domenica 1 gennaio 2017

Un altro anno, Andre Dubus, libri, appunti, Sultans Of Sentiment

- Un altro anno. Al di là della mia indifferenza per tutte queste feste (tranne il solstizio), credo che la mia totale indifferenza per Capodanno sia dovuta a mia madre. "Una noia. Tutto. Botti, festeggiamenti, auguri, televisione, cenoni", diceva.

- Ieri sera un bambino uscito dalla visione di "Oceania" al mio "Ciao" mi ha risposto "Ti voglio bene" con occhi commossi. Poi i miei di occhi stavano quasi per sciogliersi in mille lacrime. Molte volte ieri sera ho incontrato clienti stronzi, maleducati, invadenti, spocchiosi, menefreghisti, ignoranti, idioti. Di tutte le età e di tutte le classi sociali. Gente che poi vengo a sapere si sfoga sui social criticando di qua e di là. Lasciamo perdere.

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Sono tornato dal lavoro tardi ma alle 5 ero già in piedi a leggere Dubus. Un racconto dietro l'altro. Uno piu' intenso e emozionante dell'altro e mi ha salita subito la voglia di rileggerli, di ritornare su alcuni particolari. 

Lascio il finale del racconto: "Se conoscessero Yvonne":

"Ogni tanto, uno dei due si fermava e fissava l'acqua e si toccava la patta dei pantaloni, e mi ricordai di quel giorno caldo, proprio come questo, quando avevo sedici anni e mi volevo tagliare l'uccello. Affondai la mano nel ghiaccio e presi una birra fredda per Janet e pensai a Yvonne seduta a quel tavolo da cucina alle tre del mattino, stanca, col rossetto sbavato, gli occhi fissi in un punto imprecisato fra le persone che affollavano la stanza. Poi guardai i ragazzi sdraiati sul ventre, intenti a pescare un altro granchio, e sperai che crescessero bene, con quei loro piccoli corpi forti e quei cuori gentili." (pag. 68)

- Un libro che leggero' fra non molto:


(qui)

- Riflettendo sul messaggio, predicozzo grillino di fine d'anno rispondo con le parole di Nicolás Gómez Dávila:

"(220) L'unica povertà che è scellerato osservare in modo tranquillo è la povertà degli altri. Fare l'elogio della rinuncia solo dopo aver rinunciato, della povertà solo quando siamo poveri, è regola di semplice rettitudine. Il rinunciare è uno dei gesti piu' nobili, ma cio' che di norma suscita in chi lo applaude è una crudele ipocrisia o una vendetta segreta."

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