mercoledì 7 giugno 2017

Le orientali, Cinacittà, sulla legge elettorale, mio nipote, Jeniferever

Ho lavorato con ragazze thailandesi e vietnamite e ho conosciuto le loro amiche o pseudo amiche e i cuori/cazzi maschili spezzati  e sono contento di aver a mio modo incontrato un certo tipo di Oriente. Col tempo, forse, riusciro' veramente a descrivere il senso di spaesamento, follia, obnubilamento in cui ti precipitano. 
La thai è sta la mia capa mente la vietnamita colei che mi ha insegnato i segreti del cinema. 
Sono altrove adesso e mi dispiace parecchio. 
A loro modo due donne bellissime e assolutamente ingabbiabili. 
Di tutto quel giro mi capita di incontrare un'amica della mia capa che tutte le volte fa cosi' (le r e l si scambiano volentieri di posto a seconda di quanto voglia mentire): "Amole Andrea, tu bene? Tu volele prestare soldi me?  Cinquanta, cento meglio, poi io restituire? Vuoi sigaretta? Tu contento? Lavolo? Si, lavori? Tu dale me 1000 franchi a settimana e io stale con te, fale tutto per te, io blava moglie, brava fare amore, brava cucinare, tagliare io i capelli a te. Mi offri qualcosa da bere?".
Sorride sempre, muove i lunghi capelli decine e decine di volte intanto che parla, sbatte le palpebre. Una volta ho fatto l'errore di prestarle cinquanta franchi. 
Lei sa che non ha speranze con me ma tenta lo stesso di fare la piovra, la sirena, la puttana. 
Io rido, lei dice "Tu molto cattivo pero' anche molto molto buono".
Una birra ogni tanto gliela offro.
Poi la lascio al bancone dove ci sa stare da Dio.


Pensavo a loro rileggendo per l'ennesima volta "Cinacittà" di Tommaso Pincio (Einaudi), romanzo su cui sono diviso a metà. Pagine molto belle, altre no, nel complesso un romanzo che non mi ha mai convinto pienamente.

Un estratto:

"A voler dire le cose per quel che erano, la Città Proibita non era che un go-go bar. Il tipico locale dalle luci soffuse dove ragazze seminude ballano strusciandosi contro un'asta di ferro sotto lo sguardo allupato di uomini soli.
Si dirà che la mia esistenza di allora era davvero assai squallida, se questo ne era il fulcro. Io, pero', non mi sentivo squallido. Potrà anche sembrare blasfemo, ma alla Città Proibita sono riuscito a conoscere momenti di tale autentica spiritualità che manco un monaco tibetano. Trovavo che in quel posto aleggiasse un qualcosa di incantevole e superiore, percepibile ai soli iniziati.
E quando dico iniziati non mi riferisco certo agli attempati scimmioni che bazzicavano la Città Proibita. Lo si' che erano squallidi. Guardare, sbavare e poi comprare. Non gli interessava altro. Comprare un buco di carne nel quale scaricare cio' che non riuscivano a essere nella vita.
Quando dico iniziati è al mio modo di frequentare la Città Proibita che penso. Non ci andavo per le ragazze. Cioè, ci andavo anche per loro, ma non con voglie di consumismo allupato. Le ragazze non mi interessavano in quel senso. Di donne, in quel senso, non ne volevo piu' sapere. Avevo già sparato le mie cartucce al riguardo e ci avevo dato un taglio.
Era l'atmosfera nel suo complesso che mi irretiva. Li' mi sentivo rasserenato, pacificato. I miei tanti sbagli, il non sapere stare al mondo né tantomeno capirlo, il pizzico di ignavia che sempre mettevo in cio' che facevo, le cose che mi avevano condotto a un punto morto, alla persona che ero... tutto cio' mi sembrava piu' facile da sopportare alla Città Proibita.
Mi sedevo a un tavolo, ordinavo una birra e osservavo scorrere la vita. Non so, credo che il fatto di apprezzare la bellezza delle ragazze senza il benché minimo pensiero di congiungimento carnale mi mettesse nella posizione dello spettatore ideale, di osservare il mondo con il giusto distacco. Poter guardare e non voler comprare fu per me la scoperta della chiave della felicità.
Guardare e non comprare è anche la regola numero uno per una sana frequentazione di posti come la Città Proibita. Non c'è una regola numero due. Una notte in sé con una ragazza non costava poi molto. Trenta euro al bar e cinquanta alla ragazza. Piu' altri venti per uno degli scannatoi del piano superiore, nel caso avessi bisogno di un posto dove consumare. Ma le ragazze conoscevano il loro mestiere. Difficilmente la faccenda si risolveva con una botta e via. Cento zucche oggi, cento zucche domani, piu' i regalini vari. Come niente in meno di un mese finivi alleggerito di qualche migliaio di euro.
Anche per questo ero risoluto a non comprare. Se volevo campare di rendita il piu' a lungo possibile, dovevo gestire il mio modesto capitale con oculatezza. Gli strappi alla regola non erano consentiti. Non esistevano strappi con quelle ragazze. Erano peggio dell'oppio, una volta agganciato eri fatto, ti entravano dentro come una malattia.
Giravano un mucchio di storie di persone che avevano dilapidato fortune alla Città Proibita. Pure per questo mi piaceva andarci, per le sue storie. Guardavo gli uomini che sbavavano ai piedi delle ragazze e nei loro occhi vedevo il futuro. Li vedevo perdersi alla classica maniera di Hemingway. Prima a poco a poco, poi all'improvviso.
Osservare dal di fuori un altro essere che sta andando inconsapevolmente in rovina è gratificante. Ti fa sentire saggio. Per me che non avevo combinato alcunché di significativo nella vita era una sensazione piacevole. Forse non abbastanza da dire kimochi, tuttavia piacevole.
Una magra consolazione, sono disposto a riconoscerlo. Ma la vita mi aveva provato. Che potevo farci? Ero diventato un uomo che si accontentava. L'uomo delle piccole cose." (pp. 106-108)

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Che tristezza questa discussione sulla legge elettorale.
Imbarazzanti tutti.
I loro accordi.
La loro voglia di spartirsi il paese.
Ma, cattivo come sono, spero che lo sbarramento spazzi finalmente via entità malsane come Possibile, Sinistra Italiana, i bersaniani, i pisapiani, i civatiani e compagnia bella.

Certo che se ci vuole già stomaco a votare in generale, a votare i partiti/schieramenti/movimenti che si presenteranno alle prossime elezioni italiane ci vuole proprio uno stomaco capace di digerire anche l'amianto.

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Poi di fronte a tutto questo orrore, c'è mio nipotino che cerca di farmi gli auguri e scoppio in lacrime.

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