domenica 28 maggio 2017

Candore, porno, voucher, Macron, Giro d'Italia, i numeri chiusi alla Statale, Mercury Rev

- I numeri chiusi all'Università mi fanno schifo, qualunque motivo ne sia alla base.
Ma anche la Statale di Milano mi fa schifo.
Forse perché è stato un ospedale e se ne senta ancora la puzza di morte o forse perché la Statale mi fa piu' schifo di un obitorio.
Ancora oggi, a distanza di anni dall'ultima volta che ci ho messo piede, sogno con gioia un bombardamento a tappeto sulla Ca' Granda che la rada al suolo senza possibilità di essere ricostruita.
Poi vabbé arriverà Franceschini con uno stuolo di eccellenze e telecamere al seguito a ricostruirlo a mattoncino dopo mattoncino.

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Che delusione "Candore" di Mario Desiati (Einaudi). Nessun turbamento, nessun brivido, nessuna scossa di sperma pornografico, nessun sussulto stilistico, nessuna paranoia, nessun viaggio negli abissi. Eppure è un romanzo che (a stare a sentire gli intenditori) avrebbe anche dovuto parlare di me, della mia generazione, dei miei turbamenti, di quel mondo buio che conosco. Peccato davvero perché il romanzo d'esordio di Mario mi era piaciuto davvero tanto e poi invece non sono piu' riuscito a seguirlo. E comunque non ci ho nemmeno trovato quel brivido che mi percorre il cazzo quando incontro Valentina o Christy

- I voucher entrano e rientrano come supposte cerebrali. Che tristezza i referendari sindacali, i piddini, i destri in evoluzione animalista, i grillini che leccano i piedi al vaticano e si preparano a diventare sistema col grande capo di turno, i centristi devoti, i dissidenti ex pd, pisapia e gori, i leghisti che sono i soliti sovranistiliberisti di noantri e antisistema a parole. Che tristezza i politici che hanno paura di un referendum e quelli che li utilizzano a vanvera i referendum e ci marciano sopra come se ci si trovasse al bar. Questa gente dovrebbe studiare il sistema svizzero, che pur con tutti i suoi limiti, permette riflessioni sulla politica, sui sistemi, sulle idee...e lo dico da non votante, da anarchico....ma chiedere qualcosa, un minimo di serietà, a politici e votanti è come pensare che si possa curare l'otite con i baci. Se osservo la politica italiana, se ascolto i discorsi di mio padre, degli amici di sinistra, preferisco dedicarmi alle birre sottocosto. 

- La prima domenica libera in due anni senza fare nulla se non leggere e guardare un bruttissimo Giro d'Italia. Meno male che c'era Domenico Pozzovivo.

- Un articolo interessante sulle recenti elezioni presidenziali francesi: "La lezione di Macron agli antisistema – Nicolas Bonnal".

- Io li ascolto spesso

sabato 27 maggio 2017

A questi turisti, alle nostre famigliole in libera uscita

tutti esultano per l'arrivo dei turisti.
io meno.
questo caldo era l'ideale per andare al lago.
ma.
basta un'occhiata per tornare a casa.
già ho l'angoscia tutti i giorni.
già faccio fatica a uscire di casa se non lavoro.
volevo solo un briciolo di acqua per me e per la mia compagna.
non chiedevo nient'altro per me stesso. per noi due.
e invece tutti questi turisti, questi giovani, queste famiglie.
queste griglie.
questi palloni.
questi cellulari.
questi devoti dell'agonismo/antagonismo anche in acqua affollata.
volevo solo una mezz'ora di quiete.
un tuffo.
uno stare a galla.
non mi piacciono gli assembramenti di persone.
i fine settimana di svago.
invece niente.
scegliero' altri giorni, altri orari.
c'è qualcuno poi che ha pure pensato di trasformare un bellissimo lido che frequentavo in un luogo artistico, con concerti, presentazioni e tutta la merda annessa. insomma la solita riserva per stronzi con i dischi giusti di sottofondo piuttosto che la dance.
in costume, tutti gli esseri umani sono la stessa merda, sentenziava mio zio.
lo so, sono troppo esigente e stronzo e schifosamente misantropo.
mia nonna diceva che le persone esigenti e gli stronzi meritano l'inferno senza possibilità di revisione di un processo che non dovrebbe nemmeno essere istruito.


(Gli Interpol non mi piacciono un granché ma quelle onde...)

venerdì 26 maggio 2017

Piccoli fatti di provincia, Felpa Iemma, Jane Weaver, Mishima, Les Enfants du Paradis

- Il parrucchiere del mio paese è il padre della migliore amica di mia sorella. Mi è sempre stato sul cazzo. Da quando è morta mia madre, mio padre ci passa un sacco di tempo insieme alla nobiltà del paese. Roba che quando metti piedi nel salone ti senti morire. Se penso a questo parrucchiere a me viene in mente questa canzone e alla sua ironica ferocia. In 38 anni solo una volta questo parrucchiere mi ha tagliato i capelli e me ne vergogno.

- Che noia il tempo dei premi letterari. Per fortuna che c'è Felpa Iemma.

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Modern Kosmology di Jane Weaver sembra davvero bel disco.

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Un bell'articolo su Mishima: YUKIO MISHIMA, ‘La Narrazione della Purezza’ – Simōne Gall.

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Che meraviglioso film.
Nel cinema dove lavoro non arriverebbe mai un film del genere.
Non capirebbero nemmeno che si tratta di un film.

giovedì 25 maggio 2017

25 maggio e mia madre

Se fosse viva mia madre oggi avrebbe compiuto 71 anni.
Ma è morta a 68.
A mia madre piaceva tantissimo, come a me, il caldo.
A quest'ora avrebbe già cominciato a pensare al mare.
Non è mai stata in Grecia ma se fosse stata a Matala (parlo di Matala perché conoscendola è il tipico paesino turistico che le sarebbe piaciuto) o a Rodi non so se le sarebbe venuta voglia di tornare a vivere in Brianza.
A mia madre piacevano Sentieri Selvaggi e la ferocia.
Mia madre mi ha fatto soffrire per tutto l'amore che si portava dietro.
Quando all'ospedale le hanno detto che aveva un tumore, l'oncologo mi confido' che era almeno un anno che mia madre era malata. Moribonda. E che mia madre lo metteva in soggezione.
Mia madre ha sempre avuto un grande ascendente sui maschi.
Dopo un'ora che stavano in sua compagnia, mia madre avrebbe potuto disporre di loro come voleva.
Mia sorella si vergogna di avere il suo stesso potere.
Mio padre cerca di esercitarlo con le donne tutti i giorni e non fa che imbarazzarmi.


