lunedì 22 maggio 2017

Due righe su "Elegia americana" di J.D.Vance


Non lo so se "Elegia americana" di J. D. Vance (Rizzoli, 2016, traduzione di Roberto Merlini) sia veramente un libro che permetta di comprendere le ragioni della vittoria di Donald Trump e soprattutto di comprendere chi siano gli hillbilly, la white trash, questi uomini e donne appalachiani che vivono in una della zone, o forse nella zona, piu' povere e depresse degli Stati Uniti dove imperano la disoccupazione, la droga, l'alcolismo, la mancanze di prospettive.

Non lo so davvero ma questo libro ha tre pregi:

1) ricordarci che gli Stati Uniti sono una realtà molto complessa e gigantesca che vive anche oltre le metropoli scintillanti, le meravigliose coste che non ho mai visto dal vivo, il surf, i parchi naturali, i ghetti neri, la musica, la letteratura, Hollywood e l'off Hollywood, eccetera, eccetera...
2) Vance racconta la sua durissima vita (una madre tossicodipendente, povertà, padri assenti, ambiente violento) e quella dei suoi cari senza troppi piagnistei (in generale non aspettatevi un progressista o un liberal e bisogna anche ingoiare alcune riflessioni sulle guerre americane e religione che non sono cosi' semplici da accettare), senza vittimismo, tirando bordate tremende (ma sempre con amore) a chi vive/sopravvive di un assistenzialismo sfrenato, a chi non si fa mai carico delle proprie responsabilità e colpe e scarica sempre sugli altri le cause delle proprie difficoltà...ma lo fa sempre riconoscendo di aver goduto, a differenza di molti altri suoi coetanei, quantomeno del privilegio di vivere con una nonna straordinaria capace di offrirgli quell'amore e quell'esempio di una vita alternativa senza cui sarebbe finito pure lui alla deriva.
3) ed è scritto benissimo e sembra un vero e proprio romanzo.

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