mercoledì 8 marzo 2017

Leggendo "Il cuore oltre le sbarre" di Giuditta Boscagli (Itaca)


In questa giornata, stando alle regole prestabilite, dovrei scrivere qualcosa sull'Otto marzo, sullo sciopero in atto, sulla parità di salari, sulle violenza. Insomma delle solite cose di cui si sta parlando ovunque.
Io invece preferisco scrivere di una donna e di una storia che per certi versi si intreccia anche alla mia di storia.
Sto parlando de "Il cuore oltre le sbarre" di Giuditta Boscagli (Itaca). Una donna, Giuditta, e tante altre come lei, che al giorno d'oggi sono spesso derise, marginalizzate, criticate per la loro Fede cristiana e per tutta una serie di valori a cui fanno riferimento e che praticano nel concreto come la castità prima del matrimonio, la preghiera quotidiana, il rifiuto dell'aborto e dell'Eutanasia.
Donne che proprio a causa di questo stile di vita vengono spesso dipinte come represse, troglodite, come suore mancate in senso dispregiativo.
E invece tutto cio' è alquanto sbagliato e oscenamente ingiusto.
Giuditta, e molte altre donne come lei (ho delle cugine che le somigliano molto), sono donne capaci di sorridere, di gioire, di vivere una vita piena di luce, di scelte controcorrente, di felicità, di divertimento, di spensieratezza. Non sono delle donne senza cervello e cuore in ragione del fatto che pregano e compiono riti penitenziali sulla scala santa di un santuario (quella stessa scala di cui scrive Giuditta, forse la stessa, San Gerolamo, l'ho fatta anch'io per due volte in ginocchio quando ero un adolescente), si confessano, credono nella Madonna, frequentano il Meeting di Rimini.
Sono donne piene di vita, di libertà, aperte al mondo e alle possibilità che questo mondo e Dio offrono.
Un mondo che certe volte, o spesso, ti mette a dura prova, ti costringe a sacrifici, a percorrere la strada del martirio, della rinascita, della penitenza, del perdono.
Questo libro autobiografico è la storia d'amore di due persone che sfidano le difficoltà, i pregiudizi, il dolore, il carcere. Due creature che sanno aiutarsi, comprendersi, ripartire. Insieme. Affidandosi a Dio. Due creature innamorate che si conoscono e riconoscono scrivendosi, pregando, dubitando, tacendo.
Giuditta è una di quelle donne con le quali ho spesso litigato e discusso in maniera molto accesa ma che ho sempre ascoltato e rispettato.
Donne che mi hanno aperto le porte delle loro case.
Che mi hanno offerto da bere, da mangiare.
Che mi hanno ascoltato.

"Non ho cercato il carcere, non sono andata alla ricerca di una storia d'amore complicata, di una situazione fuori dal comune: sono semplicemente stata davanti agli eventi con curiosità e disponibilità: Dio ha fatto il resto." (pag. 164)

1 commento:

  1. https://costanzamiriano.com/2017/03/08/un-8-marzo-per-parlare-della-vera-bellezza-della-donna/

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