mercoledì 26 aprile 2017

Pensieri sparsi, Gemma Gaetani, Guareschi, ciclismo, Anna von Hausswolff

- L'amaca di Serra di stamattina era davvero imbarazzante. Cercatela. Sono fiero di non essere cresciuto in una città/metropoli ma in provincia. Di essere un provinciale, seppur con tutti i lati controversi e dolorosi della provincia. Di vivere attualmente in una cittadina che, seppur in trasformazione e turistica/finanziaria/multiculturale/multietnica/snob/lussuosa/multisfruttatrice, mantiene intatto tutto il suo spirito provinciale. 
Sono fiero di non far parte di questa meglio civiltà, di questi difensori del mondo intero, di questa crema della società, di queste anime pulite.
Mi è venuta voglia di tornare a rileggere:




- Un bell'articolo di Gemma Gaetani pubblicato domenica 23/4 su LaVerità: “Baby blogger siriana socia di Harry Potter. A gestire i messaggi della piccola Bana, la “bambina vittima della guerra che urla la sua disperazione su Twitter”, è la mamma. L'ha affidato allo stesso agente che cura gli interessi di J.K. Rowling, autrice della saga del maghetto. Ne nasceranno libri e film”.

"Poche cose, oggi, sono più redditizie di una carriera nell'industria dei buoni sentimenti. La nuova figura eroica di questa società, sempre più succube degli storytelling, è la vittima: i “perseguitati”, i “discriminati”, gli “appartenenti alle minoranze”, “i profughi che scappano dalla guerra”. Se si ha a disposizione una storia capace di strappare lacrime al pubblico, il gioco è fatto, la via per la fama è spianata. A patto che si rappresenti la causa umanitaria più di moda al momento. La piccola Bana Al Abed è diventata in un battibaleno una sorta di bandiera alla lotta al tirannico regime siriano di Bashar Al Assad. Ne è la testimonial, il baby feticcio in nome del quale la propaganda sostiene le “bombe democratiche” sullo Stato mediorientale. La sua vera stoira, però, è assai istruttiva. Perchè svela i meccanismi che regolano questa industria dei buoni sentimenti o, se preferite, la fabbrica del buonismo, che è la stessa cosa.
La reale parabola della bimba, dimostra, infatti, quanto sia facile influenzare l'opinione pubblica e, soprattutto, quali interessi si celino dietro tante battaglie “umanitarie” per cui ci struggiamo (e, se non ci struggiamo, veniamo distrutti dall'accusa di essere populisti, rzzisti, fascisti e così via). Ma andiamo con ordine.
Bana Al Abed nasce nel 2009 e assurge a fama mondiale grazie a Twitter. Nel settembre del 2016 ha 7 anni e si trova ad Aleppo, nella zona controllata dai ribelli anti Assada. Un bel giorno, la piccola comincia a twittare a raffica dall'account @AlabedBana, utilizzando hashtag come #HolocaustAleppo, #MassacreInAleppo, #StopAleppomassacre, eccetera. Non twittava mica a caso, anzi snocciolava come una ossessa cinguettii incredibilmente pertinenti e competenti, rivolgendosi con nonchalanche direttamente ai potenti della terra, da Vladimir Putin a Barack Obama, oltre che allo stesso Assas. Ogni giorno, Bana chiedeva, instancabile e militantissima, che la violenza si fermasse, che i massacri in Siria cessassero. In brevissimo tempo, la storia della “bambina vittima della guerra che urla la sua disperazione su Twitter” ha ottenuto gli onori della cronaca e la luce di tutti i riflettori.
Stupiti e commossi, hanno parlato di lei giornali e televesioni hanno parlato di lei giornali e televisioni, hanno cominciato a circolare suoi video sul web e Bana è divenuta una sta con ben 370.000 follower. Il Washington Post è arrivato a definirla “l'Anna Frank della nostra era” e la scrittrice  J.K. Rowling, l'autrice di Harry Potter, le ha spedito una copia autografata di uno dei suoi libri. Citiamo la Rowling perché in questa storia, come vedremo, gioca un ruolo importante.
Nel dicembre del 2016 Bana viene evcuata da Aleppo verso la turchia, assieme altre 350 persone. Ricevuta con tutti gli onori (ha incontrato persino il sultano Erdogan), la sua carriera di attivista in fasce prosegue: in qualità di supermediatica martire fanciullina della guerra, seppure ormai dislocata, Bana continua a macinare tweet da oppositrice indefessa dell'autocrate siriano, invocando interventi militari contro Bashar Al Assd e naturalmente approvando il recente bombardamento voluto da Donald Trump. È curioso, no? Una bambina che si occupa di geopolitica come un adulto. Il fatto è che Bana, ovviamente, non gestisce direttamente il suo account Twitter. È sua madre a farlo per lei. Si chiama Fatemah e faceva l'insegnante di inglese. Bana non era e non è un piccolo genio della politica, non è la Shirley Temple degli Affati esteri all'età in cui a malapena si legge e si scrive. È solo un paravento, il volto dolce e commovente, la vittima “struggente” che non poteva non ottenere dai media quell'attenzione che l'account di un adulto che non avrebbe ricevuto. 
La mossa di Fatemah ha avuto, quindi, successo: non solo la sua famiglia è riuscita a lasciare la Siria, ma col supposto morale formito dai tweet “di Bana” l'attacco ad Assad si è addirittura intensificato. Soprattutto, però, Bana è divenuta una notevole fonte di reddito. La “disinteressata” campagna per ottenere la pace e l'amorein Siria porta guadagni. La piccolina, più che la povera Anna Frank, ricorda Roberto Saviano. Come lui, ha già un agente. E che agente: si tratta di Blair Partnership, la compagnia gestita da Neil Blair. Chi è costui? Semplice: lo stesso agente che gestisce gli interessi di J.K. Rowling. Grazie a lui, la piccola Bana (cioè sua madre) scriverà anche un libro per la gigantesca casa editrice Simon & Schuster. In ballo ci sono anche i diritti per una serie televisiva e per un film. E per tanto altro.
Qualcuno potrebbe definire l'operazione di Fatemah tramite la figlia un modo furbetto per sostenere  una buona causa. A noi sembra, più semplicemente, un modo piuttosto cinico di “svoltare grazie alla fabbrica del buonismo”... Una via piuttosto veloce per il successo: basta costruire il perfetto idolo mediatico."

- Un libro appena uscito sul ciclismo:


-qui-

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