mercoledì 15 marzo 2017

Brevissimo su "I Moderati" di Abel Bonnard (Oaks Editrice); uno degli ultimi film visti da mia madre; in testa; un disco imbarazzante


Vive di lampi prolungati e grande stile (in alcuni passaggi sono letteralmente morto d'invidia) “I Moderati” di Abel Bonard (Oaks Editrice, traduzione di Luigi Emery), anche se talvolta mi sono un po' perso durante la lettura e non per la densità degli argomenti ma perché mi veniva quasi normale operare dei parallelismi con quelli che sono i moderati di oggi e allora la lettura si è rallentata parecchio. Anche io ho sempre fatto fatica ad avere a che fare coi moderati.

Il finale dell'introduzione di Stenio Solinas è memorabile.

Spogliato dalle contingenze del suo tempo e dalle letture interessate degli anni Sessanta, I moderati risplendono infatti di quella luce propria che ha a che fare con l'etica dei comportamenti. Il lettore mi scuserà se chiudo con una digressione personale, ma vedrà che essa non è né narcisistica né gratuita. All'inizio degli anni Ottanta, in un convegno intitolato “Le forme del Politico. Le idee della Nuova Desta”, l'intervento da me tenuto si intitolava, non a caso, “I moderati. Questo male del secolo.” “I moderati non sono i conservatori né tantomeno, i reazionari, i quali hanno almeno dalla loro un sistema di idee cui riferirsi, un metro di principi cui rifarsi. I moderati sono i fautori dello status quo, dell'hic et nunc. La loro idea della politica è una sorta di vacanza dalla storia. Per loro la politica è la gestione dell'azienda. E le aziende non si nutrono di valori, ma di rendiconti. Truccati, se possibile”. E ancora: “L'orizzonte politico dei moderati è in reale è in realtà simile al loro orizzonte estetico. Questo è composto di due camere e servizi, qualche gadget all'insegna del comfort e del consumo, nessuno oggetto perché bello in sé, ma solo perché utile. Quello si ferma alla frontiera con Chiasso, guarda con invidia l'ordine svizzero, sospira sui caveaux però poi si consola pensando che l'Italia ha avuto la sua storia”. Infine: “Non avendo più dèi né idee, il moderato, convertito o meno, ha alzato il suo altarino a una divinità per nulla sconosciuta, che è quella economica. Egalitario a parole, nella pratica sancisce il predominio di quella che è la forma più bastarda e crudele che una società amante della libertà si sia trovata ad affrontare. Il suo liberalismo non è altro che l'incitamento all'arricchimento in nome dell'arricchimento”. Trent'anni dopo, il “perché non possiamo dirci moderati” resta ancora d'attualità.” (pp. 14-15) 

....


Sono circondati da segni che mi ricordano mia madre. Ricordi minimi. Uno di questi riguarda "Centurion" il film che stasera va in onda da qualche parte. Fu uno degli ultimi film visti da mia madre prima di morire. Nei mesi di malattia le portai valanghe di dvd, serie tv, film scaricati (è dalla sua morte che praticamente non scarico piu' nulla). Lei li guardava sdraiata sul divano. Dormiva poco, spesso al pomeriggio, di notte era sempre sveglia. Questo film l'ho guardato insieme a lei. Ricordo ancora che mi disse "Da quando sei tornato dalla Cornovaglia non hai mai smesso di parlarmene". Io e mia sorella ci rimanemmo quasi un mese fra Inghilterra, Scozia, Galles, Cornovaglia. E vorrei tanto tornarci mamma. 

....

Che tristezza dedicarsi a Grillo, Civati, Lotti, Renzi, Bersani, Speranza, Salvini e compagnia bella.

La speranza è che Il Sole 24ore affondi e che scompaia dalla faccia della terra.
In nome della flessibilità.
Della modernità.
Della polvere che mangiamo tutti.

....


Il finale mi distrugge.

....

Poi mi hanno detto ascolta questo album de Lo Stato Sociale. Non dico nulla. Sta tutto in questa recensione.

Nessun commento:

Posta un commento