lunedì 12 giugno 2017

Le sale d'aspetto negli ospedali e i prelievi

Le sale d'aspetto negli ospedali sono sempre identiche a se stesse.
Fin da quando ero bambino le scene si modificano ripetendo il medesimo schema.
Colonne.
Incomprensioni.
Folla.
La sofferenza.
La paura.
L'insofferenza.
Litigi.
Mille piccoligrandiimmensi drammi che s'intrecciano.

Questa volta a rompere l'equilibrio c'è stata la grazia di una ragazza efebica coi capelli a scodella che sembrava uscita da Vogue.
Impaurita, gentilissima, timorosa, pallidissima.
Le sudavano le mani piu' di me.
Non amo questi luoghi, gli ospedali, i prelievi.
Gli aghi invece mi provocano sempre dei brividi.
Anche se ogni volta sento male per parecchie ore.
Quando sono uscito dal prelievo lei mi ha stretto la mano, ho ancora il suo sudore sulla mia pelle.
Quando sono tornato a casa, sono passato dal centro, la posta, la spesa, la biblioteca e poi la solita tossica con le gambe lunghissime, pure, abbronzate che camminava davanti a me, con una birra in una mano e un panino nell'altro.
Quando l'ho affiancata lei fa "Uomo in nero che fretta hai?"
Le ho sorriso e le ho guardato le braccia completamente segnate dai buchi e il viso biancocenere.
Mi ha lasciato un bacio ed è entrata nel parco.
Io sono tornato a casa.
Questo caldo è fantastico.
Il dolore me lo sento bruciare sulla pelle.
Dentro allo stomaco.
Le giornate trascorrono come al solito inutilmente.


Nessun commento:

Posta un commento