giovedì 20 aprile 2017

Fabbriche, Ellekappa, Koji Wakamatsu, Léon Daudet




Della mia infanzia, adolescenza e giovinezza mi mancano le fabbriche che circondavano casa mia, che sfioravo per andare a scuola, dove entravo per andare a salutare mio padre. Le officine, le tessiture, gli impianti produttivi, quelli di smaltimento, le acciaierie, le siderurgie, i cementifici. Mi mancano i capannoni dove ho lavorato e dove ho caricato e scaricato merce e i magazzinieri che mi pigliavano per il culo perché ero una frana col muletto. Mi mancano i tetti d'Eternit, le inferriate rugginose, i container con gli scarti, l'odore di sostanze chimiche che si portava a casa mio padre, le roccatrici. Mi mancano gli operai che entravano e uscivano dai cancelli, la sirena, le tute blu, le portinerie. Mi mancano i camini col loro fumo nero, grigio, bianco. Mi mancano i camion, i furgoncini, i treni merci. Mi mancano i colleghi di mia madre e di mio padre che mi offrivano sempre qualcosa quando li incontravo. Mi mancano i volantini che scrissi con una delle menti piu' brillanti che io abbia incontrato nella mia vita.
Mi mancano senza retorica o nostalgia operaista, di classe, sindacale, sviluppista, capitalista. 
Non so nemmeno perché mi mancano queste fabbriche, questi scantinati dove si tesse anche di notte.
Forse perché sto invecchiando e si tende a ricoprire il passato di melassa. O forse perché mi manca quella sensazione fisica di sudore, fatica, sporcizia, malattia che mi sentivo addosso, dentro ai polmoni, fra le mani. Quando ancora pensavo che la mia vita sarebbe cambiata, che qualcosa di buono sarebbe accaduto prima o poi.
Ci ho pensato ieri rivedendo Il cacciatore che si apre e si chiude a Clairton, sulle sue acciaierie, sui cumuli neri di scorie e mi sono commosso piu' a rivedere quelle scene che tutto il resto del film.

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Non amo molto Ellekappa ma questa vignetta é molto bella:



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Come il mio legame col Front che va al di là di ogni vostra possibile considerazione, ipotesi, supposizioni. 



«Nous ne nous résignerons jamais à la dépossession de notre souveraineté nationale, nous ne nous résignerons jamais à ce que l'insécurité chronique et le terrorisme deviennent le quotidien des Français. Nous allons tourner le dos à cette gauche qui sous couvert de progrès et de prospérité a étendu partout la misère et le désespoir.

Je serai la Présidente qui protège, la Présidente des Français qui veulent continuer à vivre en France comme des Français ! Et je serai la seule à le faire, car je serai la seule à assumer le bras de fer avec l'Union européenne et à m'engager à redonner à la France le plus sacré de ses biens : sa liberté ! »
Marine Le Pen

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