in Svizzera ho un contratto da schiavo, un lavoro a chiamata, senza ferie e malattia. solo la paga oraria mi "salva". Non parlo da privilegiato, da liberista, da amico di Confindustria. Tornassi in Italia so già che mi offrirebbero i voucher. Mi è stato detto in faccia da due pseudo imprenditori della mia zona d'origine che ascolto da anni lamentarsi di tutto e di tutti e intanto falliscono e rinascono e rompono sempre i coglioni e intanto cinque vacanze all'anno, scuole private per tutti i figli e Capodanno a Los Angeles . "Sei un uomo in gamba Andrea ma sai com'è..." Si' lo so com'è. Terra bruciata. Una bella Enola Gay. Anzi uno squadrone di Enola Gay che sorvoli le zone produttive. Che faccia piazza pulita.


Meglio leggere Anne Sexton.

giovedì 5 gennaio 2017

Rileggendo "Nebbia sul ponte di Tolbiac" e ascoltando i Gomma


In due giorni di dormiveglia ho riletto questo bellissimo noir. L'altra notte un donna che stava nel palazzo cambiava un tanga dopo l'altra bevendo da una bottiglia che teneva per terra. Sembrava unLeggere mi fa star bene. Mi offre una scusa per non farmi fuori. Sono stravolto dal lavoro. Inorridito dalla stupidità dei miei responsabili, della catena per cui lavoro, da me stesso Ho la testa, le membra, il cuore, lo stomaco, le mani, la schiena, il petto stravolti. Sono stanco. Davvero stanco. Stanco della stupidità delle persone che mi circondano per cosi' tante ore. Del loro opportunismo. Dei loro discorsi. Del loro interesse per i saldi, per la nuova evoluzione del cellulare in loro possesso e per gli abbonamenti vantaggiosi possibili. Dei loro privilegi. Ma come al solito le mie sono scuse. Scuse per non saper che cazzo fare della mia vita. Per non averlo mai saputo.Per il mio trascinarmi giorno dopo giorno.  Per non avere un briciolo del talento di Malet. Cercate la sua Trilogia nera. È devastante.

Un gruppo italiano, giovane, che mi piace:


martedì 3 gennaio 2017

Echoes Of An Unmoved Mover, umani, Matala, Il Nao di Brown, La vita con Mr Dangerous, Tutti bambini



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(354) “Il genere umano passa dalla mediocrità all'orrore e dall'orrore alla mediocrità” (N.G.D.)

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Vengo spesso accusato di essere una persona feroce, integralista, pesante. Senza leggerezza. Ma ho anch'io le mie finestre aperte. Le mie contraddizioni. Il mio aprirmi agli altri. Lo faccio spesso, molto più spesso di quanto non si possa pensare. È salutare. Mi permette di conoscere l'altro da me. Di attenuare il mio sporchissimo Super-Io. Di correggermi. Di imboccare nuove strade. Di ritornare sui miei passi. Di chiedere scusa. Di confermare le mie convinzioni e continuare imperterrito sulla mia strada. Gli ottusi mi piacciono poco. Ieri sera ho mangiato trippa. Carne non ne mangio più. Ma ieri era un'occasione speciale. Mangiare trippa insieme alla mia compagna e ricordare mia madre. Così come farei uno strappo sul pesce e mangerei una grigliata di pesce a Matala con P.M e famiglia. 



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(qui)


(qui)

Due graphic-novel bellissime. Sostanzialmente due storie di dolore, amore, rinascita, ossessioni, pensieri oscuri, solitudini. Caratterizzate ambedue da una straordinaria delicatezza compositiva. Visi, colori, immagini. Fra le due ho preferito “Il Nao di Brown” e uno dei tanti motivi é la storia “secondaria” che scorre parallela alla linea narrativa principale e l'altro é che pure io vivo di quegli stessi pensieri di cui vive Nao e che letteralmente mi possono bloccare per ore impedendomi di vivere. Certe volte penso davvero se io non soffra di Disturbo Ossessivo Compulsivo. Una cara amica sosteneva di si'. Io non lo so ma tante tante volte mi accade di non riuscire a controllare i miei pensieri. Pensieri che mi esplodono in testa.

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Un libro di racconti che mi è arrivato a sorpresa e che recensiro' su Lankenauta:




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Il perfetto stile democristianoasiloinfantile dei grillini. Si torna sempre alla loro melma natale rettiliana dove a loro piace tanto rotolarsi e masturbarsi e fare i cattivonicattivonipurieduriestrapuri. (Non scambiateli coi maiali che sono esseri viventi di gran lunga migliori dei grillini e dei giornalisti che li sponsorizzano)

domenica 1 gennaio 2017

Un altro anno, Andre Dubus, libri, appunti, Sultans Of Sentiment

- Un altro anno. Al di là della mia indifferenza per tutte queste feste (tranne il solstizio), credo che la mia totale indifferenza per Capodanno sia dovuta a mia madre. "Una noia. Tutto. Botti, festeggiamenti, auguri, televisione, cenoni", diceva.

- Ieri sera un bambino uscito dalla visione di "Oceania" al mio "Ciao" mi ha risposto "Ti voglio bene" con occhi commossi. Poi i miei di occhi stavano quasi per sciogliersi in mille lacrime. Molte volte ieri sera ho incontrato clienti stronzi, maleducati, invadenti, spocchiosi, menefreghisti, ignoranti, idioti. Di tutte le età e di tutte le classi sociali. Gente che poi vengo a sapere si sfoga sui social criticando di qua e di là. Lasciamo perdere.

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Sono tornato dal lavoro tardi ma alle 5 ero già in piedi a leggere Dubus. Un racconto dietro l'altro. Uno piu' intenso e emozionante dell'altro e mi ha salita subito la voglia di rileggerli, di ritornare su alcuni particolari. 

Lascio il finale del racconto: "Se conoscessero Yvonne":

"Ogni tanto, uno dei due si fermava e fissava l'acqua e si toccava la patta dei pantaloni, e mi ricordai di quel giorno caldo, proprio come questo, quando avevo sedici anni e mi volevo tagliare l'uccello. Affondai la mano nel ghiaccio e presi una birra fredda per Janet e pensai a Yvonne seduta a quel tavolo da cucina alle tre del mattino, stanca, col rossetto sbavato, gli occhi fissi in un punto imprecisato fra le persone che affollavano la stanza. Poi guardai i ragazzi sdraiati sul ventre, intenti a pescare un altro granchio, e sperai che crescessero bene, con quei loro piccoli corpi forti e quei cuori gentili." (pag. 68)

- Un libro che leggero' fra non molto:


(qui)

- Riflettendo sul messaggio, predicozzo grillino di fine d'anno rispondo con le parole di Nicolás Gómez Dávila:

"(220) L'unica povertà che è scellerato osservare in modo tranquillo è la povertà degli altri. Fare l'elogio della rinuncia solo dopo aver rinunciato, della povertà solo quando siamo poveri, è regola di semplice rettitudine. Il rinunciare è uno dei gesti piu' nobili, ma cio' che di norma suscita in chi lo applaude è una crudele ipocrisia o una vendetta segreta."

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