mercoledì 15 marzo 2017

Belpietro e il suo processo, Francesco Borgonovo, Bataclan



Mi prendo la briga di trascrivere l'intero articolo di Francesco Borgonovo uscito martedì 14 marzo 2017 su LaVerità. 

Un processo assurdo e vigliacco.

"Belpietro a processo per un titolo. Ormai è vietato parlare dell'islam.
Iniziato a Milano il procedimento contro il nostro direttore per la prima pagina sulla strage del Bataclan. In aula associazioni musulmane, che lamentano l'odio contro di loro. E delle vittime nessuno s'interessa più

Ed ecco che, come per magia, l'immane questione si riduce a un titolo di giornale. Anzi: il problema è proprio il titolo di un giornale, solo quello. Tutto il resto – il sangue, i morti, il dolore, le vite innocenti masticate con ferocia – passa in secondo piano. Al centro della scena, nel cono di luce del riflettore, le vittime reale sono sostituite da vittime presunte.
Non si tratta più di compiangere i ragazzi e le ragazze che il 13 novembre del 2015 sono rimasti inerti sul pavimento del Bataclan, un locale parigino trasformato per una notte nella succursale di un macello. No, non si parla più di quei corpi riversi a terra, che avevano solo il calore del sangue versato ad allontanare il gelo della morte. Grazie a un astuto gioco di prestigio mediatico, ora l'attenzione è concentrata sui musulmani: sarebbero loro le vere vittime di violenza. Una violenza inferta non da un commando jihadista armato di mitragliatori e intenzionato a impilare cadaveri, bensì dalla prima pagina di un quotidiano che commentava la strage di Parigi, l'ennesima compiuta in nome di Allah.
Ieri, a Milano, è iniziato il processo che vede imputato Maurizio Belpietro, direttore del giornale che tenete fra le mani, per “offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”. L'arma del delitto è il titolo di prima pagina di Libero (allora diretto da Belpietro) del 14 novembre 2015, quello dedicato alla carneficina del Bataclan: “Bastardi islamici”. Se c'erano persone vilipese, dunque, si tratta dei jihadisti autori della mattanza, a cui era rivolto l'attacco a mezzo stampa. Erano loro, i bastardi. Assassini spietati che avevano una caratteristica: quella di essere islamici.
“Bastardi islamici”, quindi. Così come esistono “bastardi cristiani” (anche queste parole furono pubblicate su Libero sotto forma di titolo) e bastardi di qualunque altra confessione religiosa. E che quelli di Parigi fossero dei bastardi, non ci sono dubbi: basta avere il fegato di guardare ancora una volta le immagini scattate dopo l'assalto, le foto delle pareti sporche di dsangue e dei corpi pallidi sparsi sulla pista da ballo. Difficile negare anche che i terroristi fossero musulmani: non solo gridavano “Allah Akbar”, ma hanno pure diffuso video e messaggi in cui illustravano la motivazioni della loro azione, cioè la guerra all'Europa crociata.
Ma, appunto, non è più del Bataclan, della jihad o dello Stato islamico che si discute. Questi sono argomenti che vanno lasciati da parte.
In tribunale a Milano si parla di altre offese: quelle da cui si ritengono colpiti alcuni musulmani italiani. I quali hanno ritenuto di presentarsi in aula onde manifestare il proprio sdegno. Erano in parecchi: esponenti del Coordinamento associazioni islamiche di Milano e Monza (il Caim), rappresentanti della comunità islamica di Bologna, altri fedeli giunti – pare – in autonomia. Tutti riuniti per esprimere riprovazione verso un titolo di giornale e verso il giornalista che ha firmato l'articolo sottostante, cioè il medesimo Belpietro. Il quale avrebbe insultato “pubblicamente la religione islamica”, e lo avrebbe fatto perché mosso da finalità di odio razziale.
“Il titolo ci offende e ci disgusta e incita all'odio religioso”, ha dichiarato il presidente del Caim, Omar Jibril. “Qualora dovessimo ottenere un risarcimento”, ha aggiunto poi, “destineremo quei fondi per promuovere iniziative volte al dialogo interreligioso e contro l'islamofobia”.
È ammirevole questa partecipazione così entusiasta da parte della comunità islamica italiana. In altre occasioni, purtroppo, si è rivelata un pochino meno motivata. Per esempio quando si è trattato di scendere in piazza contro il terrorismo. Pochi giorni dopo la mattanza del Bataclan (e l'uscita del titolo incriminato) a Milano e Roma furono organizzate dalle associazioni musulmane due manifestazioni parallele. Erano presenti poche decine di persone, e i leader islamici che presero la parola si occuparono per lo più dei diritti negati ai loro fratelli e delle difficoltà incontrate nella costruzione di nuove moschee. Insomma, la condanna del terrorismo jihadista fu liquidata piuttosto velocemente, come si fa con le formalità.
Stupisce, dunque, l'attuale foga. Sorprende l'ardente desiderio di trascinare nell'agone mediatico la vicenda che riguarda Belpietro. La prossima udienza del procedimento è fissata per il 15 maggio, e il giudice ha respinto la richiesta di far entrare in aula le telecamere. È evidente, tuttavia, come le associazioni islamiche e i loro rappresentati legali stiano cercando di trasformare la storia di “Bastardi islamici” in un caso emblematico. L'idea è quella di mostrare quanto siano discriminati i fedeli musulmani dalle nostre parti. Denigrati e vilipesi. Sono loro, le vittime. Non i ragazzi ammazzati al Bataclan come la povera Valeria Solesin. Non giovani donne come Fabrizia Di lorenzo, falciata a Berlino dal jihadista Anis Amri, successivamente fermato da due agenti di polizia a Sesto San Giovanni, a pochi chilometri da Milano.
Capite bene che in questo modo si sposta l'attenzione, si ribalta la prospettiva. Non si riflette più sulla spietatezza dei terroristi e sulle ragioni del loro odio. Si discute soltanto del vilipendio a cui sarebbero sottoposti gli islamici in Italia e europa.
Finché si resta sul sentiero del politicamente corretto, finché si sostiene che “l'islam è una religioen di pace”, non ci sono problemi. Ma se appena qualcuno utilizza termini diversi e toni più forti (magari motivati da eventi dolorosi come una strage), ecco che scatta l'accusa di razzismo, di odio antislamico, di islamofobia. Se qualche esponente musulmano , sui social network, scrive che la poligamia è sacrosanta, tutto bene. Se qualcuno dà del bastardo a un terrorista assassino (e non certo a tutti i musulmani), allora merita di finire a processo, di venire multato o comunque di venire ridotto al silenzio.
Quando si occupano di islam, i giornalisti, gli scrittori, i vignettisti, gli autori televisivi devono fare attenzione, misurare col bilancino le parole. Altrimenti rischiano l'accusa inappellabile: “Razzisti, islamofobi, odiatori”. E mentre le vittime presunte pretendono risarcimento, le vittime vere giacciono ancora lì, nel cono d'ombra. Freddo come il pavimento del Bataclan."


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