domenica 26 marzo 2017

Mia madre e la sua amica spagnola

Stanotte nel dormiveglia ho ritrovato nella memoria l'immagine di mia madre insieme alla sua amica spagnola. 
Sedute su due seggiole in riva al mare, occhiali da sole, in costume, cappello di paglia per proteggersi dal sole, intente a pulire trenta e passa chili di cozze.
Io che le guardo, immerso fino alle ginocchia nell'acqua calda che penso a quanto è bella questa signora spagnola.

L'anno preciso l'ho scordato.
Forse il 1993 o il 1994. 

So per certo che stavo ascoltando i Nirvana a tutto gas.
Non avevo voglia di stringere amicizie o di trascorrere del tempo con gli pseudo amici di mare ai quali, anno dopo anno, facevo sempre piu' schifo.
Non avevo voglia di tornare a scuola, di stare ad ascoltare i bagnini e le loro amanti, di guardare il mio cazzo striminzito.
Ricordo che volevo starmene per i fatti miei e camminare e camminare e camminare.

Ricordo i costumi della signora spagnola.
Microscopici.
Tutti fiorati.
Impossibile dimenticarli.

Lessi questo libro tre volte quell'estate.


Non ho mai piu' rivisto quella splendida donna.
Ne ho solo sentito la voce quando mio padre le telefono' per annunciarle la morte di mia madre.
Ho ascoltato i suoi singhiozzi e la comunicazione interrompersi.
Mio padre che si volta e io che vado in cucina a bermi una birra.



2 commenti:

  1. Credo che il non rividere più certe persone, quelle che nella nostra memoria hanno lasciato un odore buono ed unico, sia il miglior modo per preservarle dalla corrosione e dall'imbruttimento, dovuti - più che al tempo - al nostro inevitabile mutare (e non intendo fisico, quello sarebbe il meno).

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    1. sono d'accordo con te...poi essendo un solitario gli incontri con persone del passato mi fanno sempre star male.

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