giovedì 22 dicembre 2016

Brunori Sas, La verità, le mie lacrime, Anima vecchia



Torno dal lavoro stanco, con le mani e la schiena distrutte. Soprattutto la testa annientata. Ore e ore trascorse nell'inutilità completa. Gli esseri umani non sembrano fatti altro che per chiacchierare.
Nel dolore che mi devasta, la quotidianità. Mi toglie il fiato l'esistenza.
Nell'incazzatura che mi sale dalle viscere, dal cuore, dalle dita e che mi sostiene con quell'adrenalina che poi mi prosciuga di energie e mi impedisce di vivere il resto delle ore. Ma perché viverle quelle ore rimanenti? Sentila quella parola "rimanenti"...sentila...altro che speranza. 
La città mi sfila addosso come uno scheletro di malati che incontro sin da bambino.
I palazzi come croci. Le case come sarcofagi. I passeggini. I cani. I lavoratori come me e per i quali non provo nessuna solidarietà.
Torno dal lavoro senza aver voglia di far nulla. Accendo il pc su un pezzo che avevo già ascoltato in pausa al lavoro. Quando mai l'avessi fatto. Lo riascolto. Una, due, venti volte. E piango. 
Non tanto per il video. Ma per il testo della canzone. Come se parlasse di me. A me. Sempre il solito egocentrico.
Bevo birra e guardo lo schermo e disegno sulle pareti il mio passato che è presente e futuro.
Non è un pezzo memorabile ma son cose che succedono. Succede anche di mangiare, cagare, pisciare, cucinare, uscire di casa.
Ho fatto di peggio nella vita. Molto peggio.
Ma se volessi fare qualcosa per me credo che mi butterei da un ponte e la farei finita. Sarebbe quello che mi pare. Credo che mi chiuderei in un ospedale psichiatrico. Una pallottola. Un cubetto di dado. Un fritto di merda qualunque. 
Sono un uomo senza carattere. 
Ma gli uomini col carattere non m'interessano. Mi hanno sempre fatto del male, deluso, annoiato. Quelli in carne e ossa. 
Mollare tutto. 
Gli ormeggi non ho mai saputo cosa fossero.
Poi mi vengono in mente le mie sale d'ospedale.
Una donna con le mani trasparenti che mi accarezza i capelli.
Un'infermiera bellissima che mi racconta dei suoi sabato sera e mi bacia sulla fronte sussurrandomi di non morire.
E i letti di motel di provincia dove ho incontrato l'amore e dove sono stato deriso da ospiti, turisti, camerieri, cuochi, amanti.
Dove sono tornato per trovare la mia vita. E scopare. Scopare. Scopare per ritrovare nel tuo acne la resurrezione. Nei tuoi sorrisi, nel tuo luminoso scontrarti con le certezze.
E scendo da una montagna che è una collina divorata dal cemento dove vivono i miliardari, gli evasori, i dittatori, gli artisti, gli stronzi come me e mi fermo per ammirare il tramonto. 
Parcheggio in divieto di sosta e fra le mie mani un aereo lascia la sua scia nel cielo. 
S'accartoccia, s'infiamma, scompare.
I gabbiani veleggiano come fiammiferi nel vento.
Gli sparo con le dita e non so dove ho letto che porti sfortuna ucciderne uno. O forse sono i corvi. Non ricordo.
Sogno Lindos, Stegna, Bristol, spiagge assolate, Pat, onde che mi bacino il volto.
Riscaldo piatti invecchiati. Peperoni, le chiacchiere delle casalinghe e degli immigrati che gridano come gridano di merda tutti gli esseri umani a questo mondo.  Le ucciderei queste casalinghe. Una strage.
E mi sento addosso tutta l'inutilità dei gesti.
Dei miei gesti.
Pensati. Ipotizzati. Compiuti. Falliti.
Guardo mia madre sorridente.

Un'anima vecchia.

2 commenti:

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  2. È strano come un'anima vecchia sia nello stesso punto di un'anima non-vecchia che vede/vive le stesse identiche cose con la tracotanza di vivere per sempre.
    Chissà a quale anima si può collocare il tipo che ha parcheggiato quasi in mezzo alla strada creando un ingorgo e mi ha fulminato mentre cercavo di dire:ma cosa fa??? E si allontanato ghignando. E a quale anima tutti quelli che non si sono scomposti facendo manovre a tutto spiano per passare, come se fosse normale... Tutto si può fare, ma fuori dalle pagine neanche la bellezza di una buona prosa. Mah!

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