sabato 22 aprile 2017

Michele Scarponi, stati lavorativi, film per grandi e piccini, letture, Patrizia Cavalli, Mario Vattani, La notte di Valpurga, elezioni francesi


Per un ossessionato di ciclismo come me è un giorno tristissimo. Ciao Michele. Un abbraccio a tutti i suoi cari.

------------

Sono giorni che entro ed esco da stati lavorativi. Se non lavoro, recupero dal lavoro. Se lavoro, sto recuperando dal lavoro. Quando sto mangiando mi sfogo. Quando sto dormendo vivo d'incubi di ogni genere. Sono anni che se dormo almeno due o tre volte a notte mi sveglio sudando freddo e nel panico totale. A colazione sono sopraffatto da ondate di rabbia e dal desiderio di fare a pezzi i miei responsabili. Sono tentato dal prendere qualche tranquillante e sonniferi appena torno dal lavoro. Stendermi sul letto e dormire. I giorni liberi servono solo a recuperare dal lavoro. Faccio voto di silenzio. Evito di parlare di lavoro. Evito di ipotizzare futuri alternativi perché piomberei nella depressione piu' nera e mi potrei solo chiudere in bagno e starci per ore, sdraiato nella vasca. E non mi sento di invidiare chi vive altre vite. L'invidia non fa per me. Una volta a uno psichiatra dissi che la temperatura del mio desiderio di vita si misura da come leggo. Di questi tempi leggo spesso svogliato. Riconosco pagine incredibili, romanzi, saggi, raccolte di poesie interessanti ma spesso mi sento preso dalla depressione anche mentre sto leggendo e devo chiudere tutto, impossibilitato a proseguire. Jude di "Una vita come tante" è forse il personaggio letterario che mi sono sentito piu' vicino negli ultimi anni. 

....

C'è un film che sta girando bene al cinema, Baby Boss. Ecco, dopo averne visto vari spezzoni capisco anche di essere invecchiato, di far parte di un'altra generazione, perché io continuo a pensare, per esempio, che un bel film a cartoni animati per grandi e piccini possano essere questi tre. Superdisneyani e bla bla bla bla ma per me sono bellissimi.






A proposito di libri:


-qui-



.....


Domani è giorno di elezioni in Francia. Circolo Proudhon/L'Intellettuale Dissidente fanno uscire questo libricino scaricabile gratuitamente.



"Mes chers amis,

Cette fin de campagne de premier tour est sombre, elle souligne à quel point les enjeux sont immenses.

Je veux rendre hommage à nos forces de l’ordre, à nos courageux policiers et en particulier à Xavier Jugelé, lâchement assassiné dans la force de l'âge hier soir par un terroriste. Qu'il repose en paix, après avoir servi la Nation jusqu'au sacrifice ultime, et que sa famille, ses proches, soient assurés de notre immense solidarité.

Ce drame épouvantable nous rappelle combien la situation est grave, à quel point le cauchemar continue.

J’ai souvent rappelé les mesures que je propose pour lutter contre le terrorisme et l’islamisme. J’en ai beaucoup parlé, seule et dans le désintérêt général de mes concurrents, dans chacune de mes réunions publiques, parce que je considère que c’est un sujet crucial pour l’avenir de notre pays, de nos enfants. La menace est réelle, constante, les politiques, de droite comme de gauche, sous les deux derniers quinquennats, n'ont rien fait. Cela doit changer. Il est temps d'agir. Nous devons prendre conscience de l’importance des enjeux et décider les mesures qui s'imposent. Je le ferai, sans faiblir, en accord avec vous.

Dimanche, je vous appelle solennellement à aller voter et à faire voter tous ceux que vous connaissez. C'est important. Le vote est bien plus qu’un droit pour les citoyens, c’est un devoir. Et, dans la situation où se trouve notre pays, c’est un devoir vital. Chaque bulletin de vote a un poids immense. Chacun doit sentir la mission dont il est investi et l’importance du choix que notre peuple est amené à faire. Aucune voix patriote ne doit manquer à la seule candidature utile pour la France. Plus que jamais, les Français doivent s’unir pour défendre et protéger leur pays, leur modèle social, leur identité.

Courage, restez unis, fiers, courageux, je compte sur vous comme vous pourrez compter sur moi, et bon vote !

Marine Le Pen"

.....


giovedì 20 aprile 2017

Fabbriche, Ellekappa, Koji Wakamatsu, Léon Daudet




Della mia infanzia, adolescenza e giovinezza mi mancano le fabbriche che circondavano casa mia, che sfioravo per andare a scuola, dove entravo per andare a salutare mio padre. Le officine, le tessiture, gli impianti produttivi, quelli di smaltimento, le acciaierie, le siderurgie, i cementifici. Mi mancano i capannoni dove ho lavorato e dove ho caricato e scaricato merce e i magazzinieri che mi pigliavano per il culo perché ero una frana col muletto. Mi mancano i tetti d'Eternit, le inferriate rugginose, i container con gli scarti, l'odore di sostanze chimiche che si portava a casa mio padre, le roccatrici. Mi mancano gli operai che entravano e uscivano dai cancelli, la sirena, le tute blu, le portinerie. Mi mancano i camini col loro fumo nero, grigio, bianco. Mi mancano i camion, i furgoncini, i treni merci. Mi mancano i colleghi di mia madre e di mio padre che mi offrivano sempre qualcosa quando li incontravo. Mi mancano i volantini che scrissi con una delle menti piu' brillanti che io abbia incontrato nella mia vita.
Mi mancano senza retorica o nostalgia operaista, di classe, sindacale, sviluppista, capitalista. 
Non so nemmeno perché mi mancano queste fabbriche, questi scantinati dove si tesse anche di notte.
Forse perché sto invecchiando e si tende a ricoprire il passato di melassa. O forse perché mi manca quella sensazione fisica di sudore, fatica, sporcizia, malattia che mi sentivo addosso, dentro ai polmoni, fra le mani. Quando ancora pensavo che la mia vita sarebbe cambiata, che qualcosa di buono sarebbe accaduto prima o poi.
Ci ho pensato ieri rivedendo Il cacciatore che si apre e si chiude a Clairton, sulle sue acciaierie, sui cumuli neri di scorie e mi sono commosso piu' a rivedere quelle scene che tutto il resto del film.

....

Non amo molto Ellekappa ma questa vignetta é molto bella:



.......



-qui-

-qui-

.....

Come il mio legame col Front che va al di là di ogni vostra possibile considerazione, ipotesi, supposizioni. 



«Nous ne nous résignerons jamais à la dépossession de notre souveraineté nationale, nous ne nous résignerons jamais à ce que l'insécurité chronique et le terrorisme deviennent le quotidien des Français. Nous allons tourner le dos à cette gauche qui sous couvert de progrès et de prospérité a étendu partout la misère et le désespoir.

