giovedì 26 ottobre 2017

Riconfigurarsi nel dolore



Il dolore che ci ha rovinato e ci rovina la vita tutti i giorni si avvolge e si riavvolge. Scompare e ricompare. Farlo scomparire, annientarlo, prosciugarlo è il sogno di tanti. Anche il mio. Ma c'è sempre un prezzo da pagare nel farlo che è la cancellazione dei ricordi e un futuro confezionato, lo stravolgimento di volti, relazioni, errori. Riconfigurarsi nella vana attesa di un presente migliore. Di un futuro senza qualcuno che ti bussa dentro alla testa mentre stai mangiando e ti fa lasciare il piatto per cominciare a rivivere quella volta che stavi su una spiaggetta e ti mancava il fiato, eri caduto sui sassi stravolto e ti eri fatto male e poi eri su una autoambulanza e avevi scoperto che a una ragazza di cui ti fidavi non gliene fregava nulla di te. Quel gelido terrore di alzarsi e andare a scuola. Di svegliarsi la mattina. 
Se dovessi riavvolgermi per cancellare il dolore, i miei traumi, le mie ferite, gli incubi che vivono in ogni mia notte non rimarrebbe quasi più niente di me.
Nemmeno come ho incontrato la donna che amo.
Una figurina da attaccare su un annuario.
Un volto, un nome, un cognome.
Nient'altro.
E forse, allora, finalmente scomparirei.

"Hystopia" di David Means (Minimum Fax, traduzione di Katia Bagnoli) è un romanzo di una freddezza complicata nel suo essere un atto d'amore (complottista, cospirazionista, lisergico, acido, Stooogissiano) verso coloro che hanno visto la propria vita segnata da orrori indescrivibili e che cercano comunque di tornare a vivere, in un modo o nell'altro. Che muoiono alla ricerca della propria pace interiore e di quei frammenti di vita che mai vorrebbero vedere andare persi. Che tornano ad abbracciarsi. E che per farlo devono lasciarsi alle spalle il passato, il presente e il futuro senza mai lasciarselo veramente alle spalle. Questo di Means è un romanzo dentro al romanzo. È Un romanzo scritto da Eugene Allen. Un reduce che ha scritto il romanzo dentro al romanzo. Prima di suicidarsi.


Di questo romanzo trascrivo Il primo punto del “Breve manuale della teoria dell'avvolgimento” di Eugene Allen:

"1)

Il metodo di riattuazione degli eventi causali ripiega il trauma su se stesso (lo avvolge). La confusione è senza dubbio un elemento del processo terapeutico; un misterioso annebbiarsi del confine tra ciò che accadde e ciò che viene ricostruito. Le due cose si amalgamano, e durante il periodo di adattamento capita che il paziente provi una sensazione di scissione e smarrimento. Capita che il/la paziente rifiuti con veemenza il processo terapeutico, con affermazioni come “Sono tutte cazzate. Ricordo tutto. Non ho rimosso niente. Sono lo stesso fuso di sempre. Non potete sbattermi qui dentro, farmi rivivere tutta la merda che mi è capitata, una patetica imitazione che non  assomiglia per niente a come è stato veramente, e pretendete che poi me la dimentichi”. Ma nella maggioranza dei casi il paziente dimentica, completamente immerso nel trauma ricostruito che azzera il trauma reale. (Nota dell'editor: Lo scrittore John Horgan ha coniato un termine – Scienza Ironica – per definire un ramo della scienza la quale “non avanza ipotesi che possano essere confermate o invalidate empiricamente”. Il processo di avvolgimento potrebbe essere il peggior esempio di Scienza Ironica o il miglior esempio di scienza visionaria.)" (pp. 25-26)

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