venerdì 20 gennaio 2017

Rileggendo "Il gregario" di Paolo Mascheri (Minimum Fax)


L'autore è parte della mia vita.
Ieri sono tornato a rileggere il suo "Il gregario" (Minimum Fax).

Non dico nulla, mi limito a trascrivere un lungo passaggio che sembra la mia radiografia.

"Sono le nove di sera. Sta guidando senza una meta in giro per Arezzo.
Lungo via Veneto un gruppo di nigeriane cammina diretto verso la zona industriale. Guida il gruppo una negra massiccia e alta con le treccine: ogni tanto si volta a vedere che ci siano le altre. Come un capobranco che conta gli altri lupi. Oltrepassa le luci dei negozi cinesi inframmezzate dalle luci dei negozi italiani. Ne sono rimasti pochi, di negozi italiani, e quelli rimasti hanno il tricolore e le scritte Italian Store in vetrina.
Ripensa alla madre di Luca che aveva un negozio di vestiti all'angolo con via Isonzo, fallito perché la concorrenza cinese era spietata.
Prende via Guido Monaco. Nei giardini ci sono solo extracomunitari: alcuni fanno a botte mentre altri si ubriacano. Ormai tutta la zona è diventata una terra di nessuno dedita allo spaccio e alla delinquenza, e la polizia nemmeno ci fa piu' caso.
È questa l'occasione del multiculturalismo? È questa la bellezza delle città multietniche? Perché nelle arti prevale un'ideologia becera e sciocca che deve sostenere per forza di cose che il multiculturalismo è bello e che tutti gli immigrati sono buoni e sfruttati? Perché in Europa non si puo' criticare apertamente il multiculturalismo o l'Islam senza essere considerati dei nazionalisti analfabeti?
È davvero l'eco delle paura dei totalitarismi o l'Europa è ostaggio di un'unica lobby di pensiero?
Queste sono le domande che si fa. Non ha mai sopportato la filantropia facile né il terzomondismo né l'egualitarismo d'accatto. Se gli capita di vedere un film ideologico o leggere un libro di uno scrittore troppo schierato, lui molla la presa.
A un livello piu' profondo sa che non riesce a provare compassione per la pletora di slavi e marocchini ubriachi che vede in giro.
Lui riesce a provare compassione solo per la disciplina. Prova compassione per gli impiegati che, vestiti come manichini, si sottopongono al sacrificio del lavoro, prova compassione per chi paga le tasse, per gli insegnanti sbeffeggiati dagli alunni, per i borghesi rapinati.
Pur non credendo a nessuna ricompensa eterna, prova compassione per chi vede la vita come un sacrificio a cui non si puo' e non si deve sfuggire. Un sacrificio la cui ricompensa sta solo nella consapevolezza del sacrificio stesso, nella consapevolezza di essere vivi adesso e ora e di star sprecando l'unica vita che si ha. (pp. 29-31)

5 commenti:

  1. Forse anche per troppa superficialità, perchè se si parla di criminalità interna va bene, se si riferisce ai migranti si (s)cade nel razzismo. Siamo anche manipolati da storture del "politicamente corretto". In questo gioca contro la mancata integrazione territoriale, si vanno cioè a creare dei veri e propri ghetti all'interno delle città.
    Mi torna in mente la distopica Los Angeles di Jena Plissken o L'odio di Kassovitz. È molto complesso il discorso e molto poco affrontato seriamente, lasciando da parte la politicizzazione di fenomeni così delicati e devastanti.

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    1. Discorso lungo e complesso. Il mio consiglio è quello di ricercare questo romanzo di Paolo.

      Mi limito solo a dire che tempo fa io e mio padre, col quale praticamente sono sempre in disaccordo, parlavamo con altre persone tutte di sinistra di quanto stava accadendo nei palazzi dove sono cresciuto e dove vive mio padre. Mi sono accorto che mio padre veniva preso per il culo, deriso, mentre raccontare dei furti a ripetizione che avvenivano nei palazzi, della gente che non pagava le tasse condominiali ma si abbonava a Skype, che si riempie di iphone e cenoni mentre lui, senza soldi, continua a non perdere una scadenza di tasse. Consideravano le sue preoccupazioni cose di poco conto. Sorridevano dell'anziana che vive sul mio stesso pianerottolo, e con la quale sono cresciuto, che è stata svaligiata tre volte negli ultimi tre anni. Spesso, non sempre ovviamente, stranieri. Ascoltare questo urlo di disagio, questo dolore, questa insicurezza sembra una roba da razzisti.

      A me non interessa altro che ascoltare e ridare dignità a questo dolore.

      Dimenticavo, a noi rubarono l'unica macchina di famiglia, che poi fu recuperata.

      Da famiglia antirazzista e sinistra reagimmo come si deva ma senza macchina e pochi soldi praticamente saremmo finiti in merda.

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  2. aggiungo solo che tutti quei programmi che passano in tv che discutono di questi problemi sono inguardabili. quelli di destra e quelli di sinistra.
    c'è mia zia che vive in un palazzo di case di cooperativa. è l'unica brianzola rimasta. ha 86 anni, è vispa, razzista a prima vista ma in realtà apertissima con tutti gli immigrati che sono entrati nel palazzo. li ha aiutati sempre. come poteva. una roba che mi ha sempre fatto sorridere. all'inverso la cosa non c'è mai stata. lei prosegue, perché é una persona con la schiena dritta. va poco in chiesa, crede poco ai santi. Céline scriveva che tutto è permesso ma non dubitare dell'Uomo. ecco, io ho tanti dubbi sull'uomo. uso, la minuscola.

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  3. Il razzismo è un' altra cosa, non certo quello che spacciano i nostri politicanti con la schiera di giornalai a :) ciao

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