mercoledì 22 febbraio 2017

In breve su "Schiavi di New York" di Tama Janowitz (Bompiani); Kyar, Millwall


“Schiavi di New York” di Tama Janowitz (Bompiani, traduzione di Rossella Bernascone, titolo originale “Slave of New York”, 1986) mi ha soddisfatto a metà. Alcuni racconti sono convincenti altri meno. Alcune volte la sensazione di leggere due volte lo stesso racconto. Interessante l'idea di legare i racconti, di riprendere i personaggi con l'effetto di creare una narrazione quasi romanzesca. Talvolta si ha la sensazione di una narrazione rimasta solo in superficie, con personaggi, quasi tutti artisti (falliti, pompati, decaduti, a un passo dal successo) ai quali è difficile affezionarsi. New York invece risplende nelle sue contraddizioni, sporcizia, effetto spolpante. Forse i racconti migliori sono quelli brevissimi. Sicuramente inferiore all'altro classico “Le mille luci di New York” di Jay McInerney. Ci sono dei lampi però favolosi, soprattutto quando scrive di personaggi femminili e la narrazione si fa più intimista. Credo comunque che sia un libro da ristampare, sicuramente con una traduzione aggiornata e revisionata.

Trascrivo l'inizio di uno dei racconti migliori “ode all'eroina del futuro”:

Alla fine mia sorella si buttò nuda dalla finestra del settimo piano. Questo accade in seguito a una lunga serie di eventi. Non riusciva a farsi ridare la patente. Lo stato le aveva fatto fare il test per la guida in condizioni di ubriachezza, e così era incappata in personaggi pericolosi – una specie di guru che la convinse che qualsiasi cosa lei avesse fatto, non avrebbe cambiato la realtà delle cose. Tali erano i fati degli eroi dell'antica Grecia: alcuni perirono sotto Tebe dalle sette porte, che era una battaglia; altri morirono a Troia, lottando per Elena. Quelli erano figli di dei e di donne mortali.
Ma non sta scritto come morirono gli altri: alcuni perché costantemente tormentati, altri infastiditi, altri perché il mondo era un posto troppo grande per loro. Comunque non era destino dei figli e delle figlie di dei e mortali di starsene in giro a lungo; mia sorella tornò a quei tempi lontani. Nella Grecia antica la prima razza di uomini era fatta d'oro e vivevano come dei, senza fatica né dolore, e non erano soggetti alla vecchiaia, ma si addormentavano nella morte. Ma sto parlando di mia sorella. La razza di uomini d'oro era vuota dentro e si piegavano e fondevano facilmente. La vidi solo un'altra volta prima che morisse: eravamo d'accordo che l'avrei incontrata in uno di quei bar in cui passava tutto il tempo quando non beveva, si drogava o pescava uomini. La incontrai all'Arcipelago gulag, con l'amico del momento.” (pag. 218)

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Da ragazzino a Pesaro, conobbi un ragazzino inglese. Si chiamava Kyar. Suo padre era un professore di inglese universitario innamorato dell'Italia e della storia medioevale italiana, sua madre un insegnante di filosofia. C'era anche Margaret, una bambina pestifera tutta lentiggini che sognava di uccidere un delfino. Poi una mattina trovarono per davvero un delfino morto sulla spiaggia e per il resto della vacanza Margaret non smise più di piangere. Kyar preferiva il rugby ma giocava a calcio. Era una specie di trattore. Un difensore roccioso. Un giorno esagerai coi tunnel e le finte e cominciò a picchiarmi sugli stinchi e sulle caviglie. Se avessimo avuto più tempo probabilmente saremmo diventati buoni amici. Tifava Millwall. Mi spiegò delle varie rivalità cittadine e non solo. Io gli spiegai che quando si giocava Lecco-Como succedevano sempre incidenti e scontri fra le tifoserie e con la polizia. Ho ripensato a lui leggendo della vittoria sul Leicester. Qui c'è un bel video. Vabbé, tanto per farlo sapere ai tifosi del Millwall, io preferisco il West-Ham.

2 commenti:

  1. Rispetto massimo per le Fans del WH (anche se da quando gli hanno cambiato stadio, ahimè, hanno perso di credibilità) ma ogni singolo tifoso del Millwall gli piscia in testa.

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    1. Finalmente un po' di tifo come piaceva a me.

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