venerdì 7 aprile 2017

Anto, snob, gente che torturerei, Luca Ricolfi, Heda Margolius Kovály, Ulver, Sarah Manguso



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Anto è il mio collega di lavoro migliore. Posso anche dire di volergli bene. 62 anni. Portoghese, una vita passata a lavorare nel cinema. A vivere di notte. Responsabile delle maschere. Uomo dei pop-corn insieme a me. Mezzo sordo.
Lontano anni luce da me per ideali e interessi.
Ma l'unico col quale riesco a parlare.
Anche se mi telefona a notte fonda o all'alba per problemi sul lavoro.
Con Anto, uomo comunque silenzioso, sfuggente e solitario, se vuoi parlare devi parlare di lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, calcio, donne e fica.
Per lui donne e fica sono due argomenti diversi. Quando lo ascolto divagare a proposito di donne e fica mi è impossibile restare serio. Mai volgare. Quasi filosofico quando si mette a parlarmi di prostitute vere o immaginarie...di una notte trascorsa al Casino'...di un Capodanno trascorso da solo con una bottiglia di vino e un chilo di baccalà.
Non ci siamo mai frequentati fuori dal lavoro.
Eppure con lui riesco sempre a sentirmi a mio agio.
Merito suo che non mi ha mai rotto i coglioni su come vivo, su chi sono, su come vedo la vita.

Tutto il contrario di quanto mi è accaduto sabato scorso, quando, in occasione della conferenza del gruppo archeologico di mia sorella, mi è toccato scambiare due chiacchiere con uomini e donne di ogni età. Uomini e donne con le quali, molto in teoria, avrei anche argomenti di conversazione. Uno mi ha parlato del libro di Haruf (mia sorella sparge voci su di me), viaggi, politica. Gente insomma capace di romperti il cazzo per ore con Trump, Renzi, l'ultimo film di Kiarostami o Von Trier, Roth e Wallace, i Baustelle e il razzismo, quanto mi manca Berlusconi, w le pistole, Amos Oz, la visita a Auschwitz, quanto mi piace papa Francesco, gli svizzeri sono razzisti, Assad e Mubarak facevano il bene del loro popolo ma anche w le primavere arabe, il viaggio in Giappone, Platone, Socrate, Mozart, le divinità egizie, Musil, prodotti chimici, musei, il salone del mobile, Eataly, io leggo solo classici.
Gente che non capisco mai come cazzo faccia a vivere, a permettersi quel tenore di vita, a girare il mondo, a mangiare per ristoranti, andar per mostre.
Alcuni di questi proprio non fanno un cazzo eppure...
Gente che ce l'ha con gli evasori e i burini e che poi i soldi, guadagnati in nero coi loro studi d'architettura, li conserva in Svizzera anche se stanno sempre a parlar male degli svizzeri e di quanto Como è piu' bella di Lugano. 

Ho sprecato troppo tempo nella mia vita con questa gente.
Da tempo cerco di purificarmi.
Non sento minimamente il bisogno di trascorrere del tempo con questa fauna.

Poi a un certo punto una coppia, un incrocio fra Siouxsie e Francesco Bianconi, quarantenni come me, dopo aver detto che sono amici di mia sorella e che sono appena tornati dalla Grecia, mi fanno:

"E domani cosa fai?" (lei, con una schifosa matita rosicchiata durante la confezione come una carota durante la conferenza).
"Sono stanco. Domani dopo il lavoro passo a prendere una confezione da 6 di birre, torno a casa, mi lavo, mangio e poi mi siedo sul divano e guardo in tv il Giro delle Fiandre."
"Il programma di viaggi su Rai4 o Rai5?" (fa lui, interrompendomi, un paio di stivaletti di una boutique milanese, secondo mio padre)
"No, la gara di ciclismo. Adoro il ciclismo."
"Ah. E come la mettiamo col doping? Il ciclismo ha perso la sua magia...." (ancora lui)
È andato avanti per altri cinque minuti. Deve avermi chiesto anche qualcosa sui miei libri ma ho finto di dover andare al bagno e li ho salutati.

Fuori, nel parcheggio, sotto la pioggia, ho pensato a Anto e ai suoi discorsi surreali, ai suoi ordini perentori, ai suoi vaneggiamenti sessuali e ho preso fiato. 

Poi pero' è arrivato un professore che scava con mia sorella e mi fa "Vai spesso in Grecia mi ha detto Anna, ti piace Kavafis? " e io, nella mia mente l'ho preso, l'ho sgozzato e l'ho bruciato nella piazza.


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Ieri sera sulla televisione svizzera è andato in onda uno splendido programma dedicato alle folli teorie di Ryke Geerd Hamer. In questi anni di parenti morti di tumore anch'io ho incrociato queste storie, questi buffoni.
Gente che andrebbe torturata lentamente. 
Giorno dopo giorno.
Senza possibilità di antidolorifici, di cure.
Di salvezza.

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