domenica 4 giugno 2017

Finalmente, Don Bosco libri, vivere su Marte, il ritorno dell'eroina

- Con qualche ora d'anticipo, visto il calo di lavoro, per due settimane respiro aria di vacanze. Nessun viaggio, nessuna spiaggia. Resto in città, esplorando lago e montagne vicine.

- Mio padre e mio zio hanno studiato per anni nel collegio dei Salesiani di Treviglio. Ed è anche per questo che io ho studiato in un collegio. Ho appena saputo del furto della reliquia di Don Bosco. La gita alla basilica di Asti e poi anche il pellegrinaggio all'urna di Don Bosco sono uno dei primi ricordi di gita col gruppo di catechismo/oratorio. Non so cosa pensare ma quando arrivo' l'urna qui a Lugano nel 2014 io entrai nella chiesa dove l'urna era esposta e rimasi seduto su una panca, da non credente, in disparte a riflettere e a meditare.
Erano trascorsi appena due mesi dalla morte di mia madre e quel pomeriggio trascorso in quella chiesa vuota fu uno dei passaggi fondamentali per uscire dal lutto, quello devastante.
Perché poi in realtà dalla morte di mia madre non ne sono mai uscito.

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Poi c'è questo libro che mi incuriosisce parecchio:


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Che l'eroina fosse tornata (non se n'era mai andata, in verità) me n'ero accorto già qualche anno fa. Osservando le piazze di spaccio, dialogando con la mia compagna, coi miei cugini. Attraversando l'euforia dolorosa che si respira in determinati luoghi. Poi ci sono i servizi, i continui arresti, eccetera ma personalmente ero rimasto colpito dal vedere alcuni ragazzi e ragazze che stazionavano su alcune panchine con volti che non avevano niente a che fare con i consumatori di canne. 
Qualche tempo fa ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con L., una tossica che entra e esce da anni da questo mondo e che mi ha confermato quanto si sta dicendo, sui prezzi da discount che per lei sono stati una vera rovina, sulle nuove leve che si ingrossano ogni giorno, sul fatto che sul mercato siano ormai abituali anche droghe di cui si sentiva parlare solo in tv, come il crack, l'Oxy, le metanfetamine. 
Che la differenza fra lei che ha quasi cinquant'anni e questi sedicenni è che questi sedicenni le sembrano spesso già tossici nella mente, sono già abituati a tutto e sono anche più cattivi. 
Il viso di L. è quasi lo stesso di quando la conobbi e allora aveva 22 anni, lei era in astinenza sul lungolago, io, ne avevo 20, avevo preso due tranquillanti con del Martini e non riuscivo a muovermi. 
Non ha smesso di truccarsi, di passarsi il rossetto sulle labbra ma il resto del suo corpo è un disastro.
Dice che prima o poi tutti questi che la roba la fumano sprofonderanno nel buco. 
Mi dice “Di siringhe se ne vedono di più in giro, ci hai fatto caso vero tu che sei un osservatore?”.
Con L. si riesce a parlare per pochi minuti di argomenti che non siano droga (L. è una psicologa mancata e una divoratrice di poesia) poi arrivano tutte le sventure, i soldi mancanti, storie di questo o di quello, la sua famiglia spaccata in due dal suo calvario.
Un mare nero che ti arriva dentro.
Ci salutiamo dopo aver bevuto qualche birra insieme con un abbraccio caldo e lei se ne va appoggiandosi alla stampella che le serve per sorreggersi visto che le vene, i muscoli, i tendini delle sue gambe sono quasi tutti andati.
Soldi non me ne ha mai chiesti.
Birre si'.

“Scrivi, mi ha detto, scrivi per favore Andrea e poi anche se non te lo pubblicano il libro me lo regali....”

4 commenti:

  1. La mia generazione è quella devastata dall'eroina. Quelli dei compagni che dal ciclostile passavano alle siringhe, per capirci. Fuggii, all'epoca, chè avevo paura di perdere il senno. Ora non so che fanno, 'sti ragazzi. Non so neppure cosa fanno i miei amici superstiti. Non ci penso, confesso.
    E tu comunque scrivi, ha ragione L.

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  2. Già. Scrivi.
    ndr

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