sabato 13 maggio 2017

Albedo; "Le cose che abbiamo perso nel fuoco", sull'inutile "Contro la Costituzione"; Renato Cristin


"Le cose che abbiamo perso nel fuoco" di Mariana Enriquez (Marsilio, traduzione di Fabio Cremonesi) è una straordinaria raccolta di racconti. Me li sono letteralmente mangiati. E riletti contemporaneamente. Mi sono visto questi demoni, questi fantasmi, questi bambini, queste tragedie davanti agli occhi. Li ho sentiti nello stomaco, nel cervello. Vivo di incubi tutte le notti da quando son nato e so cosa significa vivere di ossessioni e paure impossibili da far comprendere a chi ti sta intorno. Sono entrato in case di fantasmi insiemi a piccoli amici, sono scappato da mostri, sono morto di paura da un balcone all'altro. Sono tornato da viaggi alcolici e di sostanze con le voci in testa. Vivo di depressione. Di dolore. Muoio ancora oggi di fantasmi.

Questi racconti hanno riportato alla galla due indelebili ricordi:

- la Murella (un muro alto un metro e lungo quattro) e la casa fantasma dietro quel cancello che riempiva i sogni di noi bambini del cortile...
- Fanny, una straordinaria ragazza argentina che frequentai per qualche tempo anni e anni fa. Ho ricordato le sue lentiggini, la sua fessura fra i denti, il suo talento artistico, il suo appartamento su un viale lecchese, i suoi capezzoli, la mia incapacità di scoparla come voleva, i suoi capelli neri come notte, il suo essere un demone e anche dopo tutto cio' che è accaduto non posso smettere di volerle bene.

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Ok, anche io ce l'ho con la Costituzione, non ne posso piu' dei suoi difensori ma anche con la stragrande maggioranza di quelli che l'attaccano non ho nulla a che spartire. Per dire, durante e dopo aver letto "Contro la Costituzione" ho sbadigliato parecchio. Anche a me interessano il Corporativismo anche se a me il lavoro fa veramente schifo, Costanzo Preve, De Benoist, Proudhon, avrei votato il Front National alle ultime elezioni francese eccetera, eccetera ma ecco durante la lettura ho sbadigliato ritrovando le solite storielle che girano in certi ambiente, le solite prese di posizione di un certo tipo di mondo che s'incrocia anche al mio, le solite critiche che mi evaporano davanti. Tutto fumoso, tutto noioso, tutto di quello snob fintamente rivoluzionario (con tanto di piglio stilistico che si autoconsola) che poi mi son chiesto "Mi stai commentando la Costituzione rompendomi i coglioni offrendomi una versione pesantissima della vita?". Ecco, certe volte sta gente che si ritiene chissà quale moralizzatore/rivoluzionario/critico che parla di 6 ore di lavoro e di tempo libero mi rompe cosi' tanto i coglioni che mi viene voglie di lavorare 16 ore al giorno, fiondarmi nel primo outlet e farmi impiantare un utero nella spalla e mi viene voglia di mettere su un disco tipo questo e vaffanculo davvero la Costituzione, chi la difende, chi la critica, i costituzionalisti, i padri costituenti, chi la vorrebbe modificare...che noia esistenziale...che poi, se quelli che elogiano Giovanni Papini mi scrivono libri cosi' mediocri e scolastici e da primi della classe del circolino io preferisco giocare al Casino' e bere insieme alla prima entreneuse che mi abborda.....

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Dopo aver letto la recensione di Francesco Borgonovo ieri su LaVerità: Ho una gran voglia di leggere "I padroni del caos" di Renato Cristin (Librerilibri).

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Quando un disco lo ascolto per tanto tempo allora vuol dire che è entrato a far parte della mia vita.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. ....molto bello. un gruppo di cui purtroppo si parla troppo poco.

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