lunedì 6 febbraio 2017

Su "Il Sole dell'Impero" di Carlomanno Adinolfi (Idrovolante Edizioni)


Chi non ha mai fantasticato sulla Storia? Giocato con le piccole, grandi, immense trame che il Tempo ha disposto prima, durante, dopo, dentro di noi? Nel tempo di un battito di ciglia quante storie si intersecano nell'Universo? Infinite possibilità. Infinite svolte, percorsi, distanze, crisi, luci abbaglianti. Vi siete mai posti la domanda su possibili esiti alternativi della Storia? Personalmente mi sono interrogato allo sfinimento sulle Guerre Indiane immaginando i Nativi che per un motivo o per l'altro vincono tutte le battaglie, Tecumseh e Pontiac che, aiutati dal Grande Spirito, coronano il sogno di federare tutte le tribù e sconfiggono il nemico, i V2 (nutra una passione ossessiva per i V2 dopo aver letto "L'arcobaleno della gravità") o altri armi segrete che ribaltano l'esito della guerra, Napoleone che trionfa a Waterloo. E poi ce ne sono due, che per uno strano caso del destino, almeno del mio di destino, s'incrociano nel romanzo “Il Sole dell'Impero” di Carlomanno Adinolfi (Idrovolante Edizioni, con una straordinaria copertina),  seppur con esiti/percorsi diversi da quelle intrapresi dall'autore prende: Roma Imperiale/Sacro Romano Impero ancora in vita e il Barone Sanguinario ancora in grado di unire popoli e tradizioni sotto un solo vessillo. 

Quello di Carlomanno Adinfoldi è stata una vera sorpresa. Prima di leggerlo avevo due pregiudizi, uno era di carattere squisitamente letterario/ucronico. Ho sempre amato l'ucronia nelle sue varie sfumature (letterarie, filmiche, fumettistiche) ma ultimamente tutte le volte che mi sono imbattuto in una nuova narrazione ucronica (e anche in qualcuna del passato) mi sono apparse statiche, senza carne, esteticamente piacevoli ma poco passionali, poco dense di vita e suggestioni, macchinose, vuote e incapaci di unire realtà e fantasia. Per dire, fra le mille letture ritrovo sempre splendido “Watchmen”, per come riesce a creare un mondo-altro e per il suo tono realistico, dolente, furioso, dolce, feroce che ti fa sentire quel mondo, che è già un mondo di fantasia, come reale, come se bastasse aprire una porta e finire in quel mondo. per quell'aspetto dolente, doloroso, feroce, sul mondo. Per questo motivo avevo paura che il romanzo di Adinolfi fosse l'ennesimo prodotto trascurabile. Divertente ma magari nemmeno troppo.

Dall'altro, conoscendo la biografia dell'autore e leggendo una sua intervista, temevo che il romanzo fosse eccessivamente ideologico con la narrazione soffocata dal peso sfiancante della politica, dal “messaggio” a tutti i costi, esaurendosi in un pistolotto politico, con poi quel retrogusto moralisticorivoluzionario di qualsiasi colore che mi sta abbastanza sui coglioni. Cosa che per esempio non accade nei romanzi di Drieu e rileggendo “Gilles” si percepisce la grandezza dell'autore nel mantenere il giusto equilibrio fra tematiche, stile, emozioni, storia.

Pagina dopo pagina “Il Sole dell'Impero” ha invece dissipato positivamente gran parte dei miei dubbi e mi viene spontaneo scriverne come di una sorprendente anomalia letteraria e culturale nella nostra penisola. Un romanzo ucronico credibile e affascinante, godibile, trascinante e insieme manifesto politico che unisce riflessione sul Passato, sul Presente e soprattutto intenzionato a gettare un ponte verso il Futuro.

Adinolfi ci trasporta in un mondo della metà del Ventesimo Secolo, appena uscito dalla Prima Guerra Mondiale col Sacro Romano Impero che ha superato il Medio Evo e prospera nelle vesti, nemmeno troppo celate, del Ventennio Fascista (con tanto di dibattito interno culturale, dissidi fra le varie anime), con Roma capitale, un Imperatore, una federazione di popoli che unisce Italia, Germania e Belgio i monumenti ricostruiti, i riti ancestrali ripristinati e un profilo futuristico dai palazzi immensi, treni sopraelevati, Zeppelin che atterrano sui tetti dei palazzi. Intorno un contesto geopolitico simile ma anche no a quello degli anni '30. Rivoluzione bolscevica in espansione, Inghilterra coloniale, Francia in crisi d'identità, Stati Uniti che vivono ancora la separazione fra Nord e Sud, l'Asia sconvolta da conflitti fra nazionalisti, comunisti, popoli in cerca di libertà, un Medio Oriente instabile dopo la caduta dell'Impero Ottomano, il Giappone indeciso fra sfida imperiale, svolta asiatica, nazionalista. E il Capitale, la Finanza, le le Borse, gli speculatori che tramano per il controllare il mondo intero. È un mondo in crisi, prossimo a una nuova guerra mondiale, scosso da sottili e striscianti conflitti sotterranei, clandestini, ma soprattutto percorso da trame oscure capaci di scuotere l'intero universo. 