Ho ascoltato tantissimo questo album durante la malattia di mia madre.
Alcuni dottori e infermiere di fronte al mio aspetto si sono spesso chiesti se fossi un tossico.
Ci andavano vicini.
Oggi al cimitero ho incontrato uno stronzo del cazzo che vive nello stesso palazzo di mia zia.
Volevo stare solo coi miei pensieri e invece questo stronzo che mi fa schifo da quando son nato non ha mai smesso di parlare, della sua povera moglie, del suo cane che piscia ovunque, dei suoi figli, della donna che gli pulisce casa.
Me ne sono dovuto andare per non mettermi a litigare.
Risalito in macchina mio padre mi dice "Sono contento che non ci hai litigato".
Ecco, mia madre ne sarebbe stata poco fiera.
Mia madre se lo sarebbe mangiato quello stronzo.
Poi sarebbe tornata a casa.
Non avrebbe mangiato nulla.
Sarebbe stata intrattabile.
Ma se lo sarebbe mangiato.
Sempre.
E ci avrebbe anche lasciato le penne.
Ecco, anche io stasera sono intrattabile.
Fuori ci sono degli stronzi che da due ore grigliano e grigliano e mi appestano casa con la merda che vogliono mangiare.

La verità mamma è che l'estate, da quando sei morta, ha perso tanti gradi di fascino.
Mi manca quando mi chiedevi "Hai fatto il bagno? Hai nuotato?".
Adesso che sei morta il lago sembra ancora piu' freddo a maggio e io a maggio un tuffo nel lago l'ho fatto tante volte da ragazzino.
Davanti al mare ci vuole molto prima che trovi la forza di tuffarmi.

Mi vergogno di me stesso se penso che sei stata tu a morire prima di me.
C'erano viaggi che t'aspettavano.
Ho pregato fino alla fine che accadesse un miracolo.

martedì 23 maggio 2017

Manchester, Ariana Grande, Jonathan Lethem, Priestess

Non sapevo chi fosse Ariana Grande.
Ma oggi ho incontrato una ragazzina delle medie che vive nel mio palazzo che piangeva, distrutta, in cortile. Una sua fan. Una probabile coetanea dei feriti e dei morti di Manchester. Mi ha spezzato il cuore. 

Si', vivo di prossimità.
E mi sento vicinissimo a Saffie e Georgina e a tutte le altre vittime di questa vigliaccata e ai loro cari che in queste ore si vedono la vita distrutta.
E non me ne faccio un problema a esprimerlo.

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Mica me lo dimentico.

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Oggi avevo giorno libero e non ho fatto altro che leggere tutto il romanzo di Jonathan Lethem e poi guardare il Giro d'Italia. 

E parlare di quanto accaduto a Manchester.

"Anatomia di un giocatore d'azzardo" (La nave di Teseo, traduzione di Andrea Silvestri) entra a far parte del gruppo dei romanzi piu' tristi e lancinanti che ho letto nella mia vita. 
Ne sono uscito dilaniato.
Me lo portero' dietro per un sacco di tempo.

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E intanto sto perdendo il mio posto di lavoro.
E perdere il mio posto di lavoro significa perdere il permesso.
Siamo in vena di ragazze.
Diamoci dentro con Priestess.
Chiudiamo gli occhi, non dimentichiamo.

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Sarà un'estate durissima e feroce.

lunedì 22 maggio 2017

Giocare a nascondino

Da bambino adoravo giocare a nascondino in cortile con tutti gli altri banditi e bandite dei palazzi.
E in questi giorni, che sto per compiere 38 anni, sono i bambini croati che giocano a nascondino e "ce l'hai" a farmi sorridere.
Il figlio della portinaia mentre rientravo mi ha pregato con gli occhi di non svelare il suo nascondiglio.
Ma nascosta nella mia ombra sorrideva una predatrice di 8 anni. 
Come al solito le bambine sono le piu' agguerrite.
Quando in cortile venivo beccato dalle bambine sui loro volti c'era sempre dipinta la ferocia della guerra.





Due righe su "Elegia americana" di J.D.Vance


Non lo so se "Elegia americana" di J. D. Vance (Rizzoli, 2016, traduzione di Roberto Merlini) sia veramente un libro che permetta di comprendere le ragioni della vittoria di Donald Trump e soprattutto di comprendere chi siano gli hillbilly, la white trash, questi uomini e donne appalachiani che vivono in una della zone, o forse nella zona, piu' povere e depresse degli Stati Uniti dove imperano la disoccupazione, la droga, l'alcolismo, la mancanze di prospettive.

Non lo so davvero ma questo libro ha tre pregi:

1) ricordarci che gli Stati Uniti sono una realtà molto complessa e gigantesca che vive anche oltre le metropoli scintillanti, le meravigliose coste che non ho mai visto dal vivo, il surf, i parchi naturali, i ghetti neri, la musica, la letteratura, Hollywood e l'off Hollywood, eccetera, eccetera...
2) Vance racconta la sua durissima vita (una madre tossicodipendente, povertà, padri assenti, ambiente violento) e quella dei suoi cari senza troppi piagnistei (in generale non aspettatevi un progressista o un liberal e bisogna anche ingoiare alcune riflessioni sulle guerre americane e religione che non sono cosi' semplici da accettare), senza vittimismo, tirando bordate tremende (ma sempre con amore) a chi vive/sopravvive di un assistenzialismo sfrenato, a chi non si fa mai carico delle proprie responsabilità e colpe e scarica sempre sugli altri le cause delle proprie difficoltà...ma lo fa sempre riconoscendo di aver goduto, a differenza di molti altri suoi coetanei, quantomeno del privilegio di vivere con una nonna straordinaria capace di offrirgli quell'amore e quell'esempio di una vita alternativa senza cui sarebbe finito pure lui alla deriva.
3) ed è scritto benissimo e sembra un vero e proprio romanzo.

sabato 20 maggio 2017

Lethem, festival, un gruppo che ascolto sempre



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Non mi piacciono i Saloni del Libro, i Book Pride, i Festival della Letteratura, le presentazioni di libri e tutti i vari escamotage artistici/musicali/letterari che sono tanto in voga. 
Mi disgustano e mi annoiano. 
(fra qualche giorno nel cinema dove lavoro ci saranno tre film legati a un film e l'ambiente che si riproduce è come quello dei virus del vaiolo)
Ci sono già i libri. 
Salvo eccezioni fraterne (negli ultimi anni, sono ridotte a 0) preferisco pulire la macchina dei pop-corn che mettere piede in questi luoghi o partecipare a eventi del genere.
Raccogliere la merda dei cani.
Svuotare cestini.
Stare a parlare coi clienti e i colleghi.
Pulire cessi, merda, vomito, sangue mestruale.
Farmi insultare.
E le mansioni che ho elencato sono parte del lavoro che svolgo quotidianamente.

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Quantomeno l'alcool accorcia le giornate.

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E ai concerti ho smesso di andarci secoli fa.
Ma un loro concerto vorrei viverlo.

