martedì 29 agosto 2017

In breve su "La tavola del Paradiso" di Donald Ray Pollock (Elliot)

Leggere "La tavola del Paradiso" di Donald Ry Pollock (Elliot, traduzione di Gianluca Testani) significa immergersi nel profondo sud degli Stati Uniti, in un mondo gotico, sconvolgente, fetido, con un piede nella presunta "modernità"(siamo nel 1917) e il resto del corpo nel passato. In un'Europa lontana che non si sa nemmeno come collocare sulla cartina (il raggio d'azione di molti di questi personaggi è spesso di pochissimi chilometri dalla propria fattoria o paese) si combatte una guerra per ragioni incomprensibili a questi contadini, allevatori, puttane, papponi, ladri, rapinatori che causerà milioni di morti. Le macchine stanno sostituendo i cavalli. I cessi stanno entrando nelle case. I giovani sognano ancora le imprese dei guerriglieri sudisti e i latifondisti di un tempo spadroneggiano come hanno sempre fatto. Eppure in tutto questo buio ci sono bagliori di umanità, di tenerezza capaci di rompere gli equilibri prefissati, di ribaltare il corso del tempo, di offrire possibilità di riscatto.

Un bellissimo romanzo.

Cosa mi è piaciuto:

-il ritmo travolgente del romanzo
-la struttura che non si limita a seguire le vicende di questi tre improbabili rapinatori ma allarga l'esplorazione a trecentosessanta gradi, aggiungendo personaggi, vicende parallele
-la cura psicologica dei personaggi e la loro maturazione
-l'ambientazione. Che si parli di campi, di lavoro, di bordelli (se c'è una cosa che apprezzo degli scrittori statunitensi è il non vergognarsi di scrivere di puttane), è come se tutto prendesse vita sulla pagine.
-l'atmosfera religiosa che caratterizza alcuni passaggi...la figura del predicatore errante che parla col padre dei tre ragazzi sembra veramente uscita dalla Bibbia
-la precisione dell'autore nello scrivere di "violenza", mai gratuitamente ma senza mai dimenticare come la violenza sia di casa in questi contesti
-l'idea che questi tre giovani rapinatori si facciano ispirare da un libro intitolato "The life and times of Bloody Bill Bucket", un guerrigliero/rapinatore/assassino sudista di quel tipo che hanno sempre stuzzicato anche la mia immaginazione:


- Jasper, l'uomo con un cazzo gigante, che si occupa di cessi. Personaggio bellissimo.
- come è affrontato il tema dell'omosessualità e del razzismo, senza mai pietismo.
- come Donald scrive degli ultimi, dei diseredati, degli esclusi e lo fa in una maniera incredibile

Quelle poche cose che non mi hanno convinto:

- il finale, che non rivelo, bello ma prevedibile (anche se è ovvio che in storie del genere la fine è abbastanza scontata)
- forse alcune volte c'è un eccesso di personaggi laterali e forse, dico forse, viene dallo scrittore di racconti che in realtà io credo sia fondamentalmente Pollock (e leggetevi "Knockemstiff")

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