sabato 18 marzo 2017

Di medicina, vaccini, scienza, giornalisti

Non sono un fanatico della medicina e della scienza. Nutro numerosi dubbi, nel mio piccolo, su molti eccessi della ricerca, su alcune strade che la scienza intraprende, sul ruolo dei dottori, sulla medicalizzazione a tutti i costi, sull'abuso di farmaci, sull'uso degli antidepressivi, eccetera, eccetera. Ma io sono stato un bambino salvato dalla medicina e da alcuni farmaci specifici e di ultima generazione. Stessa cosa vale per mio padre che grazie alla tecnologia + medicina si è curato da un tumore benigno nel naso e negli zigomi e si è ricostruito praticamente tutta la bocca e il setto nasale. 

Scrivo queste parole perché nel 2017 non pensavo di tornare a parlare di morbillo.
Capito, morbillo!!!!
E invece ecco che si torna a parlare di vaccini.

Stamattina all'alba sfogliavo online La Provincia di Lecco e in prima pagina un titolo richiama l'aumento di casi di morbillo, adesso fra le mani ho Il Giornale che parla pure di lui di vaccini.

Una roba davvero incomprensibile per il sottoscritto.

A me basta solo ricordare che i Nativi Americani furono spazzati via dalle malattie portate dai bianchi. Morbillo, varicella, pertosse, orecchioni. Altro che Custer. Chiedetelo ai Mandan, agli Arikara, agli Osage. Nazioni gloriose, immortalate da George Catlin. In pochi anni furono spazzati via dalle malattie.

Ma si sa, ormai se ci si ferma a ragionare, a dubitare con serenità e apertura di testa, ci si ricorda che la scienza non è un opinione,  che la ricerca è una cosa importante si fa la figura dei fessi, dei servi delle multinazionali, stipendiati da qualche lobby farmaceutica o bancaria.

Per questa gente sono meglio i ciarlatani, Le Iene coi loro servizi sulle staminali, il blog dei cinquestellati, i complotti a non finire, eccetera, eccetera, eccetera.

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Trascrivo anche un articolo di Piero Sansonetti uscito oggi su Il Dubbio. Si parla di Ilaria Capua, Minzolini, giornalisti o pseudo giornalisti.

L’inarrestabile ascesa del giornalismo manigoldo

L’altro giorno a «Otto e mezzo», sulla “7”, la scienziata Ilaria Capua ha raccontato la sua allucinante vicenda giudiziaria che l’ha costretta a dimettersi dalla Camera dei deputati e le ha avvelenato alcuni anni di vita. La dottoressa Capua, che è considerata una dei più importanti virologi in campo internazionale, fu indagata prima segretamente, poi pubblicamente ( perché le carte furono passate all’Espresso che le pubblicò con enorme evidenza, presentandole con una copertina agghiacciante intitolata, senza tanti dubbi, “Trafficanti di Virus”) con l’accusa di avere venduto dei virus, diffuso alcune epidemie mortali, e dunque provocato delle stragi. Un po’ come successe, non so se ricordate, qualche secolo fa a Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, due cittadini milanesi che furono accusati di essere “untori”, cioè di avere diffuso il morbo della peste, e poi furono torturati, e infine squartati e uccisi. Certo che erano innocenti, ma la folla credette agli accusatori. Alla Capua è successo più o meno la stessa cosa, nonostante l’incredibilità dell’accusa. 
Grandi giornali hanno creduto ai magistrati, finché, per fortuna, qualche mese fa un Gip di Verona ebbe tra le mani il caso e si precipitò ad archiviare questa follia.
A «Otto e Mezzo» c’erano, insieme a Lilli Gruber, Paolo Mieli e Marco Travaglio. Mieli, sebbene non avesse mai scritto niente di male, ha chiesto scusa alla Capua per non essere intervenuto a suo tempo in sua difesa. Travaglio invece ha fatto la faccia offesa e ha detto – così, per dire, senza ragionare molto – che magari la colpa è dei politici e che i magistrati non c’entrano niente con questi errori. Si è rifiutato di chiedere scusa. Del resto il giorno dopo l’assoluzione della Capua, quest’estate, aveva scritto sul Fatto un articolo nel quale diceva che si, vabbé, era stata prosciolta per l’accusa di epidemia dolosa, o qualcosa del genere, ma non per l’associazione a delinquere, perché lì era intervenuta la prescrizione, e se la Capua fosse stata una persona seria avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione...
Non credo che ci sia bisogno di commentare. Tutt’al più si potrà fare notare che per fare una associazione a delinquere occorre almeno progettare un delitto, altrimenti l’associazione a delinquere diventa una bocciofila, non perseguibile penalmente. Ma queste sono solo sottigliezze da azzeccagarbugli...
Ieri invece non solo Il Fatto ma diversi altri giornali si sono scagliati contro il Senato che aveva salvato Minzolini ritenendo che nel processo contro di lui ci fosse quello che il latino si chiama “fumus persecutionis”, cioè sospetto di persecuzione giudiziaria. Perché il Senato ha avanzato questi dubbi sulla sentenza contro Minzolini? Perché a emettere la sentenza è stato un giudice che per 20 anni ha militato – in Parlamento e anche nel governo – nello schieramento opposto a quello di Minzolini. E poi è tornato a fare il giudice e a processare i suoi colleghiavversari.
Il Fatto ha praticamente ignorato questa motivazione, che non appare in nessun titolo, in nessun occhiello, in nessun sommario nelle pagine dedicate al caso. E ha pubblicato con grandissima evidenza, proprio come una lista di proscrizione, i nomi dei diciannove senatori del Pd che hanno votato a favore di Minzolini. L’altro ieri il direttore del “Fatto online” li aveva definiti dei “maiali”.
Non mi interessa adesso una riflessione sul livello infimo del linguaggio giornalistico. Piuttosto un’altra riflessione. Che riassumo in questa domanda: un giornalismo che in modo consapevole, coerente e continuativo non mira a informare ma a disinformare perché ciò è più utile alle sue campagne politiche, ha ancora qualcosa a che fare concon la libertà di informazione? Per me la risposta è no.
Poi c’è una seconda domanda, più difficile. È giusto garantire la libertà di “disinformazione”? Per me la risposta è sì. La libertà è unica, e se si vuole difendere la libertà di informazione bisogna pagare il prezzo di lasciare mano libera a tutte le forme di giornalismo, anche a quello manigoldo.
Però dovremo prendere atto che oggi, in Italia, il giornalismo manigoldo prevale. E ha quasi ucciso il giornalismo vero."

2 commenti:

  1. La cultura che attinge solo da facebook o dal sentito dire in rete che dilaga. Come hai fatto giustamente notare sono state spazzate via civiltà intere.
    Conosco un paio di persone che cavalcano questa crociata; veri e propri imbecilli i cui figli (mi spiace per loro) andrebbero tenuti fuori dalle scuole e dagli asili.

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    1. io ne ho parlato settimana scorsa con una ragazza del mio paese che non vuole far vaccinare i suoi figli. era indemoniata.

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