sabato 21 gennaio 2017

Zavorre, tre libri, perché acquisto libri e film e non scarico quasi mai


Mi chiedo spesso cosa mi sarebbe potuto accadere negli anni '30 in Italia, Russia, Stati Uniti, Germania, Giappone, eccetera. E sempre mi son risposto che avrei fatto una brutta fine ovunque. Non solo per le mie idee ma anche per il mio fisico gracile, la mia depressione, il mio essere indisciplinato. "Zavorre" è un libro in uscita a fine mese per Einaudi. Parla dell'Aktion T4. Probabilmente io in Germania avrei fatto questa fine. In Francia e Italia mi avrebbero fatto fuori i comunisti. In Russia sarei finito nei gulag all'istante. Solo ipotesi.

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Sono cresciuto con cassette registrate, cd masterizzati e ho scaricato per un certo periodo film e dischi. Da parecchio tempo a questa parte ho detto basta. Senza moralismi e senso di purezza. Capita ancora che mi salti fuori un disco da scaricare. Negli ultimi dieci mesi sono stati tre. Il resto li ho acquistati. Una cernita, usufruendo anche delle possibilità di pre-ascolto che Internet offre. 
Ma continuo a pensare, pur conoscendo tutti i discorsi su case discografiche, introiti, bla bla bla, eccetera che sostenere fisicamente un gruppo, un regista, un cantante sia soprattutto un segno di rispetto nei suoi/loro confronti. 
Ecco, io la metto nel segno del rispetto. 
Rispettare la sua fatica, chi ha lavorato con lui e per lui. Chi lo ha sostenuto. 
Suonare, scrivere, recitare non è una perdita di tempo e nemmeno un hobby. Non è un gesto gratuito, a meno che il singolo artista non decida di farlo autonomamente. 
L'artista puro, senza soldi, che non cerca soldi, che non mangia, che non ha figli, che non deve pagare un affitto è qualcosa di assolutamente folle e irreale. 
Sono uno che ha sempre pensato che accanto allo scrivere ci dovesse sempre essere una professione ma mai che lo scrivere fosse gratis. 
Ma quando andate a lavorare, anche il vostro secondo lavoro, non chiedete soldi?
Quand'ero un ragazzino e aiutavo un signore a sbrigare piccole cose nei suoi campi, lui mi pagava con uova e latte da portare ai miei genitori.
Organizzare un tour costa. Produrre un disco costa. Girare un film costa.
E finisce sempre che poi siano sempre i figli di papà a permettersi molte possibilità. 
Anche perché se hai un lavoro non è semplice organizzare il tutto.
Ormai sembra che tutto debba essere gratuito, salvo poi lamentarsi di eventuali sponsor, sostegni, eccetera. 
Ovviamente, nessun discorso sulla partecipazione alla costruzione di un evento...perché insomma, troppo sbattimento...e poi non ricevo neanche un soldo...ci si fa belli e intelligenti e grandi intellettuali con le fatiche altrui...
Parlavo con mia cugina. Sul suo pc ha trecento dischi. Nemmeno uno acquistato. Non vede un film se non scaricato. 
Discorso complesso ma è come quelli che vogliono assolutamente i pomodori anche nella stagione sbagliata. 
Oppure che chiedono che in un cinema i biglietti siano pari a zero, senza preoccuparsi del personale, delle spese, della produzione (e ripeto i margini di profitto esistono, siamo nell'era del dominio capitalistico, mica nel paradiso socialista).
Personalmente poi non mi piacciono nemmeno quegli scrittori che organizzano veri e propri tour di presentazioni. Capisco, fino a un certo punto, i saggi ma la narrativa...dai su, non c'è un vero bisogno, c'è già il libro. Alla fine, da queste presentazioni, cio' che emerge è l'ego legittimo dello scrittore e dei presentatori, le discussioni laterali senza fine, condite da divagazioni politiche, argomentazioni frustranti sul futuro delle librerie, dei libri, della scuola, sulle politiche del governo per favorire la cultura e altri soliti discorsi di bla bla bla. 
Ok, le interviste, ok il minimo sindacale ma tutto il resto mi sembra superfluo per uno scrittore.
Non mi piace questo trend contemporaneo di scrittori e scrittrici che devono essere bravi a presentare, a parlare, a vendersi, a promuoversi.
Ma chiudo perché mi son fatto pesante e preferisco andare a bere della birra.

8 commenti:

  1. Per fortuna 20 anni fa è arrivato Napster e da un po' di anni esiste lo streaming. So solo io quante fregature mi sono preso da giovane affidandomi alle recensione dello stronzo di turno.
    Sul cinema discorso diverso: un conto è cercare e scaricare quegli ottimi film (e sono parecchi ogni anno) che in Italia sai già al 99% che non vedrai mai, un altro è guardarsi in un pessimo streaming o in schermi ridicoli film che meritano il buio e la magia della sala: un insulto alla 7° arte.

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    1. Ciao, anche io ringrazio internet, principalmente youtube, siti, bandcamp x avermi permesso di ascoltare dischi in anteprima (Napster nn so co sia) ma ho bisogno di ascolti fisici e di riascolti continui. Senza bisogno di star dietro a troppe cose. Nn lo so, ti dico savages acquistato in cd, baustelle idem, fin before you came, l'ultimo di Spartiti. Cerco di acquistarli nei negozi o direttamente dai gruppi. Cercando un contatto

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    2. Ovviamente taglio su altre spese. Zero uscite, zero pizze e bla bla bla. Guadagno poco nella vita

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    3. E se nn ho la possibilità preferisco nn guardare e nn ascoltare. Il "a tutti i costi" nn fa più x me.

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  2. Napster è stato il primo programma di file sharing a cavallo del nuovo millennio. Durò un paio d'anni, poi fu chiuso. Subito dopo arrivò eMule.

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    1. Ok. Noi abbiamo tenuto x un po' eMule ma poi basta. Lo sai già, io nn guardo nemmeno robe in streaming e nn ho tv a pagamento. Perdo qualcosa, non sto al passo ma fa niente. Mi piace rileggere, riscoprire e magari trovare nuove strade in questi ritorni al passato. E intanto rispondo mentre cucino x tre giorni e bevo birra

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  3. anche io acquisto un sacco di libri...
    tantissimi... ma film mai, non compro mai film
    ho sky e tra poco avrò netflix, quindi non ne ho bisogno

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    1. Ciao, io lavoro da anni al cinema e ti confesso che non riesco quasi piu' a guardare film in sala. Se lo faccio mi sposto in altri cinema. Io non ho sky e netflix e mi arrangio come riesco.

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