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Quest'estate sarà un'estate molto dura.

venerdì 19 maggio 2017

Richard Ford; gli stronzi saggi del bar; I Love Your Lifestyle; Vitaliano Trevisan su LaVerità




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Quando torno nel mio paese passo sempre in edicola e poi bevo un caffè. Seduti ai tavolini ci sono i saggi pensionati che frequenta anche mio padre. Ci sono in ogni paese, ogni città. Gente che puntualmente si lamenta dei politici, della pensione bassa, dei sindacati, degli immigrati, della fica scadente, delle tasse, della scuola. Gente che quando lavorava non ha quasi mai fatto uno scontrino, una fattura. Gente che lavorava in nero e con quei soldi si è costruita la casa (villa) ma poi si lamenta dei padroni che non gli hanno mai pagato i contributi, salvo continuare a lavorare per loro anche una volta che sono andati in pensione. Gente che si lamenta dei sindacati ma che grazie ai sindacati ha campato per anni senza mai tornare al lavoro, guadagnandoci magari anche qualche garanzia d'invalidità.

Ultimamente, almeno questi personaggi del mio paese, gravitano fra Lega Nord e Movimento 5 Stelle. 

Ma si offrirebbero volentieri a qualsiasi compratore.

Sono fra le colonne del paese e cosi' i loro figli, le loro mogli, le loro famiglie.

Poi ci sono quelli come mio padre e altri che si fregiano di votare a sinistra, di essere culturalmente e psichicamente messi meglio, che fanno l'elemosina agli immigrati, che leggono Repubblica, che stimano Berlinguer, Pertini, Che Guevara, Renzi, Pannella ma che fanno esattamente gli stessi discorsi e che vivono da stronzi pure loro. 

Tutte le volte che entro in quel bar io guardo fisso il bancone ed evito di parlare.

Nella testa, l'immagine di questa gente che sale su una forca.

È un evento che si ripete ciclicamente da quando sono un bambino.

Sono invecchiati loro e sono invecchiato io.

Abbiamo mantenuto le nostre abitudini.

Le manterremo fino alla fine.

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-qui-

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mercoledì 17 maggio 2017

Ascoltando "Nebbia" dei Gazebo Penguins



Lo sto ascoltando tanto e tanto sin da quando è uscito
E mentre li ascolto, sto scrivendo.
È un disco che mi fa respirare.
La sera, dopo il lavoro, nelle giornate buie.
La nebbia del nord nelle ossa.
Quasi scomparsa da qualche anno.
La nebbia dentro cui sono vissuto.

A latere degli ascolti ho appuntato alcuni pensieri che mi vengono quando ascolto questo album:

BISMANTOVA- Il mio lavoro è una merda, non ho diritti, non ho ferie e malattia pagate, non ho prospettive, tiro a campare ma se lo perdessi sarei finito, anche perché c'è di mezzo un permesso. Non riesco a immaginarmi altrove, visto che non frequento nessuno e ricominciare da capo sarebbe traumatico e il lavoro mi fa schifo in generale. In realtà l'ho detto anche l'altra volta. Quando stavo in un periodo di disoccupazione e le prime settimane di lavoro al cinema praticamente ero così angosciato che non chiudevo occhi e la mia compagna era in pena per me perché pensava che mi sarei buttato giù da un ponte. Quando sono stato sul ponte tibetano ho pensato che di questo lavoro posso fare a meno. Ero su quel ponte e stavo di merda. Soffro di vertigini e sono riuscito a muovermi solo pensando all'andarmene dal cinema. Quando sono rientrato nel bosco, No, ho pensato, no cazzo, senza questo lavoro cosa faccio? Poi oggi sono sul divano e ho letto La peste scarlatta di Jack London. Si può fare a meno degli uomini, ho scritto. Forse no. Non potrei fare a meno di un farmacista scrittore. Ho letto una poesia di Osip Mandel'stam e il finale di questo libro:

 “Trent'anni dopo, mentre lotta per farlo riabilitare si imbatte in quaderni con poesie di Mandel'stam che erano circolate di campo in campo e di cella in cella.
In una cella, alcuni condannati a morte che dovevano conoscere qualche poesia di suo marito avevano scarabocchiato due versi sul muro: 

Esisto veramente
e la morte verrà un giorno?

NEBBIA- Pensavo di averti perso tanti anni fa. Poi ci siamo ritrovati a Urbino per un festival. Non abbiamo partecipato al festival ma abbiamo solo scopato e parlato e bevuto un sacco. C'era stato un attimo che eravamo seduti a un bar vicino a Palazzo Ducale e mi era venita voglia di scappare via. Avevo paura di rovinare ancora tutto. Poi abbiamo ordinato un Martini dietro l'altro e il cameriere ci sorrideva a ogni ordinazione. Ho fatto fuori metà della liquidazione in quei tre giorni. 
C'è stato quell'attimo in cui tu mi hai preso per mano e mi hai chiesto: "Perchè  sei venuto a cercarmi?” E io ti ho raccontato, quasi, tutto. Due giorni dopo eravamo su una panchina a Pesaro. Tu stavi per tornare nel villaggio turistico in Puglia dove stavi facendo la stagione, io invece alla mia depressione nel buco del culo del Nord. Ti ho detto: “Cercami quando finisce la stagione”. 
E siamo ancora qui. 
Io e te.
Noi due.
Con tutta la scorta di dolore che ci portiamo appresso. 

FEBBRE- Vorrei smettere di voltarmi e pensare a tutte le occasioni che ho perso con te, madre mia. Vorrei guardarti negli occhi e cercare di raccontarti chi sono e di tutto quel dolore che non mi lascia mai respirare. Una volta alla settimana torno dalla Svizzera e ti guardo su una lapide e chiudo gli occhi e ti racconto dei miei sogni. Tocco i fiori che ti lascia mio padre. Ti parlo di quello che verrà. Ti parlo di “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara e di un gruppo che non smetto di ascoltare, i Crash of Rhinos. La gente mi prende per matto quando mi vede parlarti. Ma non bevo, quando so che devo guidare, non bevo, non preoccuparti. È una delle poche regole che uno come me riesce a rispettare. Sai, ti parlerei di come sono finalmente riuscito ad accettare che i pinguini non siano alti due metri. Vorrei rivedere il tuo sorriso quando non ci credevo che i pinguini fossero così bassi. Non era facile vederti sorridere. Vorrei chiudere gli occhi e rivedere i tuoi occhi di colori diversi mentre sorridi. Verde e marrone. Cosa ci ha sempre diviso madre mia? È come se la tua morte mi abbia aiutato ad amarti.

SOFFRIRE NON È UTILE- Tutto questo dolore. Tutti questi tentativi andati a vuoto. Queste giornate che girano a vuoto. Tutto questo vuoto che mi ritrovo fra le mani. Che forse star male davvero mi conviene così almeno mi toglie la voglia di farla finita e non devo più stare a frequentare dottori, amici, consulenti, parenti? Che poi tutto questo alcool che bevo mi fa stare anche peggio ma mi permette di aprire le finestre e guardare verso le montagne, di parlare, di scrivere, di leggere, di preparare un piatto di pasta per chi vive con me. Mi permette, il dolore, di alzarmi la mattina. Di accettare di far parte di questa inutile vita. Se fossi coerente con me stesso non berrei e mi farei fuori, oppure mollerei tutto e comincerei a camminare in cerca del fantasma di Achab. Quando il dolore ti dà la forza di alzarti allora sai forse di non avere più speranza. 

