giovedì 31 agosto 2017

Piccole cose su mia madre; Papini; Franti; Piero Chiara; Fluxus

- Guardare una giovane madre fare una scorpacciata di caramelle Haribo insieme a suo figlio, appena fuori dal cinema (una spesa non indifferente, visto che costano 3.10 franchi all'etto) mi ha ricordato mia madre. 
Mia madre nella sua vita non si è mai abbuffata di niente, salvo di prosciutto crudo, cozze, polenta e latte e caramelle Haribo. Da piccolo mi chiedeva sempre di portargliene a casa qualcuna tornavo dall'oratorio. Anche quando stava all'ospedale mi chiedeva di portarle qualche Coca, le liquirizie, i Puffi, le fragole. Poi smise di chiedermele. Mi disse che non sentiva più il sapore. Un mese prima di morire mi chiese di portargliene. Esaudii il suo desiderio. Si mise in bocca un pezzettino di una Coca Cola e se lo tenne in bocca per dieci minuti. Mi guardava e io capivo cosa stava cercando. Uscii per qualche minuto in corridoio e quando tornai in camera,mi disse "Prendile, dalle alle infermiere, agli altri parenti, non ce la faccio...". 
Ho dovuto mordermi le labbra per non piangere davanti a quella madre.

- Qui le scuole sono già aperte e a me non è mai piaciuto andare a scuola. 
Già due settimane prima del ritorno a scuola io vomitavo, non dormivo, mi rovinavo gli ultimi giorni di mare. Mai sopportati i compiti delle vacanze, i compiti a casa, i banchi. 
Ho sempre tifato per Franti
È successo sin dalle elementari ed è andato avanti fino al primo anno di Università. 
Mia madre non ha mai saputo accettare questa mia debolezza. Lei, che non aveva mai potuto studiare non poteva simpatizzare per un figlio che non aveva voglia di andare a scuola. Non gliene posso fare una colpa ma so solo che lei, mio padre e mia sorella mi hanno devastato l'anima, il cervello, i nervi, lo stomaco con questa cazzo di scuola di merda. 
Potenzialmente, lo confesso, sono stato uno di quelli che volentieri avrebbe commesso una strage di direttori, maestri, maestre, professoresse, studenti, studentesse, bidelle.



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"Il mio paese, dandomi allo scrivere, divenne lo sfondo di molte delle mie storie. Tutto è accaduto in quel paese, perché tutto è accaduto in me. Guai, scrisse qualcuno, allo scrittore che non ha dietro di sé un territorio preciso, una geografia e addirittura una topografia ben definita, vissuta, nei confronti della quale possa verificare passioni e sentimenti.

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I presunti intellettuali che partecipano ai consessi civili o incivili non sono migliori della feccia che criticano, che sbraita, che organizza ogni giorno il suo teatrino da dementi.

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