domenica 19 marzo 2017

Andare allo stadio




Dopo il lavoro sono solitamente stanco, stravolto e molto triste, vuoto, senza domani.
Anche oggi lo ero.
Avevo un biglietto gratis per andare allo stadio.
Ci sono andato.
Avevo bisogno di staccare la spina e prendere il sole seduto in tribuna, bevendo magari una birra, rivedere il calcio.
La partita è stata miserevole.
Noiosa e di qualità tecnica imbarazzante.
Alcuni passaggi li ho persi seguendo le coreografie degli ultras delle rispettive compagini.
Ero circondato da beoti, cafoni, antisportivi, bambini con la bestemmia continua in bocca, ignoranti borghesi, uominidonnedialetto. Solo una minima parte di loro era realmente interessata a cio' a che accadeva sul campo. Forse è per questo che preferisco il ciclismo. Tifo per qualche corridore ma è la corsa in sé che mi appassiona, mi realizza. Come ieri alla Milano-Sanremo.
Ma non sono nemmeno fra quelli che demonizzano il calcio o coloro che scelgono di andare allo stadio.
Sono contento di essermi tirato fuori dal mondo del calcio quando mi fu offerto di entrare nelle file dei giovani del Lecco.
Meno di non aver scelto la carriera da allenatore.
Poi sono tornato a casa.
Sembrava estate.
Erano tutti a maniche corte intorno a me, io no, io avevo la felpa nera col collo alto, il cappellino nero calato sopra agli occhi e avevo freddo.
Volevo solo scomparire. 
Farmi invisibile.
Entrare nel mio appartamento, lavarmi, stare con la persona che amo, bere qualcosa, parlare con lei, sorridere, telefonare a mio padre.
Ripulirmi il corpo e la mente dalla sporcizia della giornata.
Leggere.
Guardare fuori dalla finestra e salutare la vicina coi capelli rossi follemente innamorata e finalmente felice.




(una postilla: che bello parlare con una collega che per anni ha praticato l'atletica leggera. Io avrei potuto fare i 100 e i 200. Mia sorella faceva salto in lungo. Una delle persone piu' importanti della mia vita è stato il mio insegnante di educazione fisica in Collegio: Gianfausto Balatti. Un monumento, un eroe, un mito dell'atletica leggera. Che bello quando mi insegno' a saltare in alto e a lanciare il peso. Mi diceva sempre che avrei dovuto mettere tutto il mio dolore nell'attività fisica...solo a pensarci mi viene da piangere...)

2 commenti:

  1. L'atletica è stata una mia grande passione sportiva e lo è tuttora. Tutto nacque negli anni settanta, quando il nostro professore di ginnastica iniziò la preparazione ai Giochi della Gioventù. Ero già molto più alto della media e correvo anche veloce, per cui fui messo in lista in quasi tutte le specialità. Avevo due amici più grandi che frequentavano il liceo e quando gli raccontai che il prof. mi aveva insegnato a saltare in stile ventrale, si misero a ridere: già da diversi anni alle olimpiadi di Città del Messico era esploso lo stile Fosbury con scavalcamento dorsale. Con dei sacchi e dei trampoli rudimentali mio cugino mi insegnò questo salto senza avere paura. A scuola, malgrado le remore iniziali dovute alla supposta pericolosità del salto, il professore si dovette rassegnare perché migliorai rapidamente di 15 cm la mia misura precedente. Col gruppo degli amici coltivammo questa passione in proprio, perché abitando in un piccolo centro non c'era una società sportiva e i genitori non erano certo disponibili come quelli odierni a scarrozzare i figli. Mio nonno faceva il falegname e con il suo aiuto costruimmo il nostro impianto da usare nella piazzetta del quartiere. Col tempo diventammo sempre più temerari e passammo addirittura al salto con l'asta, che effettuavamo con le pertiche alte più di due metri che mio nonno usava per costruire gli scaloni. Si prendeva la rincorsa e si puntava la pertica sotto lo scalino del marciapiede utilizzandola come leva: una roba da accopparsi, ma nessuno si fece mai male.

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    1. grande Lucien per questo racconto/ricordo. anche io seguo spesso l'atletica e mi piacciono molto le discipline veloci, fino ai 400 diciamo. in alto in quinta superiore riuscii a saltare 1 e 58. niente di speciale ma per me fu un traguardo incredibile visto che non sono una persona molto coordinata. il professor Balatti era già anziano e malato quando ci prese in carico in prima superiore. fummo la sua ultima ed esclusiva classe. si dedico' a noi anima e corpo. un dittatore/maestrospirituale/insegnante/fustigatore.

      lui mi diceva sempre che ero troppo umorale o stagionale. come ora. i cambi di stagione mi deprimono per settimane.

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