Punto di partenza della narrazione è la scomparsa del professor Amaraco, scienziato dell'Impero, impegnato nella costruzione di nuove/strane armi ed esperto di fisica quantistica. È stato rapito, fuggito, ucciso? Quali segreti nascondeva il professore? Per far luce su questa vicenda si allestisce fra scontri armati, attentati sventati, inseguimenti, incontri fortuiti, ricevimenti una sorta di Compagnia dell'Anello Imperiale composta dal giovane giornalista Andrea Alcis, il professore francese Dauphin, l'enigmatico capitano dell'esercito imperiale Vertrago, la bellissima e intrattabile giornalista Ary il soldato teutone dal passato misterioso Ivard che si scontrerà con forze oscure di tutto il mondo, ingaggiando una battaglia senza tregua che li condurrà da Roma a Parigi e poi in Libano, Egitto, Estremo Oriente e oltre i confini dell'universo per come siamo in grado di concepirlo.

Evito opportunamente di aggiungere ulteriori particolari sulla trama e le sottotrame perché impedirei il pieno godimento della lettura di un romanzo che unisce la Storia conosciuta a quella che scaturisce dalla fantasia, in un turbine di suggestioni futuristiche, fisica quantistica, archeologia, teorie complottista, avventura, filosofia, buddhismo, fascismo, tesi eretiche, steampunk, spy story ed è un vero orgasmo muoversi fra tutti questi riferimenti alcuni dei quali si colgono immediatamente, altri che invece crescono lentamente, altri che sfuggono, che si celano, che si creano esclusivamente nella nostra testa. Potrete trovare riferimenti a Guenon, Evola, Indiana Jones, Stargate, Stephen King, La leggenda degli Uomini Straordinari, il Barone Von Urgen, Berto Ricci, Tintin (le scene d'azione mi hanno ricordato molto le sue avventure), Degrelle, Blake e Mortimer, Proyas, Tolkien, Jack London (al di là della Mongolia, i lupi mi hanno ricordato molto Zanna Bianca), il Thomas Pynchon di “Against the Day”, Verne, Ezra Pound, Critica Fascista e tutto il dibattito culturale fascista, il Ventennio in generale, Edgar Rice Burroughs, Lovecraft e chissà quanti altri riferimenti si potrebbero fare. 

Relegare “Il Sole dell'Impero” alla dimensione di romanzo riuscito, bello, ma esclusivamente d'evasione sarebbe un errore. Innegabile in questo romanzo è la dimensione politica, ripeto, quasi da manifesto. L'autore è un esponente di primo piano di Casa Pound, i riferimenti alla Tartaruga sono presenti nel testo e di grande interesse, sprone al dibattito/confronto/scontro, sono le riflessioni, evidenti, chiare, sferzanti sul mondo attuale, svolte attraverso un totale (e per questo ho scritto di anomalia) ribaltamento narrativo: con i “Cattivi” che nel romanzo sono quelli che il Pensiero Unico definisce solitamente come “Buoni”, mentre l'Impero, i Fascisti da sempre additati come “Cattivi” sono i “Buoni” della storia, coloro che cercano di salvare il Mondo, di preservare l'Umanità.

In tutto il romanzo sono presenti, sia in maniera esplicita sia risolti attraverso gli eventi, bordate contro una certa psicanalisi d'accatto, l'egualitarismo, l'immigrazione/invasione, il femminismo come moda/ragione di vita, la Finanza, il capitalismo, il mito del Progresso, la Ragione che si trasforma in prigione, il conformismo, la Globalizzazione, il pacifismo senza senso e tanto altro che a discuterne non basterebbero cento pagine. 

Non tutto funziona in questo romanzo. Forse ci sarebbe stato bisogno di una sfrondata in alcune sezioni mentre altri passaggi sembrano risolversi in maniera eccessivamente affrettata. Altre pagine si fanno invece troppo macchinose, con discussioni troppo esplicative, troppe parole insomma, mi permetto di scrivere, in quei discorsi politici che a volte si fanno anche enfatici e noiosi. Peccati veniali ma su cui l'autore potrebbe riflettere in vista di un'ulteriore pubblicazione.

C'è una sensazione però che mi ha attraversato per tutta la lettura di questo romanzo che ho letto in due giorni tanto mi trascinava. E sto parlando di una coraggiosa sensazione di bellezza e luce. Luce e bellezza mi hanno avvolto mentre leggevo. Luce e bellezza che mi  ripulivano l'animo e il fisico da tutte le fatiche delle inutili giornate lavorative. La strana sensazione di vivere una sorta di rito purificatorio. Doloroso ma anche necessario. Nel silenzio del mio appartamento di un palazzo anonimo, circondato da altri palazzi anonimi e nel cielo, la sagoma di uno Zeppelin che si accende fantasma. Il viso del Barone che mi sorride.

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