SCOMPARIRE- Sono sparito dalla vita di quegli amici che mi hanno dato tutto. Vivo nell'ossessione di ritrovarli senza farli vergognare di quello che sono diventato. Non si sparisce mai. E di questo fatto mi sono sempre rammaricato. La memoria sta nell'ordine del mondo. Non si dimentica mai nulla. Ci sono giorni che mi sento osservato anche dagli alberi. E ascolto Bleach. Le conseguenze dei gesti si protraggono nelle pozzanghere dopo i temporali. Nelle piante che si riaggiustano nei vasi. Scivolano nel sottosuolo le gocce d'acqua. Corrodono le tubature. Marciscono i fiori. E intanto si cerca di sparire. Lo faccio sempre. Da un cortile all'altro. Da un ascensore a una cassa del supermercato.

FUORI PORTA- La liberazione chi vissi quando mi diplomai e lasciai il Collegio o come quando dopo meno di quattro mesi, finalmente, mollai nel 1999 quel luogo di assoluta merda che è la Statale di Milano per non riapprodare mai più in un'Università. Quando ci passo vicino vorrei un congegno per farla saltare in aria per quanto mi ha tolto le ultime energie in mio possesso. Per avermi annientato. Per avermi fatto sentire un povero stronzo. Non li capisco gli studenti che difendono gli istituti di pena scolastici. La scuola è stata sempre un campo di concentramento per me. 

PORTA- A mia sorella regalarono da piccola un mappamondo che s'illuminava. Mio nonno mi chiedeva: “Dove vorresti abitare?” mentre lo faceva girare e girare e fumava una sigaretta. Lui era un truffatore perché il suo dito finiva sempre su Albania. Durazzo, la spiaggia di Durazzo. Io volevo solo che il mappamondo non fosse illuminato. Quando lo vedevo spegnersi mi veniva voglia di applaudire. Preferisco le cartine appese ai muri. Allora lì si che vedo il mondo o l'idea di mondo che più mi sento vicina. Come una coperta da avvolgermi addosso. Una carezza di oceani e Moby Dick, di Congo e Cornovaglia.

ATLANTIDE– All'Atlantide una sera fui consolato da una queer girl. Ero sbronzo ma lucido e lei sbronzissima e lucidissima. Attaccò bottone e parlammo e parlammo di libri, matrilinearità, famiglia, stelle, lacci delle scarpe, sassi. C'ero stato per caso all'Atlantide per un concerto. Mi offrì una birra perchè avevo la gola secca. Io ne avevo tre nello zaino. Ne bevemmo molte di più. Non ricordo il suo nome ma non credo si sia mai presentata. Aveva delle mani bellissime con delle unghie rosse e tutte mangiate e addosso una maglietta delle Bikini Kill strappata che le si vedeva il reggiseno giallo. Mai visto un reggiseno giallo o forse ero ubriaco. Mi sentii a casa. Mi accompagnò fino alla stazione raccontandomi di tutti i posti occupati a Bologna. Mi abbracciò forte quando ci salutammo. Ad oggi mi chiedo se lei fosse una ragazza o un ragazzo ma aveva dei lineamenti del viso pazzeschi. Tipo una lince.  

PIOGGIA– Dal secondo minuto in poi io impazzisco. Non ci sarebbo da dire. Un pezzo bellissimo. A tutto volume. Che poi su un pullman mi sono messo a piangere mentre lo ascoltavo e questo fa solo bene perché dicono che non piango mai. Due posti più in là una tossica che vedo spesso e con delle gambe fra le più belle che io abbia mai visto. Lei mi sorride. Si alza e viene a chiedermi se ho qualche soldo. Come al solito glieli dò. È rimasta lì e ci siamo fatti due chiacchiere. Tanto traffico e il bus procede lentissimo. Lei mi dice che puzzo di pop-corn. Io che le rispondo che profuma di lavanda. Lei mi sorride e mi fa “C'è roba buona in giro sai”. Mi ha stretto la mano e sono sceso due fermate prima del suo appuntamento. Aveva il viso triste quando l'ho lasciata sola su quell'autobus.

Da "In presenza di Schopenahuer" di Michel Houellebecq (La nave di Teseo)



"Si è spesso accostato Schopenahuer a Baltasar Gracian, o ai moralisti francesi, e lui stesso, a volte, ha assecondato tale accostamento. In realtà, molti dei suoi brani migliori fanno piu' pensare a un commentario dell'Ecclesiaste. "Ogni cosa è in travaglio, piu' di quanto l'uomo possa dire." A portare il segno del nulla non è soltanto, né soprattutto, l'attività dell'uomo: la natura, l'intera natura è uno sforzo illimitato, senza tregua né scopo; "tutto è vanità e rincorsa del vento". Chissà quanto Schopenhauer avrebbe trovato insufficienti i concetti di assurdo nati nel XX secolo, lui che vedeva l'esempio piu' eloquente di tale assurdità nel lavoro incessante della gravità. In realtà, l'assurdità del destino dell'uomo non risulta particolarmente scioccante finché non si attribuisce a priori un valore trascendente all'esistenza umana; ossia se ci si pone in una prospettiva cristiana o, a rigore, politica; non c'è niente di piu' distante dal pensiero del filosofo tedesco.
Se è il mondo nel suo insieme a essere inaccettabile, nulla vieta comunque di provare  un disprezzo specifico per la vita. Non per la "vita umana"; per la vita. La vita animale non è solo assurda, è atroce. "Che cosa abominevole questa natura di cui facciamo parte!" esclama Schopenhauer sulla scorta di Aristotele. Il brano seguente, con la sua immensa frase finale, profonda, profonda come l'abisso, maestosa di desolazione e dolore, è uno di quelli in grado di provocare una siderazione, una presa di coscienza definitiva, come una cristallizzazione fulminante dei vari sentimenti depositati dall'esperienza della vita; difficile immaginare che qualcuno, in un qualsiasi momento della storia, possa aggiungervi una sola parola. Tengo a dedicarla in particolar modo agli ambientalisti.

È tuttavia nella vita degli animali, semplice e facile da comprendere nello sguardo, che si colgono piu' facilmente la vanità e il nulla degli sforzi dell'intero fenomeno. La varietà delle organizzazioni, la perfezione dei mezzi con cui ciascuna è adattata al proprio ambiente e alla propria preda, qui contrastano chiaramente con l'assenza di qualsiasi finalità sostenibile; in luogo di tale finalità, un istante di piacere, fugace e condizionato dal bisogno, sofferenze numerose e prolungata, una lotta incessante, bellum omnium, ciascuno al contempo cacciatore e preda, oppressione, privazione, miseria e paura, grida e urla, ecco cosa ci si presenta; e continuerà cosi' in secula seculorum, finché la crosta del pianeta non tornerà a esplodere. Junghun racconta di aver visto a Java un terreno ricoperto d'ossa che si estendeva a perdita d'occhio, e che dapprima gli era parso un campo di battaglia: in realtà si trattava di scheletri di grosse tartarughe, lunghe cinque piedi, larghe tre e alte altrettanto, le quali, uscendo dal mare, fanno quel percorso per deporre le uova, e vengono assalite da cani selvatici (Cani rutilans) che uniscono le proprie forze per rovesciarle sul dorso, strappano la parte inferiore del carapace e le piccole scaglie sul ventre, e cosi' le divorano ancora vive. Ma spesso avviene che una tigre si lanci sui cani. Questa devastazione si ripete migliaia e migliaia di volte, anno dopo anno; è con tale fine che sono nate quelle tartarughe. Per quale colpa devono sopportare un simile supplizio? Perché queste scene atroci? A cio' non v'è che una sola risposta: cosi' si oggettiva il voler vivere.* (Schopenhauer, Supplementi a "Il mondo come volontà e rappresentazione", capitolo 28)

