giovedì 29 giugno 2017

Due righe su "L'arte della rapina. Come svaligiare una banca senza tanti perchè" di Francesco Ghelardini (Oaks Editrice)


Lavorando in un cinema he nelle ultime settimane (e questo stile volgarissimo e schiavistico proseguirà chissà per quanto) utilizza con costanza i messaggi su wahtsapp per chiedere disponibilità, come in un'asta o come dice una mia cara collega “Come fa il proprietario di una piantagione che gira col camioncino alla ricerca di braccianti", un posto di lavoro che mi parla di  spirito di gruppo, con paghe da fame, ipocrisia generalizzata, con i padroni della catena che organizzano una festa ridicola/volgare è stata una boccata d'aria leggere un libro divertente, appassionante, violento, senza troppi piagnistei come quello scritto da Francesco Ghelardini, (rapinatore di lunga data che sta scontando l'ultima condanna, prima, come da lui annunciato, cambiare definitivamente vita) “L'arte della rapina. Come svaligiare una banca senza tanti perché” (Oaks Editrice).

Una sorta di esplorazione/bignami della professione di rapinatore e basta leggere i titoli dei capitoli per rendersene conto: L'ammiratore, Le armi, Aspettativa, Batteria, I cammuffi, Complici, D-DAY, La dritta, Imbosco, Ricerca obiettivo, Effetti collaterali, Anche quando non c'entri un cazzo, Poligoni irregolari. Un libro che è l'autobiografia di un uomo che è un bravo rapinatore. Per capire cosa intendo per bravo rapinatore bisogna leggere questo libro abbandonando pregiudizi, anche se forse è quasi impossibile entrare pienamente in sintonia con questo tipo di narrazione se non vi sentite, come invece accade a  me, battere il cuore di vita nel leggere le parole di un altro leggendario uomo come Albert Spaggiari: “Non mi interessa rifare il mondo, è come è. E non sono mai stato così corrotto da affrontarlo con la fortuna dalla mia parte. È per questo che la gente come me non si salva mai”.

Ultima nota.

 È capitato spesso anche a me di frequentare bar che sono ovviamente luoghi di traffici di ogni genere. In uno di questi bar, quando capito in quella zona, non posso fare a meno di entrare per il caffè, i cappuccini e i gratta e sosta e le chiacchiere.

Sono certo che questa parte vi farà restare a bocca aperta perché scoprirete veramente i volti degli insospettabili, quella classica battuta “La ragazza della porta accanto” cela tutta la sua incredibile verità ed estensione ad ogni categoria.
Io stesso sono rimasto stupito più di una volta trovando aiuto e connivenza che mai mi sarei aspettato.
Senza che la categoria se ne senta offesa, i baristi, il più delle volte, sono ottimi complici e con loro non è necessario che siano perfettamente a conoscenza dei retroscena, più semplicemente si prestano a tenerti in consegna una borsa carica di armi per un paio d'ore in cambio di una buona mazzetta di foglietti rosa o Euro 50 se preferite.
Non serve che sappiano cosa c'è dentro e neppure te lo chiedono; se ti conoscono sanno quello che fai e quindi è altrettanto evidente che in quella borsa non ci sarà una scatola di Lego o la Barbie per tua figlia, ma che importa.
Nei quartieri di periferia il 50% dei bar è ricettacolo di pregiudicati e di questo il 25% dei baristi è colluso con la fauna che lo frequenta.
Se in quel bar la frequentazione è di rapinatori, vai tranquillo che dietro al banco troverai borse d'armi, chiavi di motorini o auto parcheggiate poco distante, ovviamente e rigorosamente rubate, caschi da morto.
“Paese che vai, usanze che trovi, qui potremo dire “Bar che vai, mercanzia che cela”. (pag. 37)

Nella mia vita ho sempre trovato moralità, dignità e amore per la vita in persone come Francesco Ghelardini al contrario del vuoto, dell'ipocrisia, dell'assoluta mancanza di codici morali incarnata dal padrone della catena per cui lavoro e dal suo braccio destro.



6 commenti:

  1. Grazie mille, mi hai rivolto splendide righe e te ne sono grato.
    Unico errore il mio cognome errato alla fine, ma non fartene cruccio, il solito T9 carogna.
    ��
    Francesco Ghelardini

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    1. Grazie a te.
      E scusami per l'errore.
      Non è il T9 ma le birre.

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    2. A volte ci sta anche la pinta di birra.
      Don't worry.

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    3. A volte ci sta anche la pinta di birra.
      Don't worry.

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    4. mi piacerebbe farti qualche domanda, una specie di intervista sui generis. guarda che io faccio le pulizie e lavoro in un cinema. e ho un contratto iperprecario. non cerco nulla.

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    5. http://www.ilgiorno.it/rho/cronaca/bollate-francesco-ghelardini-1.3287188?wt_mc=whatsappuser

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