giovedì 12 gennaio 2017

Uno

X. è un mio collega. Uno dei miei responsabili. In pratica il vicedirettore. Uno che non legge libri e non ascolta musica se non quella che danno in macchina e nei locali o nelle discoteca. Uno che non ama il cinema anche se ci lavora e se guarda un film si lamenta appena si fa un po' lento.. Uno che va a prostitute in Estremo Oriente. Uno che detesta la gente. Uno che mette pressione a tutti. Uno che un giorno ti saluta e per due mesi no. Uno che la sa lunga su tutto. Uno che non sa cosa sia un museo. Uno che disprezza il genere umano intero. Uno che i suoi soldi li spende in macchine sportive. Uno che mi ha distrutto giornate intere per delle stronzate. Uno che va in palestre per tamarri inverosimili. Uno che ha fatto scenate inverosimili a colleghe basite rasentando una violenza assassina. Uno di cui tutti si lamentano. Uno, il solo, che mi parla come ha fatto oggi. Arrossendo e ponendomi domande personali sulla mia vita, sulla compagna, sul mio passato, sul mio starmene per i cazzi miei. Uno col quale sento una strana affinità. Quella che unisce i marginali. Gli "ombrosi". I depressi. I detestabili. Gli impresentabili. Parlare con lui mi piace anche perché resto quasi sempre zitto. Preferisco lui alle presunte artiste con le loro gallerie d'arte, i loro studi, le loro famiglie del cazzo, la loro puzza sotto il naso, i loro reportage da tutto il mondo.  Lui ai custodi di concerti da sballo, giochi online, canne a iosa. A tutti loro preferisco di gran lunga lui che si addentra in improbabili riflessioni filosofiche sul senso della vita delle orientali. Lui, con tutte le sue manie da psicopatico, a tutto il resto.




2 commenti:

  1. Certo che è una bella scelta: tamarraggine al quadrato contro puzza sotto il naso...
    Sarei in seria difficoltà a trovare affinità!

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    1. io non frequento nessuna di queste persone fuori dal lavoro ma sul lavoro continuo a preferire questo X.

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