domenica 26 marzo 2017

Intervista a Giuditta Boscagli


Se una ventina di giorni avevo scritto due righe su "Il cuore di oltre le sbarre" di Giuditta Boscagli (Itaca Edizioni), adesso è la volta di una lunga e spero interessante intervista con Giuditta. 
Il libro/esperienza/cammino di Giuditta e poi le sue risposte, la sua disponibilità, la sua sincerità e freschezza hanno illuminato questi giorni difficili. E non posso che ringraziarla a distanza per tutto questo.

Ecco l'intervista:

Buongiorno Giuditta, partirei col chiederti come state tu e Pietro e come sta crescendo, maturando, il vostro matrimonio, che é stato il frutto di un percorso non certo semplice e comune.

Stiamo molto bene e alla soglia del nostro terzo anniversario di matrimonio siamo ancora più grati di quel giorno. Il percorso fatto, seppur eccezionale, non è sufficiente a rispondere alle sfide di oggi: serve dire di sì tutti i giorni alla realtà che si propone e in questo stiamo proprio camminando, sempre più docili e grati a ciò che un Altro propone.

Leggendo la vostra storia mi ha colpito come in te non ci sia stato un pregiudizio nei confronti di Pietro. Già solo il fatto di incontrare un detenuto, di parlargli, di scrivergli è visto come qualcosa di assolutamente esecrabile. Senza buonismo, tu hai riconosciuto in Pietro un essere umano. Mi sbaglio?

Non sbagli. Non so dirti quale strada mi abbia portato a non avere pregiudizi in questo ambito, ma mi è sempre interessato più l’uomo che le azioni che compie sbagliando. Forse un po’ è il carattere, forse la varietà degli amici dei miei genitori e l’accoglienza semplice e quotidiana che ho sempre vissuto in casa nostra.

Come ti ha cambiata questa storia d'amore e di fede?

Tutto in me è cambiato in questi anni! Il mio sguardo sugli altri, il mio modo di lavorare, anche la cura che ho di me stessa: ho imparato che la vita è bella davvero perché sempre si può ricominciare, ho imparato che Gesù è così amico e fedele che si può non avere alcuna paura, ho imparato che anche quando sembra che la salita sia troppo ripida in realtà ci attende un panorama meraviglioso e non solo in vetta, ma anche lungo il cammino.

Tutta la storia raccontata in questo libro, così come la tua vita, sono fondate sulla Fede, sulla preghiera, sulla penitenza, sulla confessione. Come è nata la tua Fede cristiana e come vive e  matura una cristiana del 2017? Ti senti assediata, isolata, messa ai margini, ridicolizzata oppure nulla di tutto ciò? Da quando eri un'adolescente a oggi che sei una donna matura hai percepito dei cambiamenti nel rapporto fra Cristianesimo e società?

Ho vissuto una fede semplice in casa mia: la preghiera prima di andare a dormire, la Messa insieme la domenica e poi tante amicizie e una generosità e un’accoglienza dei miei genitori che dicevano più di mille parole.
Poi il cammino in Gioventù Studentesca alle superiori e la certezza di avere di fronte adulti contenti della propria vita: a volte tristi, a volte arrabbiati, ma mai desolati o disperati. Avevo anche una compagnia al di fuori degli ambiti cattolici, ma lo sballo (anche se mai esagerato o pericoloso) e un certo modo di vivere i rapporti affettivi non mi affascinavano. Capivo che fuori da un’educazione cristiana era come se ci perdessi sempre un po’.
In quegli anni e durante l’università spesso venivo presa in giro, soprattutto per la difesa di una scelta verginale, ma non mi importava granché perché era imparagonabile la gioia degli amici che arrivavano al matrimonio con un percorso che non includeva il rapporti sessuale.
Allora ero addirittura più “integralista e moralista”, ma per fortuna si cresce e si scopre che Dio ci ha in mente uno ad uno e che per ogni volta che Gli diciamo di no, Lui torna a cercarci e a sedurci perché possiamo cedere al disegno buono che ha su di noi.
Non è un problema di quel che io so fare o dire, non è un problema mio la conversione degli altri, io devo solo perseguire la mia.
Non mi sento né ridicolizzata né marginalizzata, solo certe volte magari “sola” o addolorata per scelte che non condivido e che mi sembrano un di meno, ma senza allora essere io quella che poi si mette a  ridicolizzare o a marginalizzare.

Pensi di essere fra coloro che vengono additate come delle cattoliche integraliste? Per intenderci, una di quelle del Family Day, alla Costanza Miriano.

Basta dire che si è di CL per alzare un polverone di stereotipi. Qualche battuta ogni tanto non manca, ma ci rido io per prima. Una canzone scout che spesso canto perché l’ho imparata da CL dice: “Lascia che il mondo rida di te se la tua vita cambiarlo potrà, lascia che il mondo rida di te se la tua vita la gioia ti dà”. Non sono integralista, sono innamorata di Uno che ha preso la mia vita e non posso che desiderare che accada a tutti perché c’è un gusto nuovo in tutto ciò che si fa. Ma i tempi sono Suoi, non miei.

La relazione che instauri con Pietro pone gli inevitabili dilemmi sul sesso prematrimoniale, sull'astinenza, sull'aborto. Ti va di spiegarci perché ritieni che il sesso debba realizzarsi solo ed esclusivamente dopo il matrimonio?  Te lo chiedo perché sai bene come di questi tempi la tua posizione sia minoritaria.

