giovedì 8 giugno 2017

Anne Sexton

Di Anne potrei solo dire che mi ha aiutato ad affrontare il mio dolore, a viverlo.

Mi ha fatto sentire meno solo nella mia disperazione, nella mia ricerca della morte, dell'amore, delle parole.

Ho trovato in lei un'amica, una spalla, un'amante soffusa, uno sprone, uno specchio.

Tra le mani ho tenuto per giorni e giorni e giorni le sue poesie.

Fra le pagine dei miei libri, inserisco sempre un passaggio in suo onore e lo faro' sempre.




"La zavorra dell'eterno" (Crocetti Editore, traduzione e cura di CristinaGamberi) raccoglie alcune delle sue poesie piu' significative e celebri.

Potrei trascriverne tantissime ma scelgo di trascrivere "Wanting to Die" del 1964.

La mia poesia preferita della Sexton è comunque un'altra.

Ecco la poesia "Voler morire":

"Dato che lo chiedi, molti giorni non li ricordo.
Cammino vestita, immemore di quel viaggio.
Poi quella brama innominabile ritorna.

Con questo, non ho nulla contro la vita.
Conosco bene i fili d'era che menzioni,
i mobili che hai messo sotto il sole.

Ma i suicidi hanno una lingua particolare.
Come falegnami, vogliono sapere gli utensili.
Non si chiedono mai perché si costruisce.

Due volte mi sono dichiarata cosi' semplicemente,
possedendo il nemico, mangiandolo,
rubando la sua arte, la sua magia.

in questo modo, pesante e pensosa,
piu' calda dell'olio o dell'acqua,
ho riposato, con la saliva in bocca.

Non pensai al mio corpo al punto croce.
Persino le cornee e i resti di urina erano spariti.
I suicidi l'hanno già tradito, il corpo.

Nati morti, non sempre muoiono,
ma abbagliati, non scordano una droga cosi' dolce
che farebbe sorridere un bambino.

Buttare tutta quella vita sotto la lingua!...
già questa, di suo, diventa una passione.
La morte è un osso triste; contuso, diresti,

e tuttavia lei mi attende, anno dopo anno,
per risanare cosi' delicatamente una vecchia ferita,
per svuotare il mio respiro dalla sua cattiva prigione.

Là equilibrati, i suicidi alle volte si incontrano,
infuriati contro la frutta, una luna imbottita,
lasciando il pane che avevano scambiato per un bacio,

lasciando la pagina del libro sbadatamente aperta,
un qualcosa di non detto, la cornetta non riagganciata
e l'amore, qualunque cosa fosse, come un'infezione."

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