mercoledì 15 novembre 2017

Lavoro/Cinema/Bangkok; Annalisa Chirico/Fino a prova contraria; Quicksand

Da un anno, anche se potrei anche dire due, lavorare al cinema non è piu' la stessa cosa di prima. In questi due anni ho assistito al cambio di proprietà e il cinema che finisce nelle mani di una catena, il cambio del direttore, i licenziamenti, i cambi di personale, il rifacimento di molte parti della struttura, il mio nuovo contratto che è identicamente precario a quello precedente. Sto vivendo direttamente sulla mia pelle anche la crisi del cinema, di un certo tipo di blockbuster, le logiche assurde (ma ovviamente "logiche") delle catene, la distribuzione assente dei film di qualità, l'imbarbarimento del pubblico e molto altro. Personalmente poi sento la mancanza delle due colleghe orientali che tanto mi hanno insegnato e che in un qualche modo mi permettevano di vivere le fatiche lavorative in un altro modo. Ho pensato a loro ieri, riprendendo in mano, un po' per caso, questo bel libro di cui vi scrivo una piccola parte. La mia collega thai mi diceva sempre "A te piacere possibile tanto Bangkok"


"Questa parte di Rattanokosin, subito a nord del punto in cui il canale si getta nel fiume, è uno dei pochi resti della città vecchia che le autorità non hanno spianato coi bulldozer. Si saranno distratte, chi lo sa. Le superfici delle case sono un labirinto verticale di crepe e fessure, dove le cicale, che probabilmente le scambiando per una foresta artificiale, nidificano. È inevitabile chiedersi come si presentassero le mostruose città orientali di oggi prima di sposare il nostro modello di sviluppo, prima che il loro ideale estetico diventasse l'architettura di Citibank. Nelle vecchie fotografie di Bangkok si vedono viali, filari di alberi, una pianificazione urbanistica meditata e ariosa. Le case sono costruite a una distanza accettabile dalla strada, ed esibiscono facciate cui qualcuno ha rivolto almeno un pensiero. C'erano canali - klong - dappertutto. Poi, in una fase imprecisata dell'Ottocento, i cinesi si sono messi a costruire quartieri commerciali densamente abitati, a immagine e somiglianza di quelli che si erano lasciati alle spalle. E gli spazi, a uno a uno, si sono riempiti. La distruzione è stata completata fra gli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, quando i canali sono diventati strade a scorrimento veloce. Fino agli anni Ottanta la grande arteria di Sathorn era appunto un canale. Gli uccelli migratori si fermano ancora sugli alberi che la costeggiano, come ricordassero che li' un tempo c'era l'acqua. Dev'essere che gli uccelli hanno un rapporto col passato migliore, piu' amorevole del nostro.
Ma la notte gli strati piu' fondi di quel palinsesto riemergono. La città diurna si sgretola, e il passato riaffiora. È un fenomeno che Brian conosceva benissimo, anche perché alimentava la sua rabbia verso un mondo ogni anno piu' brutto.
Ad esempio, lo sapevo che secondo le statistiche della World Meteorological Organization Bangkok risulta la metropoli piu' calda del mondo? Con quaranta gradi di media forse potevano inventarsi qualcosa di meglio che tirar su quell'inferno di cemento da quattro soldi, vetro e acciaio, no? "Guarda invece questo quartiere," ha continuato oscillando sul suo bastone "ha qualcosa di tenero".
Migliaia di conchiglie appese ai fili, vibranti. La strada come una nave di vetro scossa dal vento. Centinaia di vasi da fiore nella luce delle lampade. Case gialle con porte rosse, giardini sbilenchi. Un albero in fiore che occupava l'intera strada, il suono arcaico delle radio. Ero felice di aver portato qui Brian, perché lo vedevo riprendere vita. Tutta quella rabbia gli faceva bene, perché gli uomini delle razze fredde hanno dentro una polla di lava incandescente che ribolle di amarezza e poesie. Per un attimo ho pensato alla mia famiglia: ufficiali, contadini silenziosi e diffidenti, muschiose chiesette di paese lungo l'Ouse, piene di bandiere ammuffite e di vecchie insegne dei reggimenti. E vicari identici a quello del romanzo di Goldsmith. Che razza di gente eravamo?
"Era tutto pronto per il domani," ha scritto una volta Henry Miller dei suoi antenati nordici "ma il domani non è mai arrivato. Il presente era solo un ponte, e loro sono ancora li' sopra, a gemere, cosi' come il mondo geme, senza che al primo cretino che passa venga in mente di farlo saltare, il ponte".(pp. 40-42)

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"Slip" dei Quicksand è uno di quegli album che ho ascoltato tantissimo nella mia adolescenza.  qualcuno magari si ricorderà di "Fazer". Un disco che avevo in cassetta e che ho poi recuperato scaricato. Perché la cassetta si è autodistrutta. Walter Schreifels si era poi rifatto vivo con i Rival Schools che avevano registrato una canzone della madonna come questa.


Sulla Epitaph mi viene solo da scrivere che ai tempi del Collegio, sul treno, conoscevo un paio di tizi che ascoltavano un sacco di gruppi di questa etichetta. Forse anche solo quelli della Epitaph.

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