Quando mi sono fidanzata ho sperimentato nella carne tutto quello che avevo fino ad allora detto ad altri con le parole.
L’attrazione fisica esiste ed è una delle componenti fondamentali in un rapporto di coppia (altrimenti si è amici), ma c’è qualcosa che vale di più di qualunque istinto.
Io me lo sono data da sola l’uomo che amo? Io potevo immaginarmi che fosse lui e organizzare l’incontro com’è avvenuto? Ho fatto qualcosa perché lui esista?
No, mi è stato donato gratuitamente e non è mio: appartiene innanzitutto a un Altro.
La verginità aiuta a ricordarsi che l’altro non è “roba” nostra, ma di Dio.
Attendere il matrimonio vuol dire aspettare di consegnare quell’amore a Chi lo ha donato, che è anche l’unico che lo possa realmente custodire. Nelle promesse matrimoniali, infatti, si dice che con la grazia di Cristo si resterà fedeli sempre: con la Grazia di Cristo e non a forza di scrupoli o di sforzi personali. Quella Grazia però va chiesta e richiesta ogni giorno perché noi non siamo mai capaci di amare come vorremmo la persona che abbiamo accanto.
L’amore per essere vero fino in fondo deve essere fedele e aperto alla vita: l’educazione cristiana non ha paura del sesso, ma al contrario aiuta a scoprirne la vera ricchezza. Cosa c’è di più grande che una fedeltà per sempre che Dio può usare anche per creare nuove vite? Cosa c’è di più ricco di gratitudine della certezza che il volto amato è un dono di Chi può compiere quel destino?

Sei un'insegnante e vorrei chiederti come stanno le nuove generazioni. Non ti sembra che nel descriverle prevalgano, in maniera quasi standardizzata, i toni esclusivamente negativi? Come sta la scuola e qual è oggi il ruolo dell'insegnante?



Sentir parlare di gioventù è spesso di una tristezza desolante. Il problema non sono i ragazzi, ma gli adulti che non avendo certezze non sanno cosa convenga trasmettere. François-Xavier Bellamy nel suo libro I diseredati (Itaca Edizioni) afferma che quando si inizia ad insegnare davvero nasce una guerra, ma che chiamare i ragazzi ad un vero impegno è indispensabile perché poi nascano fiori impensabili e meravigliosi. Molto spesso sono gli adulti ad arrendersi di fronte alla fatica di proporre qualcosa che sia più attraente dei cellulari e degli auricolari da cui i ragazzi non si separano mai.
Dobbiamo rimetterci in cammino noi se vogliamo indicare a loro una strada da compiere.

Vivendo questa storia con Pietro, che idea di sei fatta del mondo carcerario? Pietro, oltre alla sua incredibile forza di volontà e al suo proposito di cambiare vita, ha trovato nel lavoro in carcere la possibilità di respirare, di crescere, di incontrare altre persone, di confrontarsi con altre storie. Perché non si capisce che risolvere i problemi carcerari oltre ad aiutare i diretti interessati, aiuta anche la società stessa?

Le carceri raramente rieducano davvero e quando lo fanno è più per la buona volontà di chi ci opera che non del sistema. Siamo in una società dove il perdono è ancora visto come una debolezza o un buonismo immotivato e allora dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato è segno di stupidità e non di reale umanità.
Le carceri servono perché certe situazioni vanno sanzionate e certe persone hanno bisogno di essere realmente educate nuovamente, ma sovraffollamento e mancanza di personale e di lavoro non aiutano certo a essere guardati come uomini.
Ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che si cambia in un abbraccio e non a suon di bastonate. In quell’abbraccio poi ci sta tutto il richiamo, la correzione, il sacrificio necessario, ma è indispensabile che si parta da una stima.

L'incontro con Pietro avviene al Meeting di Rimini. Meeting e Comunione e Liberazione oggi come stanno e cosa significano per te?



Sono la mia casa, la mia famiglia, le gambe su cui camminare, i richiami più forti e brucianti. Ho imparato nella Chiesa che obbedienza e autorità sono due parole per me preziosissime perché seguendo chi è certo della strada si cammina meglio, si gusta tutto mille volte di più.
Carron è un padre che non si stanca di andare a fondo del suo rapporto con Cristo e questo sarebbe già sufficiente per non mollarlo, ma lui poi ha così a cuore il destino di ciascuno di noi che non smette di indicarci un cammino e di chiederci di verificare tutto quel che viene detto o fatto all’interno di CL con ciò che viviamo e desideriamo.
CL per me è il luogo di un cammino che mi rende più vera con me stessa, con mio marito, con i miei studenti e colleghi, con ogni volto che incontro nelle mie giornate perché instancabilmente mi richiama a ciò che vale davvero: l’amicizia con Gesù.

C'é un luogo importante nel libro, il Santuario con la Scala Santa. Essendo un lecchese come te ho pensato al santuario di San Girolamo o a quello della Madonna del Bosco a Brivio. I santuari, soprattutto quelli un po' discosti, sono dei luoghi, che, da non credente, amo particolarmente e ci vado appena posso. Cosa trovi in quei luoghi e perché frequentarli, viverli?



Perché sono segno di un Amore che non molla me, credente, come te che, pur non credendo, ne sei affascinato. Il cristianesimo, infatti, è innanzitutto un luogo di Bellezza.

Chiudo l'intervista chiedendoti di consigliare un libro e un film.



Ultimamente ho letto i due libri di Laura Blandino "La camera bella" e "Tempo di cose nuove": splendidi per un'adolescente che abbia voglia di guardarsi dentro, ma anche per una donna che voglia leggersi due romanzi al tempo stesso leggeri e profondi. Un film che mi piace molto è "The blind side" perché spesso basta aprire la porta di casa perché la vita cambi...sia per chi ospita sia per chi viene ospitato!

Nessun commento:

Posta un commento