Je serai la Présidente qui protège, la Présidente des Français qui veulent continuer à vivre en France comme des Français ! Et je serai la seule à le faire, car je serai la seule à assumer le bras de fer avec l'Union européenne et à m'engager à redonner à la France le plus sacré de ses biens : sa liberté ! »
Marine Le Pen

....


martedì 18 aprile 2017

Negozi chiusi durante le feste, propositi, Sophia, Mariana Enriquez, Il cavallo rosso, Adriano Scianca

Lo so che i tempi stanno per cambiare anche qui, che sono in tantissimi qui quelli che vorrebbero negozi aperti 7 su 7 e con orari prolungati come in Italia ma io sono strafelice di vivere in un Paese come la Svizzera dove i negozi (anche bar e ristoranti) nelle feste religiose e civili sono per la stragrande maggioranza chiusi. Vivo tra l'altro in una città a vocazione turistica e questa è un'altra delle anomalie che mi riempie il cuore. Ha i suoi svantaggi, certo, bisogna sapersi organizzare e se ti manca qualcosa spendi un occhio nella testa nei market annessi ai benzinai o nelle stazioni ferroviarie.
Questa pace.
Questo silenzio.
Almeno per un giorno, due, non dico tanto.
Ma come si fa a non sentirne il bisogno?
Ieri per ben tre volte dei turisti italiani mi hanno chiesto "Ma come fate?"
Avevano tutti cinquant'anni e non sapevano come rispondersi da soli.
Che tristezza.
Che pena mi fanno gli esseri umani ridotti a questi scheletri.
....

Uno dei propositi delle prossime settimane è tornare di piu' nei boschi, camminare, salire in montagna, superare le mie paure come fa la mia compagna, aspettando che il lago si faccia abbastanza fresco per tuffarmici. Visto che anche quest'anno niente vacanze.

.......



-dentro a questo live c'è una parte fondamentale della mia vita-
-e dentro a questo live c'è una canzone fondamentale per il romanzo che sto scrivendo da tanto tempo-


....



............


"Il cavallo rosso" di Eugenio Corti era uno dei romanzi preferiti da mio nonno, o meglio uno di quelli che nel leggerlo lo avevano piu' scosso e coinvolto. Lo ripropone da oggi Il Giornale.

sabato 15 aprile 2017

Brutale, camminare, Drieu/Theoria

"Quando sei fatto come me, devi accontentarti di quello che arriva".
(Hanya Yanagihara)

........

Ormai riesco a salire sugli autobus solo quando sono vuoti o ci stanno solo poche persone.
A Lugano è piu' facile perché è una piccola città ma già tre persone sono spesso una folla per me.
Le metro milanesi sono una tortura che sconto solo per sottomissione a mio padre e mia sorella. Quando sto su un vagone sperimento le lezioni di meditazioni, recupero gli stati di coma etilico per assentarmi, per evaporare dall'ansia e dal dolore.
Un tempo riuscivo a uscirne indenne, adesso appena scendo da una metro o da un bus affollato mi viene da vomitare.
Stessa cosa vale per i treni, gli aerei.
Mettermi a fare un check-in o in fila per un biglietto mi fa venire voglia di scappare via.
I taxi non li prendo mai ma se potessi permettermeli e avessi fretta girerei solo in taxi.
Come le due brasiliane che ho incontrato stamattina.
Girerei a piedi per l'Europa.
Oggi era uno di quei giorni che avrei voluto salire su un taxi per raggiungere prima la mia destinazione ma potevo aspettare solo un bus. Sei fermate per raggiungere il parcheggio dove riposa la mia splendida Picanto. 
Ne ho fatti passare almeno tre di bus prima di decidere di mettermi a camminare. 
Quasi tre chilometri, e sono pochi, ma ero stanchissimo e mi faceva male la testa e avevo voglia di tornare a casa. 
Ho camminato lento.
Una birra in un bar di pensionati.
Ci ho messo quasi quaranta minuti.
Ho preso l'auto e sono andato a prendere pane e latte visto che qui è tutto chiuso fino a martedi'.
Ho incontrato i turisti.
Alcuni iperdepressi perché per due giorni non potranno fare acquisti mi hanno chiesto consiglio.
Devo imparare a rispondere che non sono italiano per non sorbirmi questo abbraccio italico di fratellanza, amicizia, solidarietà, comunanza di pregi/sfiga/talenti/eccellenze/bellezze del tutto indesiderato da parte mia. (ma che schifo fa la parola eccellenza?)
Poi ho recuperato il sorriso quando, a venti metri da casa, una bambina croata mi ha sorriso e mi ha allungato la zampa dell'orso che stringeva forte.
Quando gliel'ho stretta, mi sono messo a scherzare con lei e con suo padre.
Lui mi fa "Tu ci sai fare coi bambini, perché non ne fate uno tu e la tua compagna?"
Avrei voluto abbracciarlo e sussurrargli mille storie, tutta la mia vita e dirgli perché non abbiamo figli, perché è meglio che non ne abbiamo, ma gli ho solo sorriso e sono salito in casa, dove mi aspettava una donna che sembra uscita da una favola e che stava cantando.


....



(----)

Drieu fa parte della mia vita

giovedì 13 aprile 2017

Turisti, Tom Drury, Alexandre Postel, Our Little Sister - Diario di Kamakura




In città sono attese frotte di zecche turistiche pasquali.
Risolleveranno l'ego dei politici locali, degli albergatori e dei camerieri con la lingua lunga centomila chilometri. 
Esco dal lavoro e in autobus raggiungo veloce il centro.
Sbrigo due commissioni e mi siedo su una panchina, con le cuffie, riposandomi in attesa del 7.
Sono vestito di nero.
Ho la barba di quattro giorni.
Le occhiaie viola.
I capelli lavati e profumati.
Mi sfila davanti una torma di turisti italiani.
Un bambino allunga una mano per rubarmi il sacchetto con la spesa.
Gli sorrido e lui mi fa la lingua.
La madre lo viene a riprendere strattonandoselo via.
Tutti con la sporta piena di cioccolato.
Stanco di attendere l'autobus decido di dirigermi a piedi verso casa.
Entro in una chiesa e accendo una candela a San Rocco.
Mi fanno male le spalle, le braccia, le mani, il mio ginocchio malandato, lo stomaco.
Ritrovo la comitiva di prima.
Il bambino adesso mi guarda torvo e non s'azzarda a sorridermi.
Capisco perché.
Li abbandono e costeggio il fiume contando i corvi e i piccioni.
Ci sono giorni come questo che il dolore alle mani, alle spalle e allo stomaco si fa insopportabile.
Da piccolo sognavo di prendere una mazza e spaccare tutte le uova di cioccolato esposte sugli scaffali, oggi invece vorrei acquistarle e regalarle tutte ai miei morti, ai miei fantasmi, alle ferite, ai miei incubi, ai miei sogni affondati da qualche parte.
A mio nipote, che non so nemmeno chi sia.
Lasciarle sulle loro mani e sorridere.

.....





- qui -


- qui-

mercoledì 12 aprile 2017

Rachel's - The Sea And The Bells


Questo disco è un viso immaginario eppure reale.
Una donna.
Un ciuffo inglese.
Denti.
Un corpo.
Una cagnetta.
Una presenza costante nella mia vita.
Un'amica vera.
Letters Home.
Sangue.
Vasi.
Fiori.
Verdure.
Carne.
Una riva.
Cypress Branches.
Piperita.
Un viaggio.
Una cena.
Bicchieri di vino.
E un divano da dove mi sto alzando per cercare altro alcool e intanto nelle cuffie questo disco.
Il dolore come presenza costante.
Mi tengo la testa fra le mani e piango.
Ogni sera un incubo e non so perché dovrei svegliarmi il giorno seguente.
Dicono che è arrivata la primavera.
Che arriverà l'estate.
Che c'è un libro da scrivere, una vita da continuare.
E intanto passano gli anni e sono ancora vivo e non c'è niente di cui vantarmi o di cui essere lieto.
Niente da condividere.
Tanta stanchezza.
Di tutto.
E dispiacermi di cosa possano pensare gli altri.
La mia eventuale assenza.
Non si puo' continuare a vivere solo per non creare dispiacere agli altri.


Sam Peckinpah - Sfida nell'Alta Sierra


Ieri sera davano su Iris un film bellissimo, "Sfida nell'Alta Sierra" di Sam Peckinpah. Uno di quei film (western) che ho visto almeno una ventina di volte. Sono un estimatore totale du Peckinpah. In generale. Al di là de "Il Mucchio Selvaggio", il suo film piu' celebre. Tutta la scena ambientata nel campo minerario fa di "Sfida nell'Alta Sierra" una pellicola da brividi e tra l'altro, questa scena ricorda "Terra lontana" di Anthony Mann, altro film straordinario. 
Fra tutti i suoi film io sono particolarmente legato a "La morte cavalca a Rio Bravo", "Cane di paglia", "La croce di ferro" e "Sierra Charriba", un film che se non fosse stato distrutto dai tagli sarebbe stato un film da devastare il mondo. 

Il respiro di "Sierra Charriba" è lo stesso delle pagine di Omero. 

martedì 11 aprile 2017

"Caso Consip, giornali e tv faranno mea culpa?" di Piero Sansonetti


Ricopio integralmente un articolo di Piero Sansonetti uscito oggi su Il Dubbio che sottoscrivo totalmente.

Lo sottoscrivo da uomo distante galassie intere dal Pd, da Renzi e dalle loro idee (???????????????????) politiche. 

E comunque ripeto per l'ennesima volta: con il Fatto Quotidiano l'unica cosa che io possa fare è pulirmici il culo o raccogliere la merda dei cani che i bravi e le brave cittadine di paese si dimenticano volontariamente di raccogliere dai marciapiedi, dalle aiuole, dai parchi, dai pianerottoli.


"Caso Consip, giornali e tv faranno mea culpa?
I processi-spettacolo deformano la giustizia e creano un cortocircuito nella democrazia. La fragilità e la superficialità del nostro sistema di informazione sta diventando un problema molto serio, anche se nessuno ha il fegato per affrontarlo di petto

Ecco cosa può succedere quando pezzi di apparati dello Stato si mescolano al sistema dei media per condurre delle campagne politiche. Un vero e proprio cortocircuito: nell’informazione e nel funzionamento della democrazia.

Per tre mesi il caso Consip ha tenuto banco sui giornali e in Tv, danneggiando in modo robusto l’ex premier Renzi e il partito democratico. Ieri si è scoperto che le intercettazioni che accusavano ( seppure in modo molto indiretto) il padre di Renzi sono state manipolate da un ufficiale dei carabinieri. L’imprenditore Romeo – principale indagato in questa vicenda – in realtà non ha mai detto di avere incontrato Tiziano Renzi. E il teorema “Renzi- è- coinvolto” va a gambe all’aria. Caso Consip: chissà se giornali e tv reciteranno il “mea culpa”

Questa notizia, da una parte ci porta a rallegrarci, perché ci fa capire che poi, spesso, la giustizia italiana non funziona neanche tanto male. Se è vero che alla fine gli investigatori si sono accorti che il principale indizio a carico di un indagato era falso e contraffatto. Dall’altra parte invece ci spinge al pessimismo, perché dimostra in modo plateale come basta un ufficiale poco corretto per creare un vero e proprio terremoto politico, dal momento che esiste un sistema dell’informazione pronto ad amplificare clamorosamente qualunque errore, o qualunque falsità ( o comunque qualunque sospetto flebile flebile, come erano i sospetti su Tiziano Renzi, prima ancora che la Procura scoprisse l’imbroglio). La fragilità e la superficialità del nostro sistema di informazione sta diventando un problema molto serio, anche se nessuno ha il fegato per affrontarlo di petto e per dire come stanno le cose.

Ora siamo abbastanza curiosi di vedere come si comporteranno i giornali italiani di fronte a questa svolta clamorosa. Giustamente spero – osserveranno che fu giustissima, circa un mese fa, la mossa del dottor Pignatone, che tolse al Noe ( il nucleo ecologico dei carabinieri) la responsabilità delle indagini sul caso Consip.

Ma prenderanno anche atto della figuraccia che hanno rimediato, nel riferire allegramente il falso senza esprimere neppure un dubbio, senza un’esitazione, un’incertezza, e del ruolo decisivo che hanno avuto ( prestandosi alla fuga di notizie e alla pubblicazione di intercettazioni vaghe e non verificate) nel confezionare questa bufala di notevoli dimensioni e di lunga durata che ha avvelenato la politica italiana?

Ecco, su questo ci permettiamo di avere alcuni dubbi. Già quando Pignatone tolse l’inchiesta al Noe, qualche giornale – per esempio “Il Fatto” – protestò, perché disse che la Procura di Roma invece di prendersela coi colpevoli se la prendeva con gli investigatori. Non siamo affatto sicuri che ora, di fronte all’evidenza delle cose, i giornali e le televisioni reciteranno il mea culpa. Non lo fanno spesso.

La questione, evidentemente, non è quella di difendere Renzi e criticare i suoi nemici o viceversa. La malattia sta nel “metodo”, e provoca i suoi danni ferendo alternativamente e costantemente ora a destra e ora a sinistra. E la malattia è l’uso giornalistico delle inchieste giudiziarie, anche quando queste si trovano ancora allo stato nascente.

Questa malattia si chiama “processo spettacolo”, e negli ultimi venti o trent’anni ha assunto un carattere epidemico. Si allarga sempre di più, dilaga. Sicuramente una parte della colpa ricade sugli investigatori, che divulgano notizie che devono restare segrete, e lo fanno o per acquisire meriti e fama, o perché immaginano di rendere più semplici le indagini usando un metodo illegale, o addirittura perché pensano che la gogna sia il modo migliore per punire certi reati, e che si possa facilmente applicare senza aspettare il processo.

In parte, però – in parte maggiore – la colpa non è della magistratura né dei carabinieri e della polizia, ma è del sistema dell’informazione. I giornalisti sono i responsabili principali di questa deformazione della giustizia. Se si rifiutassero di prestarsi alla fuga di notizie, ovviamente, la fuga di notizie, e il processo mediatico, e la gogna, non funzionerebbero più.

Chiedere una riflessione su questi temi, e cioè sul fatto che in campo giudiziario l’informazione italiana non risponde più al criterio di “verità” ma solo ai criteri delle selvagge campagne politiche – per ragioni di appartenenza a uno schieramento, o per ragioni di mercato – è una bestemmia, e cioè equivale a mettere in discussione la sacrosanta libertà dell’informazione? La grande maggioranza dei giornalisti pensa di sì. E siccome quella dei giornalisti è la casta più potente che ci sia in Italia, la speranza di aprire questa discussione è piccola come una formica. Però le formiche son testarde."


Leggendo "Una vita come tante" di Hanya Yanagihara (Sellerio)


"Una vita come tante" di Hanya Yanagihara (Sellerio, traduzione di Luca Briasco) è un romanzo di quasi 1100 pagine.
Ed è un romanzo straordinario.

Un piccolo estratto:

"Sembra che vada bene" disse lui, senza rispondere alla domanda ma cercando conferme. "Non credi?".
Andy aveva sospirato. "Sembra...". Poi si era interrotto, era rimasto in silenzio e Jude aveva sollevato lo sguardo, osservandolo mentre chiudeva gli occhi, come per fare mente locale, e poi li riapriva. "Sembra che vada bene" aveva finalmente risposto. "Dico sul serio".
Jude, allora, aveva provato un forte senso di gratitudine, perché sapeva che Andy non lo pensava davvero, né mai lo avrebbe pensato. Per il medico, il suo corpo era un teatro degli orrori, che costringeva entrambi a stare in costante allerta. Era consapevole che Andy lo vedeva come una persona autolesionista, con una spiccata tendenza al delirio o alla negazione.
Una cosa, pero', Andy non aveva mai capito: Jude era un ottimista. Ogni mese, ogni settimana, decideva di aprire gli occhi per vivere un altro giorno nel mondo. Lo faceva anche quando si sentiva cosi' male che, a volte, era come se il dolore lo trasportasse in un altro stato, nel quale tutto, perfino il passato che cercava disperatamente di dimenticare, sembrava assumere i toni grigi e sbiaditi di un acquerello. lo faceva quando i ricordi spazzavano via tutti gli altri pensieri, quando serviva uno sforzo enorme, una grande concentrazione, per rimanere aggrappato alla sua vita attuale senza lasciarsi travolgersi dalla disperazione e dalla vergogna. Lo faceva quando era troppo stanco di tentare, quando essere sveglio e vivo richiedeva cosi' tanta energia da costringerlo a rimanere a letto in cerca di un motivo per alzarsi e provarci di nuovo, quando sarebbe stato molto piu' facile andare in bagno e prendere le buste di plastica con la chiusura a zip dove teneva il cotone, i rasoi, i tamponi imbevuti di alcool e le garze e che aveva attaccato con lo scotch sotto il lavandino, e arrendersi. Quelli erano i giorni peggiori.
Era stato veramente un errore, quella notte prima di Capodanno, quando, seduto in bagno, si era tagliato il braccio con un rasoio. Era mezzo addormentato: di solito, non era cosi' imprudente. Ma quando si era reso conto di cio' che aveva fatto c'era stati due minuti - li aveva contati - durante i quali non aveva saputo come comportarsi, e restare seduto li', lasciare che l'incidente seguisse il suo corso, gli era sembrato piu' facile rispetto al prendere una decisione che non avrebbe coinvolto soltanto lui, ma anche Willem e Andy, e provocato giorni, mesi di conseguenze.
Non avrebbe mai capito che cosa, alla fine, lo avesse spinto ad afferrare il suo asciugamano dalla sbarra e ad avvolgerlo intorno al braccio, per poi alzarsi in piedi e svegliare Willem. Man mano che i minuti passavano, pero', aveva preso sempre piu' le distanze dall'altra opzione e, mentre gli eventi si susseguivano a una velocità che non era in grado di controllare, aveva ricordato con rimpianto l'anno successivo all'incidente, quando ancora non conosceva Andy e sembrava che le cose potessero migliorare, che il futuro potesse essere gestibile e luminoso, quando sapeva pochissimo della vita ma era pieno di speranza e credeva fermamente che, un giorno, quella speranza sarebbe stata premiata." (pp. 222-223)

domenica 9 aprile 2017

Rileggere, Mishima, Poliuretano, Meneghello, Degrelle, Sebastiano Caputo

Amo  rileggere, quasi piu' del leggere.

Spostando libri e appunti nelle mie librerie ho rimesso sulla scrivania un libro di racconti straordinario scritto da Paolo Mascheri. A "Poliuretano" sono legato come a un fratello. Ci sono atti d'amore di una purezza estrema a questo mondo. Leggere e rileggere questi racconti è come innamorarsi per la prima volta. C'è questa intervista-recensione di Gianfranco Franchi che risale al 2006.


....



Rileggere Mishima mi irrora di pace il cuore e la mente. Sdraiarmi sul letto e rileggere senza fermarmi “La voce delle onde” (Feltrinelli, traduzione di Liliana Frassati Sommavilla)

Le ragazze dell'isola affrontavano l'arrivo della stagione della pesca delle perle con l'identica stretta al cuore che provano i giovani di città quando vengono sottoposti agli esami finali a scuola. Le giovani isolane cominciavano per gioco, sin dai primi anni della scuola elementare, a disputarsi i sassi che giacevano sul fondo marino a poca distanza dalla spiaggia, e così s'iniziavano all'arte di tuffarsi, acquistando naturalmente una sempre maggiore destrezza col progredire del loro spirito di emulazione. Ma quando infine cominciavano a tuffarsi per guadagnare da vivere, e i loro giochi spensierati si tramutavano in autentico lavoro, le ragazze si lasciavano cogliera dalla paura e la venuta della primavera, per loro, significava soltanto che la paventata estate era imminenta.
Le attendeva la sensazione fredda e soffocante di una corsa senza respiro, l'inesprimibile agonia del momento in cui l'acqua penetrava a forza sotto gli occhiali, l'orgasmo e il subitaneo timore di un collasso ch es'impadroniva di tutto il corpo proprio quando un'ostrica era quasi a portata di mano. Le attendevano ogni sorta d'incidenti: e le piaghe che si producevano alle punte delle dita dei piedi quando, per risalire in superficie, colpivano scalciando il fondo marino col suo tappeto di conchiglie dagli orli taglienti; e il plumbeo languore che s'impossessava dei loro corpi costretti a tuffarsi quasi al limite di ogni resistenza fisica... Il ricordo inaspriva sempre più tutte queste sofferenze, e il terrore cresceva sempre più al momento di affrontarle di nuovo. E spesso incubi repentini destavano le ragazze anche quando il loro sonno sembrava tanto profondo da non consentire ai sogni d'insinuarvisi. Invece nel cuor della notte, nell'oscurità che circondava i loro letti tranquilli e sicuri da ogni pericolo, quei sogni sarebbero apparsi e il sudore sarebbe corso lungo i pugni stretti delle ragazze.” (pp. 130-131)

.....

E spero anche di ritrovare e rileggere questo libro.

....



.....


Librettino che leggero' a breve.

sabato 8 aprile 2017

La tastiera perfetta per i grillini & co.



La tastiera giusta per i custodi della democrazia riuniti a Ivrea.
(Regalo valido anche per tutto il resto dei partiti)
Cosi', tanto per sorridere in un giorno di merda come questo.

(Scoperta grazie a Matteo Bordone)

A proposito della conventicola dei cinquestellati un'intervista a Filippo Facci su Il Dubbio.

-Rebel Girl-

venerdì 7 aprile 2017

Anto, snob, gente che torturerei, Luca Ricolfi, Heda Margolius Kovály, Ulver, Sarah Manguso



-qui-

Anto è il mio collega di lavoro migliore. Posso anche dire di volergli bene. 62 anni. Portoghese, una vita passata a lavorare nel cinema. A vivere di notte. Responsabile delle maschere. Uomo dei pop-corn insieme a me. Mezzo sordo.
Lontano anni luce da me per ideali e interessi.
Ma l'unico col quale riesco a parlare.
Anche se mi telefona a notte fonda o all'alba per problemi sul lavoro.
Con Anto, uomo comunque silenzioso, sfuggente e solitario, se vuoi parlare devi parlare di lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, calcio, donne e fica.
Per lui donne e fica sono due argomenti diversi. Quando lo ascolto divagare a proposito di donne e fica mi è impossibile restare serio. Mai volgare. Quasi filosofico quando si mette a parlarmi di prostitute vere o immaginarie...di una notte trascorsa al Casino'...di un Capodanno trascorso da solo con una bottiglia di vino e un chilo di baccalà.
Non ci siamo mai frequentati fuori dal lavoro.
Eppure con lui riesco sempre a sentirmi a mio agio.
Merito suo che non mi ha mai rotto i coglioni su come vivo, su chi sono, su come vedo la vita.

Tutto il contrario di quanto mi è accaduto sabato scorso, quando, in occasione della conferenza del gruppo archeologico di mia sorella, mi è toccato scambiare due chiacchiere con uomini e donne di ogni età. Uomini e donne con le quali, molto in teoria, avrei anche argomenti di conversazione. Uno mi ha parlato del libro di Haruf (mia sorella sparge voci su di me), viaggi, politica. Gente insomma capace di romperti il cazzo per ore con Trump, Renzi, l'ultimo film di Kiarostami o Von Trier, Roth e Wallace, i Baustelle e il razzismo, quanto mi manca Berlusconi, w le pistole, Amos Oz, la visita a Auschwitz, quanto mi piace papa Francesco, gli svizzeri sono razzisti, Assad e Mubarak facevano il bene del loro popolo ma anche w le primavere arabe, il viaggio in Giappone, Platone, Socrate, Mozart, le divinità egizie, Musil, prodotti chimici, musei, il salone del mobile, Eataly, io leggo solo classici.
Gente che non capisco mai come cazzo faccia a vivere, a permettersi quel tenore di vita, a girare il mondo, a mangiare per ristoranti, andar per mostre.
Alcuni di questi proprio non fanno un cazzo eppure...
Gente che ce l'ha con gli evasori e i burini e che poi i soldi, guadagnati in nero coi loro studi d'architettura, li conserva in Svizzera anche se stanno sempre a parlar male degli svizzeri e di quanto Como è piu' bella di Lugano. 

Ho sprecato troppo tempo nella mia vita con questa gente.
Da tempo cerco di purificarmi.
Non sento minimamente il bisogno di trascorrere del tempo con questa fauna.

Poi a un certo punto una coppia, un incrocio fra Siouxsie e Francesco Bianconi, quarantenni come me, dopo aver detto che sono amici di mia sorella e che sono appena tornati dalla Grecia, mi fanno:

"E domani cosa fai?" (lei, con una schifosa matita rosicchiata durante la confezione come una carota durante la conferenza).
"Sono stanco. Domani dopo il lavoro passo a prendere una confezione da 6 di birre, torno a casa, mi lavo, mangio e poi mi siedo sul divano e guardo in tv il Giro delle Fiandre."
"Il programma di viaggi su Rai4 o Rai5?" (fa lui, interrompendomi, un paio di stivaletti di una boutique milanese, secondo mio padre)
"No, la gara di ciclismo. Adoro il ciclismo."
"Ah. E come la mettiamo col doping? Il ciclismo ha perso la sua magia...." (ancora lui)
È andato avanti per altri cinque minuti. Deve avermi chiesto anche qualcosa sui miei libri ma ho finto di dover andare al bagno e li ho salutati.

Fuori, nel parcheggio, sotto la pioggia, ho pensato a Anto e ai suoi discorsi surreali, ai suoi ordini perentori, ai suoi vaneggiamenti sessuali e ho preso fiato. 

Poi pero' è arrivato un professore che scava con mia sorella e mi fa "Vai spesso in Grecia mi ha detto Anna, ti piace Kavafis? " e io, nella mia mente l'ho preso, l'ho sgozzato e l'ho bruciato nella piazza.


........

Ieri sera sulla televisione svizzera è andato in onda uno splendido programma dedicato alle folli teorie di Ryke Geerd Hamer. In questi anni di parenti morti di tumore anch'io ho incrociato queste storie, questi buffoni.
Gente che andrebbe torturata lentamente. 
Giorno dopo giorno.
Senza possibilità di antidolorifici, di cure.
Di salvezza.

....



-qui-


-qui-


-qui-

mercoledì 5 aprile 2017

The Ward, La ballata di Iza, Jessica Kenney



Che bello accendere la tv e trovare un film di John Carpenter, guardarlo fino alla fine e respirare.

.....


Leggere Magda Szabó e pensare a cosa sarebbe successo se invece che mia madre sarebbe morto mio padre. Mia madre che non aveva la patente, che di banche, conti correnti, tasse, tecnologia non se n'era mai occupata. Cos'avrebbe fatto senza mio padre che la portasse a Lucerna, Vienna, Berna, Zurigo, Genova, Firenze, Roma, Venezia, Sankt Moritz, Torino, Siena, Pesaro, Ginevra. Ironia della sorte prima di scoprire la malattia lei e mio padre stavano organizzando un viaggio a Budapest e Praga.  E penso anche alla sua poltrona dei primi del Novecento. Davanti alla finestra della camera. Tutta lisa. Se ci appoggio il naso riesco ancora a sentire ancora il suo profumo.

....


(qui)

martedì 4 aprile 2017

Berto Ricci


Alcuni giorni fa avevo scritto un post dove mi interrogavo su chi sarei potuto essere durante gli anni del Fascismo e più in generale degli anni che vanno dalla fine del XIX secolo alla metà del Ventesimo secolo. Avevo fatto alcune ipotesi, mettendomi a nudo, ragionando sulla mia indole, sui miei gusti, sulle mie insofferenze. Tutto ipotetico.

Di sicuro, con tutte le dovute differenze e circostanze, mi rivedo in Berto Ricci, nel suo percorso umano e culturale, nella sua indole, nel suo scegliere di dare concretezza alle proprie idee e andare al fronte. 


Anno V, n.1, 10 gennaio 1935 XIII

Attenzione alle insincerità non sempre consapevoli, ma non perciò meno incompatibili col Fascismo. In questi anni si è molto ed entusiasticamente scritto, parlato, vociferato di popolo, di tuta da lavoro, di bonificatori col badile, di santa gioia del povero desco familiari, di ferrea gente dei monti ecc, da parte di giovani e giovanissimi coi baffini all'americana, la cui vita corre tra un campo di tennis e un ciarlare di anticamera ministeriale, un ricevimento in livrea borghese e un ritrovo notturno dove certo non si respira aria appenninica. Non facciamo del classismo, ché anche per noi il Fascismo è negazione recisa del bolscevismo in tutte le sue fasi: prima, seconda e terza. Il professionista, l'impiegato di banca, il ricco anche (con riserve per lo meno uguali a quelle evangeliche), possono essere integralmente fascisti, gente del secolo del lavoro, senza punto bisogno di vestir tute e d'impugnar badili. Non i baffi e non la professione né la condizione fanno il borghese: ma vi è una borghesia di spirito, di gusti e d'ambiente, che è quella che deve finire: vi è un clubismo, unico residuo di classismo oggi in Italia, e che deve finire; vi sono salotti che la Rivoluzione chiuderà, e livree borghesi che riporrà in guardaroba. Quella gioventù rimasta in adorazione di codesti feticci antichi – che vanno dal vestiario alle relazioni personali e dallo stile di vivere a quello del pensare – è la meno qualificata per parlare di popolo e di lavoro. Il bello si è che codesta brodosa giovanaglia trova modo, per contrapposto, di dir male del così detto intellettuale e cioè di chi fa quel ch'essi non fanno: lavorare... Ma lasciamo andare le faccende personali, ché anche la categoria – la categoria intellettuali, alla quale ci onoriamo di appartenere – è “persona”. Volevamo dire che altra cosa è lo scrivere fieri articoli magariddio rurali, e altro il cambiare gli uomini cominciando naturalmente da se stessi. Gli animali da sera non saranno mai fondatori né interpreti delle civiltà: possono, tutt'al più, vantarsi di averne accoppata alcuna. E questo val quanto dire che l'impero è un problema di semplicità: val quanto dire che la grandezza del Fascismo non potrà realizzarsi nei soli istituti (tecnicismo, burocrazia, retorica della rivoluzione automatica), ma anche e anzitutto negli uomini, in quell'inimitabile ineguagliabile unitissimo elemento dello Stato che è l'uomo singolo, col suo volto e la sua responsabilità perenne. Sinora e sino a nuov'ordine, cioè sino a un nuovo pianeta, non conosciamo collettività che si compongano d'individui.” (pp. 82-83)

lunedì 3 aprile 2017

Cose sparse (Svizzera, leghisti, titoli, libri, giudici, magistrati)

- Vivo in Svizzera e conosco bene la questione della chiusura dei valichi e le relative polemiche. Ieri prendo Il Giornale e sorrido. Il titolo è una gran presa per il culo. L'articolo all'interno, tra l'altro a pagina 10, relativizza/circoscrive/ridicolizza. Tutto per parlare e parlare.

- La figura del cazzo la fanno come al solito i leghisti. Ticinesi e italiani. Aspettarsi qualcosa di sensato e coerente da un leghista è come mettersi alla guida di un'auto dopo aver bevuto tre bottiglie di vino.

- Anche se poi il peggio della fiera restano sempre i grillini e tutte le formazioni di pseudo sinistra nate in questi anni come cellule tumorali. Leggo in giro che si vocifera pure di proposte a uno come Davigo. Immagino gli orgasmi da parte dei vari manettari, forcaioli, legalitari, leccapiedi, spioni, guardoni in circolazione. 
Niente Tav ma gogne in ogni piazza cittadina. 
Niente centrali a carbone, nucleari, termovalorizzatori, gasdotti ma decine di centri di rieducazione per gli elementi devianti. 
Tutti in ginocchio davanti ai giudici. Ai magistrati. Agli sbirri.
Caro Spaggiari, quanto mi manchi.





-

....


-QUI-

Un estratto da "L'avvenire dell'intelligenza" di Charles Maurras (OAKS Editrice)


Uscito nel 1905 "L'avvenire dell'intelligenza" di Charles Maurras (OAKS Editrice, traduzione dal francese di Fernando Ritter) è un libro sprezzante di quelli che piacciono a me. Decisamente ancora attuale, pieno di spilli e punture ferocissime.

Un estratto: "Il socialismo":

"Mi si dice che il socialismo aggiusterà ogni cosa. Allorché il minatore diventerà proprietario della miniera, l'uomo di lettere riceverà la proprietà degli strumenti di pubblicità che sono propri della sua industria: egli cesserà d'essere sfruttato dal suo editore; il direttore del suo giornale o il direttore della sua rivista non ingrasseranno più con il frutto delle sue veglie, il prodotto integrale gli sarà versato.
Davanti a questo sogno, mi è permesso d'essere scettico e d'essere inquieto. io sono scettico, se la divisione del lavoro è mantenuta: perché, in tutti i tempi, gli Ordini attivi, quelli che comperano, vendono, retribuiscono e incassano, si sono assai largamente ripagati degli sforzi sostenuti per far valere le fatiche dei poveri Ordini contemplativi; se vi sono degli editori o dei direttori della ciurma socialista, faranno cio' che hanno fatto i loro confratelli di tutti i tempi: con giustizia se sono giusti, ingiustamente nell'altro caso, che non è il meno naturale.
Ma, se mi si annuncia che non vi saranno più né editore né direttori, è la volta che mi sentiro' veramente inquieto: poiché, cosa mi potrà capitare? Che il socialismo mi costringa a diventare il mio proprio editore? Sarei nello stesso tempo scrittore, direttore di giornale, direttore di rivista, e, dèi del cielo! mastro-tipografo? Io onoro queste professioni. Ma non mi riconosco né attitudine, né talento, né gusto, e ringrazio le persone, che vogliono ben occupare il mio posto in queste funzioni e farsene i miei intendenti, per il felice sgravio che la loro attività si degna procurarmi; la sola che domando loro, quando i contratti siano firmati e i conti regolati, è di fare le loro faccende per il meglio, per immischiarsi il meno possibile nelle mie, essendo affar mio condurre a buon fine il mio pensiero o le mie fantasticherie.
Questi signori non farebbero nulla senza di noi, certamente! Ma che faremmo noi senza di loro? La storia intera mostra che, salvo eccezioni tanto meravigliose quanto rare, le due classi, le due nature d'individui sono nettamente separate e irriducibili, l'una all'altra. Non le mischiamo. Un vero scrittore, dotato per fare la propria fortuna, sarà sempre ben distanziato da un buon tipografo o da un buon mercante di carte, egualmente dotati per lo stesso destino. Il regime socialista non puo' cambiare gran che a questa legge di natura; in essa non esistono quantità fissate che possano variare a seconda delle condizioni economiche e politiche, ma un rapporto psicologico che si mantiene quando le quantità si spostano.
Cosa sperano i socialisti dal loro sistema? Un po' più di giustizia, un po' più d'eguaglianza? Anch'io lo voglio. Ma, che la giustizia e l'eguaglianza abbondino o si riducano nella vita di uno Stato, il commerciante rimane commerciante, il poeta, poeta: per poco che questi si astragga nel suo sogno, perde un po' del tempo che l'altro non trascura d'utilizzare per correre dietro all'oro, che essi cercano insieme. L'oro socialista rimane dunque nelle dita del commerciante socialista, per cui il poeta socialista rimane senza un soldo.
Ma occorre lasciare la congettura economica che non riuscirebbe a mutare i cuori, a dispetto delle brave profezie di Benoit Malon. Bisogno invece ritornare al presente." (pp. 71-73)


sabato 1 aprile 2017

Luci nella notte


Quando leggo o rileggo Simenon resto sempre senza parole e posso solo costatarne e ammirarne l'incredibile talento. Leggendolo mi sono spesso sentito messo sul banco degli accusati.

E intanto le giornate girano tra una lettura e l'altra.
Tra lavoro e casa.
Camminate e casa.
Nei luoghi con piu' di tre persone non riesco a mettere piede.
Spero di farcela stasera a non morire quando mi trovero' in mezzo al casino nefasto e sporco del sabato sera.
Tutto per comportarmi da bravo figlio che rispetta una maledetta promessa.


giovedì 30 marzo 2017

Divagando intorno a "Romance" di Chuck Palahniuk (Mondadori)


Il mio rapporto con Chuck Palahniuk è molto simile a quello che avevo con mio madre. Folgoranti slanci di puro amore, odio assoluto, impossibilità di comunicazione, sbalordimento, sorrisi, silenzi, feroce risentimento, schifo totale, pacificazione, confidenze. Un eterno ritorno. I primi libri dello scrittore statunitense sono molto importanti per me sia da un punto di vista strettamente letterario, sia che da quello affettivo e amicale. Sono forse uno dei pochi, almeno penso, ad amare follemente “Fight Club” romanzo e molto meno il pompatissimo film che ne è stato tratto. Chuck ha scritto delle boiate immense con pero' sempre due, tre pagine che valgono più loro di molti romanzi incensati dalla critica. I racconti di “Romance” (Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino e usciti precedentemente su varie riviste) hanno un andamento molto altalenante e la maggior parte non sono un granché. Grandi fiammate ma anche orribili cadute. In molti passaggi  si respira una sciatteria/maniera incomprensibile, altre volte si viene presi al cuore, allo stomaco e si sorride, si soffre, ci si commuove. 

Avevo bisogno in questo periodo di qualcosa di violento, satirico, sarcastico, disgusto e sono comunque contento di aver letto questi racconti, uno dietro l'altro.

Intanto che leggevo ho segnato alcuni spunti che questi racconti mi suggerivano (fra parentesi un riassunto minimale del racconto) e sono spunti poco da recensione seria, con un tono molto divertito:

Driin! Driin” (un padre, un figlio, le barzellette, la morte, la tristezza): non so raccontare barzellette e mi annoio in fretta ad ascoltare i barzellettieri, anche se Gino Bramieri da piccolo mi piaceva molto; io e mio padre praticamente non parliamo di nulla; una volta su un treno diretto a Torino salì un rom che si mise a raccontare barzellette volgari e i viaggiatori (uomini, donne, bambini, bambini, studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici, pensionati) gli riempivano il cappello di soldi e non smise mai, nemmeno quando passò il controllore...arrivato a Torino avrei voluto diventare sordo; Todd Solondz; forse uno dei migliori racconti della raccolta.

Eleanor” (Un pitt bull, un figlio un agente immobilista che di nome fa Gazelle): un brutto racconto, ma davvero brutto. Ho segnato solo Gazzelle (perché poi sono un adolescente morto dentro).

Di come Scimmia si sposò, comprò casa e trovò la felicità a Orlando” (Scimmia che cerca amore, Gorilla, venditori/assaggiatori, un formaggio puzzolente): col mio lavoro mi capita spesso di incontrare venditori di prodotti di pulizia, uno più laido e furbo dell'altro. Uno però è solo una voce maschile e questa voce è di una gentilezza incredibile; nei supermercati le donne che offrono assaggi sembrano sempre le Faine di Chi ha incastrato George Rabbitt?, tranne una che la incontro spesso e si è stabilizzata sui biscotti e che invece sembra lei.

Zombi” (defribillatori, lobotomia, il Grande Balzo all'Indietro): un altro dei racconti migliori perché anch'io rincorro spesso il suicidio, la voglia di scomparire. Un istituto, una droga, l'alcool, un anestetico. E la vita non è più la stessa. Il dolore, le aspettative, gli altri. Tutto scompare.

Perdente” (giochi a premi e partecipanti): si dice spesso che Renzi e Salvini siano accomunati dal fatto di aver frequentato giochi a premi. Di sicuro hanno imparato qual è il prezzo a cui si mettono in vendita la maggioranza degli italiani.

Red Sultan's Big Boy" (uno stallone sfonda ani, una bambina affarista, un padre con un minimo di dignità): i cazzi dei cavalli e in generale degli animali mi hanno sempre angosciato; la volta che vidi il video di Cicciolina col cavallo stavo con due compagni di classe e ci sborrammo tutti e tre nei pantaloni; una volta in un cesso di una stazione vidi per la prima volta dal vivo un uomo incularne un altro...il cazzo dell'uomo era così immenso che dall'ano del ragazzo colò tantissimo sangue; un tipo della mia scuola invece amava fare le seghe al suo cane, diceva che il cane aveva poi smesso di scopare le cagnoline e voleva solo la sua mano.

Romance” (una storia d'amore, una Britney sfasata): un altro di quei racconti belli; l'amore è una questione sostanzialmente privata; sono stato in classe per tre anni con una ragazza bellissima ma con qualche ritardo, in pochi credevano che qualcuno potesse amarla davvero e invece no, invece si è sposata e vive serena ed è ancora bellissima; e Britney mi è sempre stata molto simpatica; “The Last Romance” è un grande album  degli Arab Strap.

Cannibale” (educazione sessuale, leccata di fica): ho conosciuto una donna che mi ha confessato che se un uomo non accetta tutto quello che le scende dalla fica e dall'ano, lei non può amarlo. La prima volta che ho vista una fica davanti a me, sono partito dai piedi. Quando ci sono arrivato Lei se ne stava già andando. Il sapore della fica in bocca mi piace molto.

Perché Coyote non aveva mai le monete per il parchimetro” (un padre, una figlia che piange, una prostituta): racconto molto triste e tenere. Una prostituta può essere la salvezza di un matrimonio, la sua rovina o la nascita di un nuovo amore. Di tenerezza sono capaci le prostitute. Non solo di aprire le gambe e ricevere soldi. "Ultima fermata a Brooklyn".

Fenice” (una famiglia, una figlia cieca, la disperazione): accendi la tv e vedi padri che uccidono figli e si uccidono, uccidono mogli e si suicidano, madri che uccido figli e resto zitto. 

I fatti della vita” (Un padre che spiega al figlio i misteri del sesso): mio padre non mi ha raccontato nulla sul sesso, nemmeno mio padre e non ho mai frequentato un corso di educazione sessuale, quello che so l'ho imparato, anche a mie spese, dagli amici, dalle amiche, dalla tv, dai giornaletti, dalle prostitute, dai papponi, dalle donne che ho frequentato. E ho imparato che non si impara mai niente.

Pubblicità telefonica” (call center, la nascita di un amore): quanta finzione esiste in questo blog, nelle persone che mi scrivono, in quelle che sento solo via messaggi. Cosa pensano di me e cosa pensano che io pensi di loro? Una volta dietro una voce immaginai tutto un altro genere di persone. Una volta negli occhi di una ragazza vidi la delusione. Lei mi immaginava più bello. Io la immaginavo meno bella.

“Il principe rospo” (cazzo & esperimenti): il racconto forse più forte, nel senso di “horror/splatter/disgusto della raccolta”, con la follia di questo giovane che sottopone il proprio cazzo a una serie di esperimenti di batteri, virus, con tutto quello che può accadere. La visione di questo cazzo nella mia mente è stata disgustosa. Una volta mi crebbe un brufolo sul pene così grande che dovetti andare al pronto soccorso. L'infermiera mi disse: “Hai un brufolo che è più grande del tuo pene”. Fu il mio ingresso nell'età adulta.

Fumo”: racconto insignificante.

Fuochista” (un festival neo-hippy, omicidi, l'età adulta): leggendolo mi sono tornate in mente le parole della mia amica Brit Pat al ritorno da un festival inglese “Non capisco come la gente possa stare così tanto nell'immondizia, che schifo!”; non mi sono mai piaciuti questi neo-hippy, in tutte le forme possibili; la prima volta che andai ad Arezzo Wave fu per caso, dovevo andare da mia madre in Versilia e invece finii ad Arezzo. Ero solo e affacciatomi sul campeggio compresi che non era un posto per me. Dopo i concerti vagai tutta notte in attesa del primo treno, in mezzo a sbandati, malcapitati come me, tossici, insonni fino a trovare una panchina dove rimasi a bere un paio di birre senza addormentarmi. Poi però mi addormentai e mi trovai una ragazza accanto a me che appena sveglia si fece una stagnola e quando si riprese un po' mi parlò dei suoi esami in psicologia che la aspettavano a settembre.

Liturgia”: un giochetto veramente vuoto.

Perché Formichiere non è mai arrivato sulla Luna” (tre ragazzini che faticano a stare al mondo): è una fatica andare a scuola, essere presi di mira, non sapere cosa fare, come si fa a crescere, a lasciarsi tutto alle spalle e allora si sceglie di prendere una strada che ci permetta di cancellare tutto questo dolore, tutte queste sofferenze, di saltare uno, due, tre turni e aspettare, mettersi alla finestra in attesa che tutto passi, che venga il nostro momento e finalmente respirare, coronare i nostri sogni, sorridere e invece il tempo è semplicemente scaduto, passato e non c'è più nulla, nessuna possibilità, se non un baratro che si apre tutte le mattine quando ti svegli.

Riporto” (una buona azione): tenero e delicato che mi ha fatto pensare alle mie buone azioni ma di queste non si parla.

Spedizione” (padre, figlio, il sesso, i quartieri a luci rosse): insignificante. Poi potrei aggiungere qualcosa sugli italiani che vengono a scopare nei bordelli ticinesi. Delle prostitute in libera uscita che sembrano delle bambine. Ma mi fermo qui.

Mister Elegant” (strane malattie, balli, disabilità): riuscito a metà. Per certi versi ho un po' come sentito la paura di Chuck di spingere veramente sull'acceleratore. Si può amare un essere deforme? Si può provare desiderio sessuale per uomini e donne con qualche strana patologia? Impossibile non pensare a Elephant Man. Ma certo che si possono amare gli esseri umani.

Il Tunnel dell'Amore” (massaggi, suicidio assistito, amore): dove finisce la vita e dove inizia l'amore? Esiste un confine? Ho conosciuto una donna che stava per morire flirtare col suo oncologo e poi l'ho ascoltata raccontarmi tutta la vita di sua figlia. Ho conosciuto una ragazzina che mi ha detto che ci saremmo rivisti fuori dall'ospedale ma lei da quell'ospedale non è mai uscita. Smokers Outside the Hospital Doors.

Inclinazioni" (sesso, omosessualità, campus di riabilitazione): lungo e noioso. E mi ha fatto pensare a un uomo, campione di moralità, cattolico, sposato, con figli, esponente di spicco della comunità, feroce coi comportamenti sessuali devianti che poi di pomeriggio e la sera si dava appuntamento con altri uomini nelle zone discoste della provincia. È stato uno degli uomini che più mi ha dato del frocio in vita mia, ha stigmatizzato i miei comportamenti, mi ha additato come responsabile del dolore nella mia famiglia. Uno di quelli che ha sempre provato ad accarezzarmi. Guardavo lui e vedevo il sorriso di Kennedy.

Di come un'ebrea salvò il Natale” (Natale): non riesco più a festeggiare il Natale. E a Natale sento la mancanza di una figlia, di un figlio. Di mia madre. Del pigiama giallo che indossavo da bambino e che era il mio costume da supereroe preferito.

mercoledì 29 marzo 2017

Ponte Tibetano/Vertigo; Storie dal mondo nuovo, Yoro, La cura del benessere, Elastica


Soffrendo di vertigini "Vertigo" è uno di quei film che piu' mi fanno paura quando lo vedo e piacendomi molto lo riguardo spesso e tutte le volte cominciano a sudarmi le mani.
Proprio perché soffro di vertigini sono contento di essere riuscito ieri ad affrontare questo ponte tibetano. 


Ovviamente mi sono cagato addosso.
E non credo ripetero' l'avventura.

.......





....



- nel mio cinema l'ho perso....qualcuno l'ha visto?-

....


---periodo di grandi recuperi...questo l'ho ascoltato tantissimo a 16-17 anni e lo riascolto anche oggi con grande piacere-...