martedì 25 luglio 2017

Due righe su "Il tuffo" di Jonathan Lee (Sur) + Sylvia




Mi aspettavo molto di più da "Il tuffo", romanzo di Jonathan Lee (Sur, traduzione di Sara Reggiani). Sicuramente sono encomiabili il coraggio e lo sforzo dell'autore nel trovare una chiave romanzesca all'attentato dell'ottobre 1984 messo in atto dall'IRA a Brighton nel tentativo di uccidere Margaret che causò la morte di 5 persone, scegliendo di seguire tre personaggi di finzione: Dan, un giovane dell'Ira, coinvolto nell'attentato, Moose Finch, vicedirettore del Grand Hotel che vede nell'arrivo della Tatcher la possibilità e la giovane figlia di Moose, Keyra, indecisa su come affrontare il futuro. L'autore sviscera in ogni possibile sfumatura questi tre personaggi, raccontando il loro passato, il loro presente, le loro paure, i loro incontri e se all'inizio questa scelta appassiona alla lunga annoia decisamente. 
Ho trovato poi il romanzo molto ingessato e senza particolari picchi di stile d'invenzione stilistica e narrativa. L'ho trovato insomma preciso ma spoglio e freddo. Mentre leggevo non ho mai sentito il dramma del conflitto che sconvolse l'Ulster ( e che ancora oggi brucia sotterraneamente) e lo stesso attentato, su cui si chiude il romanzo, mi è scivolato via fra le dita senza emozionarmi. Forse le pagine migliori sono quelle dedicate alla vita dell'Hotel, ricche di spunti, sfumature ma è troppo poco per rendere convincente un romanzo di 400 pagine.

Molto più interessanti questi tre libri usciti per Milieu e se andata su Carmilla potete trovare gli scritti a loro dedicati:

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