martedì 1 agosto 2017

Il miglior romanzo che ho letto negli ultimi anni


Mi è stato chiesto da qualche persona, ne ho parlato anche con mia sorella tempo fa, quale fosse il romanzo "nuovo" più bello che avessi letto negli ultimi anni.

Senza nemmeno pensarci ho risposto: "Una vita come tante" di Hanya Yanagihara (Sellerio, traduzione di Luca Briasco) perché questo romanzo ha il respiro di un classico e come i classici vive anche di eccessi, passi falsi ma i picchi (centinaia di pagine) sono sconvolgenti, ammalianti, travolgenti, commoventi e questo romanzo ti tiene stretto per tutte le sue 1100 e passa pagine, non ti lascia andare, ti impedisce di fare altro (io ho bruciato una padella mentre lo stavo leggendo, giuro) e non sei tu che lo leggi ma è lui che ti legge dentro, che ti mette a nudo mettendosi a nudo e ho sempre visto in un libro che si apre un corpo che si spalanca davanti a me.
E perché queste pagine sono permeate da un dolore fuori maniera e devastante, perché rifuggono l'ironia e parlano d'amore e amicizia, di fallimento e della difficoltà di vivere, di accettarsi e rifiutarsi come solo le grandi scrittrici e i grandi scrittori sanno fare.
E l'amore, quanto amore in questo romanzo.
Mai parola piu' abusata di "amore" circola su questo mondo ma l'amore che sgorga da questo romanzo è qualcosa di primordiale nella sua carezza che travalica sessi, appartenenze, storie passate e dolori vissuti.
Amore che è sangue e labbra e carne e sguardi e tante tante lacrime.
La stessa carezza che quando siamo nati ci ha dato nostra madre, quell'infermiera dell'ospedale, quell'angelo del cielo, quello sconosciuto che ci ha sottratto alla strada, quel padre che non sapeva cosa fare di noi.
Quella mano che ha visto il nostro incerto arrivare nel mondo.
Quel guardarci, quel tenerci fra le braccia che trasmette calore e accoglienza.
E noi che piangiamo.
E guardiamo il mondo.
E cerchiamo da mangiare.
E dormiamo.
Finalmente.

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