(pp. 50-52)

martedì 16 maggio 2017

I giornalisti in tv, abitudini che si modificano, Manuppelli/Dubus Mono No Aware, Jean Raspail - Il Campo dei Santi, Syd Barrett

- Sto pulendo casa e accendo verso mezzogiorno la tv. Incappo in un programma de LA7. Come ospiti un giornalista del quotidiano piu' schifoso d'Italia (Il Fatto Quotidiano), un imbarazzante esponente dell'imbarazzante PD, un giornalista di pseudo sinistra riciclatosi in politica, un altro giornalista riciclatosi in politica con Silvio, un saggista/giornalista statunitense, un altro giornalista/conduttore che suona la chitarra, una conduttrice che parla di mammine e famiglia e sto cazzo e piace tantissimo a mio padre. Ecco. Guardo fuori dalla finestra e mi sento di preferire e rispettare di piu' i piccioni che mi cagano sul davanzale tutti i giorni che questa gente.

- Gli assidui frequentatori di intercettazioni, qualunque veste essi indossino (ufficiale/giudiziaria/poliziesca, giornalistica, da tribunale del popolo), mi fanno orrore.

- Ci sono abitudini che si modificano. Altre no. Quando vengo a sapere che una donna a me molto cara è di nuovo sotto di brutto con le droghe pesanti perdo la voglia anche di leggere.
Questa canzone, ironia della sorte, non ha smesso di piacerle.

- Andre Dubus è uno dei miei maestri.
Ma dovrei anche aggiungere che la voce che gli trova Nicola Manuppelli è una delle mie maestre.




In questi giorni se ne sta parlando per una presentazione in un posto ritenuto non opportuno, eccetera, eccetera. Sarà (??) un romanzo per nazisti, fascisti, cattivoni, eccetera, eccetera ma per il sottoscritto "Il Campo dei Santi" di Jean Raspail è un romanzo profezia da leggere assolutamente. Devo trovare assolutamente il modo per scriverne. Non è semplice. 


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da "La sabbia delle urne" di Paul Celan (Einaudi)


Alcune poesie tratte da "La sabbia delle urne" di Paul Celan (Einaudi, a cura di Dario Borso):

"Il solitario"

Più che il colombo e il gelso
ama me l'autunno. E mi regala il velo.
"Prendilo per sognare", ricama al bordo.
E "Dio è pur vicino quanto l'avvoltoio".

Ma raccolsi anche un altro fazzoletto:
più grezzo di questo e senza ricami.
Se lo tocchi, cade neve sul rovo.
Se lo agiti, senti l'aquila gridare.  (pag. 31)

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"All'ultima porta"

Autunno ho filato nel cuore del dio,
una lacrima ho pianto accanto all'occhio suo...
Com'era la tua bocca, turpe, è iniziata la notte.
A capo del tuo letto, tetro, il mondo è impietrito.

Cominciano a giungere con le brocche?
Come sparso il fogliame, è sperperato il vino.
Ti manca il cielo col migrare degli uccelli?
Fa' che la pietra sia la nube, io la gru.  (pag. 37)

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LA MANO COLMA D'ORE, cosi' venisti a me, io dissi:
            la tua chioma non è bruna.
Cosi' la sollevasti lieve sulla bilancia del dolore, ed era
            più pesante di me...
Vengono a te su navi e la stivano, la espongono
            nei mercati del piacere;
mi sorridi dal fondo, ti piango dal piatto
            che rimane leggero.
Piango: la tua chioma non è bruna, offrono l'acqua
            del mare e dài loro riccioli...
Sussurri: riempiono già il mondo di me, e per te resto
             una forra nel cuore.
Parli: indossa la fronda degli anni, è tempo che venga tu
             e mi baci...
La fronda degli anni è bruna, la tua chioma non lo è. (pag. 53)


domenica 14 maggio 2017

In presenza di Schopenhauer - Michel Houellebecq


La sola ragione per cui domani uscendo dal lavoro non tornero' subito a casa.
Andare in centro e comprare questo libro, sempre che sia già arrivato qui in Svizzera.
Poi due giorni liberi da trascorrere in casa, salvo piccole uscite per sbrigare alcune commissioni obbligatorie.
Lontano da tutto e tutti.


sabato 13 maggio 2017

Albedo; "Le cose che abbiamo perso nel fuoco", sull'inutile "Contro la Costituzione"; Renato Cristin


"Le cose che abbiamo perso nel fuoco" di Mariana Enriquez (Marsilio, traduzione di Fabio Cremonesi) è una straordinaria raccolta di racconti. Me li sono letteralmente mangiati. E riletti contemporaneamente. Mi sono visto questi demoni, questi fantasmi, questi bambini, queste tragedie davanti agli occhi. Li ho sentiti nello stomaco, nel cervello. Vivo di incubi tutte le notti da quando son nato e so cosa significa vivere di ossessioni e paure impossibili da far comprendere a chi ti sta intorno. Sono entrato in case di fantasmi insiemi a piccoli amici, sono scappato da mostri, sono morto di paura da un balcone all'altro. Sono tornato da viaggi alcolici e di sostanze con le voci in testa. Vivo di depressione. Di dolore. Muoio ancora oggi di fantasmi.

Questi racconti hanno riportato alla galla due indelebili ricordi:

- la Murella (un muro alto un metro e lungo quattro) e la casa fantasma dietro quel cancello che riempiva i sogni di noi bambini del cortile...
- Fanny, una straordinaria ragazza argentina che frequentai per qualche tempo anni e anni fa. Ho ricordato le sue lentiggini, la sua fessura fra i denti, il suo talento artistico, il suo appartamento su un viale lecchese, i suoi capezzoli, la mia incapacità di scoparla come voleva, i suoi capelli neri come notte, il suo essere un demone e anche dopo tutto cio' che è accaduto non posso smettere di volerle bene.

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Ok, anche io ce l'ho con la Costituzione, non ne posso piu' dei suoi difensori ma anche con la stragrande maggioranza di quelli che l'attaccano non ho nulla a che spartire. Per dire, durante e dopo aver letto "Contro la Costituzione" ho sbadigliato parecchio. Anche a me interessano il Corporativismo anche se a me il lavoro fa veramente schifo, Costanzo Preve, De Benoist, Proudhon, avrei votato il Front National alle ultime elezioni francese eccetera, eccetera ma ecco durante la lettura ho sbadigliato ritrovando le solite storielle che girano in certi ambiente, le solite prese di posizione di un certo tipo di mondo che s'incrocia anche al mio, le solite critiche che mi evaporano davanti. Tutto fumoso, tutto noioso, tutto di quello snob fintamente rivoluzionario (con tanto di piglio stilistico che si autoconsola) che poi mi son chiesto "Mi stai commentando la Costituzione rompendomi i coglioni offrendomi una versione pesantissima della vita?". Ecco, certe volte sta gente che si ritiene chissà quale moralizzatore/rivoluzionario/critico che parla di 6 ore di lavoro e di tempo libero mi rompe cosi' tanto i coglioni che mi viene voglie di lavorare 16 ore al giorno, fiondarmi nel primo outlet e farmi impiantare un utero nella spalla e mi viene voglia di mettere su un disco tipo questo e vaffanculo davvero la Costituzione, chi la difende, chi la critica, i costituzionalisti, i padri costituenti, chi la vorrebbe modificare...che noia esistenziale...che poi, se quelli che elogiano Giovanni Papini mi scrivono libri cosi' mediocri e scolastici e da primi della classe del circolino io preferisco giocare al Casino' e bere insieme alla prima entreneuse che mi abborda.....

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Dopo aver letto la recensione di Francesco Borgonovo ieri su LaVerità: Ho una gran voglia di leggere "I padroni del caos" di Renato Cristin (Librerilibri).

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Quando un disco lo ascolto per tanto tempo allora vuol dire che è entrato a far parte della mia vita.

venerdì 12 maggio 2017

La figlia di chi è cresciuta nel mio stesso cortile

Oggi al cimitero ho visto per la prima volta Giulia. La figlia di Raffaella.
Lei e la sua famiglia hanno vissuto per anni nel mio stesso palazzo.
Nell'appartamento sotto a quello dove sono cresciuto. Raffaella ha la stessa età di mia sorella.
Ha sposato un altro ragazzo della loro età cresciuto nell'altra colonna del mio palazzo.
Giulia, 9 mesi, ha lo stesso viso di sua madre.
Giulia, tu e tua nonna, mi avete visto piangere davanti alla lapide di mia madre.
Mi dispiace averti offerto questo spettacolo miserabile.
Hai il musetto di tua madre.
Ma spero tu sia diversa da tua madre e da tua nonna che tante sofferenze mi hanno provocato.
Perdonami.


Mio padre nei cinque minuti che l'ho visto prima di andare al cimitero mi ha detto che i miei ex compagni di classe delle elementari hanno organizzato una pizzata a giugno. 
Sorrideva provocatorio e spocchioso come a dirmi "Vedi, loro sono persone per bene e invece tu...".
Ho scosso la testa mandando a fanculo lui e tutto il resto.
Ho guidato fino a Lugano col desiderio di uscire di strada e sbattermi contro un muro e farla finita per sempre.
Vedi mamma, gli stronzi restano stronzi per tutta la vita.
Se per qualcuno non è cosi', non me ne frega un cazzo.



Quando fra un po' mi faranno gli esami del sangue ci sarà da divertirsi.

mercoledì 10 maggio 2017

Altra delusione di lettura



Ci sono libri che leggo solo perché nei lanci si fa riferimento ad autori che apprezzo. Solitamente ne esco deluso. Questo romanzo l'ho letto perché si citava "Lo straniero" di Camus che amo da quasi vent'anni. E ne sono uscito molto deluso. Mi sono piaciute solo le ultime pagine. Tutto il resto l'ho digerito a fatica. È quel tipo di romanzo che non mi comunica nulla, se non tanta noia, vuoto, trame mal sviluppate, intrecci deboli, riflessioni di poco interesse e la sensazione di aver sprecato del tempo. Di Camus in questo libro non ci ho trovato nemmeno il fantasma.

martedì 9 maggio 2017

Cose vomitevoli; un libro che aspettavo; Town Van Zandt

Ci sono cose vomitevoli, proprio insopportabili per me, tipo:

- Obama in visita in Italia e il codazzo dei suoi sostenitori, di chi paga tutti quei soldi per poterlo vedere e ascoltare una valanga di banalità.
- Questa roba. Alla faccia del punk (e qualche vero punk l'ho conosciuto davvero), delle critiche alla modernità. Forse il signor Lindo e il signor Bianconi dovrebbero informarsi su come si lavora nei centri logistici della Gucci prima di farci i loro sermoni....Ma soprattutto che tristezza e lo scrivo da uno che ascolta i loro pezzi....
- La fila di quelli che leccano i piedi a Macron, alle liberalizzazioni, al futuro moderno, a tutta sta merda che ci rovina la vita. 
- Manifesti tipo questo in appoggio a Macron. Roba da farmi star male.
- Le liste di proscrizione da parte della gente miggggggllllliooooore come è successo a Marcello Veneziani: "Io, censurato a mia insaputa, sono stanco di indignarmi"

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"Elegia americana" è un libro che aspettavo da qualche tempo. Ne hanno scritto qui.

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lunedì 8 maggio 2017

Le mie ferie, un romanzo deludente, sulle elezioni francesi di ieri/Jean Raspail, mio padre

- Entro la fine di maggio mi tocca far sapere in direzione quando andro' in vacanza.
Ho diritto a quattro settimane.
Quattro settimane che sono obbligatoriamente da consumare in estate.
Ovviamente quattro settimane non pagate.



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"La casa delle parole" di Cécile Coulon (Keller, traduzione dal francese di Tatiana Moroni) naufraga ben presto sotto il peso, tutto ideologico e noioso, di un'idea  invero molto interessante: i libri e la lettura che diventano sistema di controllo di massa in un mondo di un futuro nemmeno troppo lontano. Idea interessante ma sviluppata in maniera scialba, personaggi piatti, nessun brivido, nessuna pagina memorabile. Ci sono dei libri che dimentico di leggere e forse un motivo c'era se non li leggevo anche dopo averli acquistati. Piuttosto che questo romanzo cercate questo di Walter Tevis, che è un vero capolavoro. Io detesto le letture pubbliche, gli scrittori o gli interpreti che leggono in pubblico. Li salvo solo in casi rarissimi.

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Che tristezza gli inchini a Macron.
Davvero.
Quale Europa salvata?
Quale futuro?

Un commento a latere qui.

Personalmente credo che in futuro tutto sia nelle mani e possibilità di Marion, spero sappia compiere le scelte giuste e non ripetere gli errori compiuti nell'ultima campagna, soprattutto alcune debolezze del programma:



E inoltre da qui:



"Ora che il nuovo presidente francese è stato eletto, la mossa più opportuna da fare è prepararci una bella camomilla e andare a leggere gli ultimi capitoli de 'Il Campo dei Santi'.
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Mio padre ha la capacità di rovinare tutte le giornate positive che ho.
Seppur riconoscendogli tutte le attenuanti, mi fa un male cane da troppi anni e sono stanco ma davvero stanco che tutto cio' accada.

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sabato 6 maggio 2017

Da "Mi sono iscritto nel registro degli indagati" di Maurizio Milani (Rizzoli) + Bukowski


Quando leggo Maurizio Milani io ci trovo lo spirito del miglior Giovanni Guareschi.


“Ho iniziato a essere buttato fuori dalle osterie all'età di otto anni, anzi no. Verso i 14. Vuoi perché m'innamoravo della figlia del barista, vuoi perché m'innamoravo della parrucchiera di 50 anni che veniva lì a bere il vino, vuoi perché intanto che un muratore era in bagno e lasciava sul banco il suo bicchiere di vino io glielo bevevo. Vuoi perché quando la barista era nello sgabuzzino le sfilavo dal banco il bottiglione di vino rosso e lo bevevo senza rispetto. Poi prendevo coraggio  e volevo fidanzarmi con la vigilessa che dava le multe sulla via. Insomma a oggi sono stato buttato fuori da 1500 osterie.” (pag. 21)

“Alle 5,30 del mattino tre uomini in attesa di essere caricati sui pullmini dei “caporali” per essere smistati nei vari cantieri edilizi della Lombardia si ritrovano al bar. Sul pullmino poi c'è l'estrazione su chi di noi manovali quel giorno sarà in regola con i bollini Inps. Se capita a me di solito cedo il privilegio a chi mi paga un calicione di vinaccio bianco.” (pp. 21-22)

“Vado al bar, il mio barista mi dice: “È arrivata un'impiegata nuova della Banca Popolare, è bellissima”. Già sto male senza averla vista. Alle 10,30 viene al bar a bere il caffé, la vedo, mi tengo in piedi per caso poi svengo. Appena rinvenuto corro fuori dal bar, vado all'immobiliare più vicina, vendo la casa, mi licenzio e vado ad abitare a Enna senza averlo deciso prima. Ragazzi, ci tengo alla vita. Non voglio morire per lei. Premetto che non c'era stato nemmeno un ciao tra di noi... Forse sono stato troppo precipitoso. Ma il pensiero di farle la corte, non dormire la notte, magari usciva una sera con me, magari mi baciava per tre anni, poi tutto d'un colpo mi lasciava. Perché è questo che sarebbe successo. Meglio tagliare tutto prima. P.S. Spero che nel bar di Enna non mi entri una donna sul più bello.” (pag. 41)

“Nelle sagre di paese dove c'è la cuccagna ormai non mettono più giù il palo in legno. Mettono il palo eolico. Gli mettono su il grasso per renderlo scivoloso. Ho visto in questi anni tanti pali eolici ma senza eliche. Esse risultano fatturate. Vengono vendute a parte.” (pag. 58)

“Le api si sono estinte: per questo purtroppo non si può più far niente. Adesso non facciamo estinguere le rondini. Si è presa una brutta abitudine, quella di vendere in edicola a fascicoli i richiami in legno per rondini e altri animali. Sai, papà con bambino non sanno cosa fare, si mettono sul balcone e fischiano. Richiami sul balcone la rondine che stava passando, le fai piantare lì il viaggio. Cosa la chiami a fare? Le fai uno scherzo, poi dopo 50 metri altro balcone. La mandi in confusione poi il prossimo anno non vengono più. Perché non compri il richiamo dei lupi? Quello no perché rischi, la rondine invece è buona, la puoi prendere in giro.” (pag. 64)

“Ho lavorato per 15 anni per Greenpeace e sono rimasto un po' deluso perché non mi hanno versato i bollini Inps per la pensione. Sai, sono andato a fare una verifica, dovrei avere 35 anni di bollini perché ho iniziato a lavorare a 15 anni. Per Greenpeace ho assaltato baleniere a Rimini: noi sul gommone loro da sopra ci sparavano con gli idranti, mi sono rotto il polso. Il mio capo squadra di Greenpeace per non andare in infortunio mi dice: “Facciamo risultare che ti sei fatto male nell'andare in bicicletta fuori del lavoro”. Abbiamo assalto piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico, tantti attivisti lo facevano non per convinzione ma per vantarsi al bar ed entrare al Grande Fratello. Insomma, risultano coperti solo otto mesi: quelli che ho lavorato al McDonald's messo in regola. Cosa facevo? Facevo andare carne di balena sulla griglia.” (pag. 88)

“L'uomo preistorico ha iniziato a scrivere lettere d'amore all'età di 15 anni. La donna preistorica invece meno. L'uomo (sempre preistorico) ha smesso a 16 anni. Non le ha mai più scritte. Tranne una breve parentesi prima di morire a 21 anni. Le lettere sono due. Sono conservate nell'archivio della famiglia titolare del marchio Sony. Per me sono false. Comunque c'è gente che va a vederle lo stesso.” (pp. 101-102)

“All'età di 35 anni andai a vivere con i nonni. Dopo alcuni mesi ho iniziato a vestirmi come l'antico progenitore. Attualmente ho 46 anni, vivo ancora con i nonni. In più sono diventato nonno anch'io. Almeno così mi ha fatto credere la mia antichissima morosa. La notizia è giunta ieri. Per me non cambia niente. Spesa, affitto, luce, telefono eccetera. Si interessano i miei nonni. Un domani ci penserò.” (pag. 125)

“Sono stato portato al manicomio in tenerissima età, per sbaglio. Avevo 11 anni ma ne dimostravo 18. Dopo diversi mesi si sono accorti, ma ormai mi trovavo molto bene. Per cui hanno dovuto insistere per mandarmi via. Chiaramente non ho voluto nessun risarcimento.” (pag. 151)

“Ieri ho conosciuto una donna molto bisognosa. Subito le ho regalato il mio orologio. Lei subito l'ha venduto. Essendo bisognosa l'ha svenduto per poco. Valeva 5000 euro, lei ne ha presi 1000. subito li ha spesi in vestiti. Adesso lei è ancora bisognosa. Io sono precipitato nella fascia di povertà.” (pag. 173)

“A me piace mangiare l'anguria Ogm fuori stagione sui viali di Milano la sera. Mangio tutto a base Ogm, la mia morosa invece tutto a base di biologico: poi abbiamo scoperto che tutte le verdure arrivano da uno stesso campo. A una mettono il cartellino Ogm, a una biologica. Una la trattano, una no. Per me è uguale. A me piace mangiare una bella fetta di anguria Ogm sui viali di Milano alle cinque di mattina. Fuori stagione costa anche 30 euro la fetta, è buona, fa bene, un giornalista mi chiesto: “Ma non temi per la tua saluta, forse tra 20 anni...”. “No, in quanto domani abbiamo un regolamento di conti tra bande per il controllo del territorio, temo di essere ferito lì. L'anguria Ogm non mi fa né caldo né freddo.” (pag. 181)

“Arrivi a Roma Termini, vedi il tuo amico di militare, vai con lui a mangiare alla mensa dei poveri, butti via il computer e telefoni: “Amore basta, divento barbone.” (pag. 245)

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Che poi Milani mi ricorda anche Charles Bukowski per tutto l'alcool, l'amore, la desolazione, le donne, i bar, le stanze, le periferie.


-qui-

Dimanche, choisissez la France !

Mes chers amis,

À la veille de cette élection cruciale pour l'avenir de notre pays, je vous exhorte une nouvelle fois à la confiance et à l'espérance. Tout est possible. Notre pays mérite le meilleur. Il mérite la victoire des patriotes. Il mérite qu'un beau projet de défense du peuple français soit porté par un chef de l'Etat choisi par le peuple afin que le pays soit enfin gouverné pour le peuple. 

Ne vous laissez pas voler l’élection !

Dimanche, je vous le demande avec la plus grande solennité : chacun d'entre vous doit voter et inciter tous ceux qu'il connaît à voter.

Quand on est citoyen d'une démocratie, voter est plus qu'un droit, c'est un devoir essentiel. Face au choix devant lequel la France se trouve, c’est maintenant un devoir vital. Chaque bulletin de vote a un poids immense.

Tous, que vous habitiez une grande ville ou à la campagne, quel que soit votre âge, quelle que soit votre origine, vous êtes tous égaux et tous les bulletins de vote ont la même valeur.

Chacun doit avoir conscience de la mission dont il est investi. Aucune voix patriote ne doit manquer à la seule candidature qui fera gagner la France. Plus que jamais, nous devons être unis pour sauver et protéger notre belle France, notre indépendance et notre civilisation.

Avec moi, je vous invite à choisir la France ! 




giovedì 4 maggio 2017

"Patience" di Daniel Clowes (Bao)


Per sempre.
Superando il dolore, i lutti, i fraintendimenti, le scuse, i segreti, il passato, le ferite, la povertà, il mondo, la morte.

mercoledì 3 maggio 2017

Su "Gli ultimi giorni di Mandel’štam" di Khoury-Ghata Vénus (Guanda)



Ho versato lacrime su lacrime leggendo questo libro
Non c'è altro da aggiungere
Se non: leggete Mandel’štam, Achmatova, Cvetaeva.
E personalmente, da oggi andrò anche alla ricerca dei libri di Khoury-Ghata Vénus.

Comunque che tristezza al pensiero che ci sia ancora qualcuno in giro che rimpianga Stalin e tutti quegli anni.

Trascrivo alcuni parti:

“Cvetaeva raschiò la terra fino al giorno della morte, quando fu ritrovata appesa a una trave del soffitto.
La sua poesia dedicata a Pasternak risale al 1925.

Dis-tanza: verste, miglia...
Ci hanno dis-pero, s-legato
perché ci comportassimo bene: tra-piantati
sulla terra a due estremità
dis-tanza: verste, spazi...
Ci hanno staccato, dislocato,
disgiunto le braccia – crocifissioni,
non sapendo che questo per noi era la 
fusione

[...]

La fastosa dimora moscovita dei suoi genitori era stata trasformata in un appartamento in coabitazione e Cvetaeva si era rifugiata con suo figlio Mur in una stamberga in mezzo alla campagna, lontana da ogni altra casa.  
E là, in quella stamberga di legno dove il vento gridava negli interstizi, si impiccò a una trave del soffitto.
Fine imprevedibile per lei che veniva dall'alta borghesia.
Servita da uno stuolo di domestici nella sontuosa dimora paterna, Cvetaeva faceva parte della gioventù dorata dell'epoca.
Suo marito Sergej Efron e sua figlia deportati in Siberia.
Ogni orizzonte chiuso, senza il minimo barlume di speranza per l'avvenire, la grande poetessa preferì abbandonare la scena con un calcio alla sedia su cui era salita.
Un calcio al mondo che l'aveva abbandonata.
“Sbarazzarsi del superfluo é in sé il primo grido della poesia. Su questa via Cvetaeva è andata più lontano di chiunque altro nella letteratura russa... nella letteratura mondiale”* (* Testimonianza del poeta Iosif Brodskij in Quelqu'un plus tard se souviendra de nous, Gallimard, Paris, 2010) (pp. 60-62)

“Mangiare: l'ultimo pensiero del cittadino sovietico davanti al plotone d'esecuzione, pensa sotto la sua coperta il poeta che rifiuta il cibo e si lascia deperire, imperturbabile.” (pag. 75)

“Era tornato dall'esilio con la testa piena di progetti. Tutto sembrava sorridergli. Avrebbe festeggiato la pubblicazione delle poesie con gli amici e ospitato il padre a casa sua. Le indennità cui aveva diritto avrebbero pagato largamente la dacia con il giardinetto che Nadezda sognava. “Avrai la tua stanza, come mio fratello Sura. Anche la sorella di Nadezda verrà ad abitare con noi. È tempo che la famiglia sia di nuovo riunita sotto lo stesso letto.” La lettera è datata 15 maggio 1938.
Mandel’štam non voleva abbassare le braccia, arrendersi. Voleva continuare a credere in giorni migliori.
Da morto, teneva le braccia tese verso l'alto, dirà a Nadezda un sopravvissuto del campo.
La terra era gelata in quel mese di dicembre e la pelle delle mani rimaneva incollata alle pale. I becchini l'avevano lasciato all'aperto un'intera giornata prima di seppellirlo.
Il vento faceva tremare la sua barba da patriarca. 
Il viso esprimeva una grande serenità.” (pag. 81)

“Mandel’štam vuole del denaro, vuole un permesso di lavoro per guadagnare da vivere per sé e per sua moglie, vuole soprattutto leggere le sue poesie all'Unione degli scrittori, insiste. Torna alla carica. Nadezda, che fa il giro dei suoi lettori fedeli, ne raccoglie un buon numero per la serata.
Quando la lettura pubblica viene accordata, ad ascoltarlo ci sono quattro persone. Uno schiaffo per il poeta, che è stato rifiutato dai compagni e ha finito per assomigliare a un mendicante dopo il ritorno dall'esilio. Un mendicante a forza di frequentare ladri e criminali.
Gli leggeva le sue poesie?
Lo applaudivano?
E lui si credeva su un palcoscenico?
Mandel’štam piange di commozione quando pensa al nerboruto che lo alleggeriva dal trasportare pietre.
Per ringraziarlo, il poeta gli recitava versi della “Pietra”, la sua prima plaquetta.
Esaurita, fu ripubblicata decenni più tardi da un editore straniero nella raccolta intitolata “Tristia e altre poesie”.
I lavori forzati erano incompatibili con il suo cuore malato, Mandel’štam passava le giornate a sognare Mosca.
La città che lo attirava come una calamita.
Mosca che aveva sostituito Dio nei suoi pensieri

La tua immagine straziante, vacillante
non ho potuto coglierla in questa nebbia
Signore ho detto per errore

Dio immenso uccello
è volato via dal mio petto
davanti a me spesse brume
dietro di me una gabbia vuota

Nato ebreo, diventato cristiano per ribellione contro l'ordine costituito, Mandel’štam vagava di caos in caos.”  (pp. 90-92)

“Trent'anni dopo, mentre lotta per farlo riabilitare si imbatte in quaderni con poesie di Mandel’štam che erano circolate di campo in campo e di cella in cella.
In una cella, alcuni condannati a morte che dovevano conoscere qualche poesia di suo marito aveva scarabocchiato due versi sul muro: 

Esisto veramente
e la morte verrà un giorno?

(pag. 125)