giovedì 16 febbraio 2017

Tama Janowitz/Schiavi di New York; Maurizio Milani/Virginia Raggi; solidarietà a Abbad Yahya; un saluto a Mauro; Elliott


Finalmente questi racconti sono nelle mie mani.
Il primo, "una santa moderna n.271" ha un incipit micidiale:

"Da quando mi ero messa a fare la puttana avevo dovuto vedermela con peni di tutte le forme e dimensioni possibili. Certi grossi, altri raggrinziti e con testicoli penduli. Certi venati di blu che puzzavano di gorgonzola, altri avari. Peni bisbetici, fatati, cosparsi di perle come i grandi minareti del Taj Mahal, peni burloni, striati come la coda di un procione, ardenti, crestati, impossibili, profumati. Piu' passava il tempo e piu' ero contenta di non possedere una di quelle appendici.
Naturalmente avevo un protettore, un tipo fuori dal comune, già candidato a due dottorati, uno in filosofia e l'altro in letteratura americana all'università del Massachusetts. Quando ci eravamo conosciuti faceva il tassista, ma dopo un po' aveva scoperto che quel mestiere non gli lasciava il tempo di seguire la sua vera vocazione: quella di scrittore." (pag. 5)

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Non conoscevo lo scrittore palestinese Abbad Yahya e non sapevo nulla dei suoi libri, della sua fuga, dell'arresto del suo editore, eccetera. Ho incontrato la sua storia ieri su Il Foglio leggendo un articolo di Giulio Meotti (che come al solito ci va giu' sempre come se fosse alla guida di un bulldozer). Dopo essermi informato un po' in rete non posso che mandargli uno straordinario abbraccio.

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Si è spento in questi giorni Mauro. Ed è stata una delle prime persone che ho incontrato una volta arrivato qui a Lugano. Quasi 10 anni fa. Avevo parcheggiato accanto al parco, dove ci sono un paio di panchine che fungono da ritrovo per tossici, spacciatori, alcolizzati, eccetera della città e uscito dall'ascensore mi trovo questo gigante punk che mi chiede della moneta. Avevo solo euro in tasca e lui mi aveva risposto che andavano bene lo stesso. Avevo dieci euro e non so perché glieli diedi. Sapevo bene a cosa gli servivano. Confesso che ero anche un po' intimorito da lui. In tutti questi mi è capitato spesso di incontrarlo. Di lasciargli qualche moneta. Una volta mi chiese dove lavoravo e quando gli risposti "Al cinema", lui scosse la testa dicendomi che ormai facevano solo film di merda.
Un saluto e buon viaggio. E un calcio nel culo a tutti quei moralisti che adesso tireranno fuori necrologi da parrocchia.

Che poi c'è anche una tossica che incontro spesso quando rientro dall'Italia. Staziona attorno ai benzinai appena dopo il confine. in cerca di qualche spicciolo. Le restano pochi denti ma è facile capire che un tempo doveva essere stata una bellissima ragazza. Ha conservato la cura dei vestiti e dei capelli ma il volto è scavato e le mani sono gonfie. Ieri stava fuori dalla porta. Rischiava di essere multata, magari anche arrestata per accattonaggio. Aveva bisogno di soldi. Io non lo so perché ma preferisco dare soldi sempre a lei e a persone del genere piuttosto che ad associazioni, eccetera. 
E ieri l'ho rifatto. 
Le si sono illuminati gli occhi e mi ha ringraziato.
Non m'interessa salvare il mondo.
Di salvare i piccoli, flebili, forse anche inutili, istanti di umanità, contatto umano, sguardo, si', pero'.

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