lunedì 3 aprile 2017

Un estratto da "L'avvenire dell'intelligenza" di Charles Maurras (OAKS Editrice)


Uscito nel 1905 "L'avvenire dell'intelligenza" di Charles Maurras (OAKS Editrice, traduzione dal francese di Fernando Ritter) è un libro sprezzante di quelli che piacciono a me. Decisamente ancora attuale, pieno di spilli e punture ferocissime.

Un estratto: "Il socialismo":

"Mi si dice che il socialismo aggiusterà ogni cosa. Allorché il minatore diventerà proprietario della miniera, l'uomo di lettere riceverà la proprietà degli strumenti di pubblicità che sono propri della sua industria: egli cesserà d'essere sfruttato dal suo editore; il direttore del suo giornale o il direttore della sua rivista non ingrasseranno più con il frutto delle sue veglie, il prodotto integrale gli sarà versato.
Davanti a questo sogno, mi è permesso d'essere scettico e d'essere inquieto. io sono scettico, se la divisione del lavoro è mantenuta: perché, in tutti i tempi, gli Ordini attivi, quelli che comperano, vendono, retribuiscono e incassano, si sono assai largamente ripagati degli sforzi sostenuti per far valere le fatiche dei poveri Ordini contemplativi; se vi sono degli editori o dei direttori della ciurma socialista, faranno cio' che hanno fatto i loro confratelli di tutti i tempi: con giustizia se sono giusti, ingiustamente nell'altro caso, che non è il meno naturale.
Ma, se mi si annuncia che non vi saranno più né editore né direttori, è la volta che mi sentiro' veramente inquieto: poiché, cosa mi potrà capitare? Che il socialismo mi costringa a diventare il mio proprio editore? Sarei nello stesso tempo scrittore, direttore di giornale, direttore di rivista, e, dèi del cielo! mastro-tipografo? Io onoro queste professioni. Ma non mi riconosco né attitudine, né talento, né gusto, e ringrazio le persone, che vogliono ben occupare il mio posto in queste funzioni e farsene i miei intendenti, per il felice sgravio che la loro attività si degna procurarmi; la sola che domando loro, quando i contratti siano firmati e i conti regolati, è di fare le loro faccende per il meglio, per immischiarsi il meno possibile nelle mie, essendo affar mio condurre a buon fine il mio pensiero o le mie fantasticherie.
Questi signori non farebbero nulla senza di noi, certamente! Ma che faremmo noi senza di loro? La storia intera mostra che, salvo eccezioni tanto meravigliose quanto rare, le due classi, le due nature d'individui sono nettamente separate e irriducibili, l'una all'altra. Non le mischiamo. Un vero scrittore, dotato per fare la propria fortuna, sarà sempre ben distanziato da un buon tipografo o da un buon mercante di carte, egualmente dotati per lo stesso destino. Il regime socialista non puo' cambiare gran che a questa legge di natura; in essa non esistono quantità fissate che possano variare a seconda delle condizioni economiche e politiche, ma un rapporto psicologico che si mantiene quando le quantità si spostano.
Cosa sperano i socialisti dal loro sistema? Un po' più di giustizia, un po' più d'eguaglianza? Anch'io lo voglio. Ma, che la giustizia e l'eguaglianza abbondino o si riducano nella vita di uno Stato, il commerciante rimane commerciante, il poeta, poeta: per poco che questi si astragga nel suo sogno, perde un po' del tempo che l'altro non trascura d'utilizzare per correre dietro all'oro, che essi cercano insieme. L'oro socialista rimane dunque nelle dita del commerciante socialista, per cui il poeta socialista rimane senza un soldo.
Ma occorre lasciare la congettura economica che non riuscirebbe a mutare i cuori, a dispetto delle brave profezie di Benoit Malon. Bisogno invece ritornare al presente." (pp. 71-73)


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