venerdì 2 giugno 2017

Due righe su "Challenger" di Guillem López


Il disastro dello Space Shuttle Challenger è uno degli eventi fondamentali della mia infanzia. Avevo 7 anni quando lo shuttle esplose in volo e non so se lo vidi al tg, in diretta (non credo) o chissà dove ma so che occupò lo spazio dei miei sogni per tante settimane. Allora ero un fanatico degli shuttle, dei lanci da Cape Canaveral, sognavo di diventare un astronauta, un esploratore dello spazio per mollare la merda in cui mi ritrovavo sin da quando ero nato. Crescendo questo interesse per l'astronautica s'è affievolito ma quell'esplosione continua a far parte della mia vita. Attorno a quell'episodio, vero/presunto/immaginato, lo scrittore spagnolo Guillem Lopez imbastisce “Challenger”  (Eris, traduzione di Francesca Bianchi, con le intense illustrazioni di Sonny Partipilo), romanzo in 73 petali di una ruota infiammata che vortica dentro la testa del lettore (la mappa allegata é quella che serve per guidarci nei meandri del nostro esistere?) sin dalle prime pagine. Fortunatamente inclassificabile, “Challenger” unisce distopia e realismo, fantascienza e noir, poesia e b-movie, Philip K. Dick, Raymond Carver, Il villaggio dei dannati, John Carpenter, Lovecraft, Matt Ruff (gli alligatori nelle fogne), i Grandaddy (sentite lo shuttle dentro), Stephen King, David Lynch, James Ellroy, i Goonies (io ci ho trovato una citazione in un frammento che vede per protagonisti due ragazzini e una mappa ,poi magari mi sbaglio), X-Files, Scarface, Miami, Don DeLillo (alcuni passaggi del romanzo sono di una freddezza chirurgica che ci si trova catapultati in un obitorio) e in questa fogna luminosa (ho sempre considerato le fogne come emanazioni delle nostre vene, aorte, corde vocali, sogni, paure) che scorre dentro al nostro cuore ci si trovano  bambini dotati di poteri, logge massoniche, investigatori, vere e presunte spie, tradimenti di coppia, aspiranti suicidi, mostri, pedofili, rapinatori, gang cubane, una ragazzina scomparsa, maghi, visionarie, perdenti e sconfitti di ogni genere e tanto tanto altro. 
“Challenger” è uno di quei romanzi frastornanti che non capita spesso di leggere. 
Ti fa sentire in bocca il sapore dell'ossigeno e dell'azoto. Del sangue e delle lacrime. Conturbante e commovente. Frastornante e doloroso. Violento e immaginifico. Con uno stile, che salvo alcuni lievi passaggi a vuoto, non sbaglia un tempo, che conserva un ritmo micidiale calibrato perfettamente per ogni singolo frammento che costruisce la rampa di lancio per esplorare lo spazio di una camera, di un letto, di un luogo oscuro della nostra mente. 
Nella testa esplodono il suono dei motori che si accendono e quello dell'esplosione, si illuminano gli occhi dei bambini e quello dei disperati che sbocciano in romanzo che vive qui, adesso, in questo o in mille altri universi paralleli che sono tutti da scoprire leggendo questo romanzo o anche solo aprendo quella porta, quell'armadio, ascoltando quella voce, guardando in faccia il bambino che vi osserva dal pianerottolo.

2 commenti: