sabato 10 dicembre 2016

Leggere Englander, ascoltare Klimt 1918



“Per alleviare insopportabili impulsi” é una splendida raccolta di racconti di Nathan Englander (Einaudi, traduzione di Laura Noulian) uscita nel 1999. La sto rileggendo in questi giorni di gelo infernale.

Come la prima volta sono rimasto per esempio freddato dall'attacco del primo incredibile racconto “Il ventisettesimo uomo”:

Gli ordini furono impartiti dalla casa di campagna a Kuntsevo. Stalin li passò all'agente in comando senza maggior emozione di quando ordinava l'uccisione dei kulaki o dei preti o delle mogli di amici molto cari, se non erano capaci di tenere a freno la lingua. Gli accusati dovevano essere arrestati nello stesso giorno, arrivare ai cancelli della prigione nello stesso momento, e – con un ultimo rantolo simultaneo – essere spediti al diavolo con un'unica crepitante raffica di fucile. Non era questione di ostilità, solo di fedeltà. Perché Stalin sapeva che si può essere fedeli a un'unica nazione. Non sapeva, invece, i nomi degli scrittori sulla sua lista. Ma il mattino dopo, quando gliela presentarono, firmò senz'altro il mandato, benché adesso i nomi fossero ventisette, e il giorno prima ventisei.
Una cosa di nessuna importanza, salvo forse il ventisettesimo.” (pag. 3)

o dalla chiusura de “Il ricongiungimento”:

Ma é stato Tizio a far cadere il rabbino, non Marty. Robin avrebbe dovuto maledire Tizio. Sputare sui piedi di Tizio. Sarebbe stato più giusto, dopo tutto. La Rebbetsen corre a soccorrere il marito. Anche Robin si avvicina al rabbino ma non si piega su di lui né gli domanda se si é fatto male. Tizio resta piantato là, rosso in faccia, le mani chiuse a pugno. E Marty alza lo sguardo, vede tutti quei visi di bambini che gremiscono le finestre e si domanda: Se quando si fa cadere in terra la Torah bisogna digiunare quaranta giorni, quanto a lungo dovrà digiunare il figlio di un rabbino quando viene fatto cadere per terra suo padre?” (pag. 80)

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