sabato 23 dicembre 2017

Rumori, Davide Bregola, E/O - Amazon, Julien Baker

Tutto questo frastuono lavorativo che si somma a quello natalizio mi sta debilitando. Ore e ore di rumori che picchiano contro i timpani, il cervello, le viscere. Corpi che si ammassano. Fetore che esce dalle loro borse dalla spesa. Richieste su richieste da esaudire. Ogni volta che cerchi un libro, un cazzo di formaggio tutti che ti vengono a chiedere se vuoi un pacchettino. Ci sono pure i ragazzini che alla fine della cassa si sbracciano per aiutarti con la spesa. Li guardo e penso che potrebbero essere i miei figli che gratuitamente o per pochi soldi all'ora vengono istruiti al lavoro. Torno a casa e c'è la mia compagna al computer che sta ascoltando musica perchè i vicini fanno troppo casino, Non riesco a leggere, mi dice. Portami via. Portami in un posto dove non ci siano tutti questi rumori, mi supplica. E mi ritrovo sotto alla doccia, con le mani rotte, le vesciche sulle mani dopo tutti i popcorn di ieri e allora mi sforzo di asciugarmi i capelli, uscire dal bagno e mettermi a leggere.

...


Ci sono dei libri come quelli di Davide Bregola che infondono pace. Vuoi per la cura delle parole, per la precisione dello stile, vuoi per le storie che racconta, vuoi per quei campi e fossi, vuoi per la pesca, vuoi per quell'atmosfera quasi magica che confonde ossa di mammut con reliquie, aspiranti suicidi e meteoriti artigianali. Vuoi perché quando mi parlano di grandi cose io ormai mi annoio e comincio a pensare al lungofiume che percorro tornando dal lavoro e che ogni giorno trovo diverso. Son quasi due chilometri di cammino ma ogni volta mi ci riscopro e mi sento un cretino e felice per non essermi accorto di quella tale variazione, di quel balcone, di quella panchina. Una mia collega mi ha detto che sono un essere strano. Ormai non so più nemmeno cosa significhi essere strano o normale e ha smesso di interessarmi. E quando ho letto questi racconti di Davide Bregola ho pensato a quell'anziano del mio paese che tutti i giorni, appena il cimitero apre va a pregare sulla tomba di mio zio, nato nel 1928 e morto nel 1944. Quest'uomo che a quasi novant'anni continua a curare il suo orto, si sveglia alle 5 di mattina, beve una scodella di minestra e beve un bicchiere di vino rosso, cammina per tutto il paese, era uno dei migliori amici di mio zio e suo coetaneo. Tutte le volte che ci vediamo mi ripete, con gli occhi gonfi di lacrime, che la morte di mio zio lo ha ferito più che tutta la guerra. Lui va sulla tomba e prega. Un giorno abbiamo pregato insieme e dalla mia bocca sono uscite parole che non pronunciavo più da anni.

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Applaudo la scelta delle Edizioni E/O.
A loro va tutto il mio appoggio.

Aggiungo che l'idea che Amazon possa trasforma in una piattaforma utile per gli scrittori mi risulta incomprensibile.

E vaffanculo al Codacons.

E aggiungo anche un'altra cosa: sarebbe auspicabile che tutti i soggetti coinvolti nel mondo dell'editoria siano pagati il giusto, dallo scrittore al traduttore, dal correttore bozze all'impaginatore.
E rispettati.
E auspico che gli scrittori non debbano trasformarsi sempre e comunque in venditori Avon o dei profeti della chiacchiera, maestri delle presentazioni, trasformarsi in performer, per poter guadagnare il giusto, anche piccolo, ma il giusto che gli spetta.
A tutto c'é un limite.

Per me l'esempio é mio zio Ezio, fratello di mia madre. Trombettista, suonatore in un complesso e in una banda. Una vita per la musica ma che non poteva smettere di girare per la regione vendendo dolci. Per lui era importante avere una professione. Non è una regola o un comandamento ma è la strada che preferisco. Anche se dura e lo so bene.




2 commenti:

  1. Tanta gente compra su Amazon persino le caramelle che potrebbe comprare dal tabaccaio sotto casa. E' una follia che distrugge non solo i piccoli negozi ma, appunto, le case editrici di qualità non globalizzate. Stiamo creando un mondo orribile in cui vivere, con il cinema, le partite, la musica e la spesa che ci entrano in casa... e noi, schiantati in solitudine e obesità sul divano a fare la nostra bella parte di consumatori che fanno girare l'economia.

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    1. Concordo su quanto dici e poi c'è questa smania di avere tutto e subito, a qualunque ora del giorno, con tanto di supermercati 24 ore su 24...con quella trasformazione antropologica da esseri umani in "cittadini consumatori" che fanno la fortuna delle suddette associazioni.
      Ti dico Lavoro in un cinema che sta spingendo tantissimo sull'acquisto/riservazione di biglietti online. Capisco la fretta, la voglia di avere il posto, le colonne ma tutto questo ti evita il contatto umano con la bellissima e gentilissima Sophie o il guascone Ricardo o l'aria da Garfield di Marco...è come se volessimo evitare ogni rischio, ogni delusione umana, ogni possibilità di difficoltà.
      E si tende a raccontare tutte le tragedie che accadono nei ristoranti, locali, viaggi, uffici ma ti dico io, che sono un pessimista e cattivo cronico, negli ultimi due giorni ho respirato educazione ovunque sono andato.
      Ovvio che non succeda sempre.
      C'è una libreria qui a Lugano con un personale che non brilla per simpatia ma ci ho fatto il callo...

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