venerdì 18 novembre 2016

Minor Victories, freddo insostenibile, Robert


-....un album semplicemente splendido....-

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oggi è stata una giornata risanata dalle carezze

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Robert Brasillach, con le sue parole, nel mio cuore.

"A trentacinque anni prigioniero come Villon, incatenato come Cervantes, condannato come Andrea Chenier, prima dell'ora dei condannati, come altri in altri tempi, su questi fogli scarabocchiati inizio il mio testamento. Per sentenza, dei miei beni terreni mi si vuol togliere il possesso. È facile, non ho terre ne tesori e i miei libri, le mie visioni possono essere dispersi al vento: amore e coraggio non sono soggetti a processo. Per prima cosa lascio l'anima mia a Dio suo creatore, nè santa nè pura, lo so, soltanto l'anima di un peccatore. Possano i Santi francesi quelli della fiducia, dire egli non arrivò mai. A peccare contro la speranza. Cosa donare alla mia patria se ella stessa mi ha scacciato? Ho creduto d'averla servita e l'amo sempre, anche oggi. Essa mi ha dato il mio paese, e la lingua che è stata mia. Io non posso che lasciarle qui il mio corpo, in terra sconsacrata. E poi lascio il mio amore, la mia infanzia, il mio cuore, il ricordo dei primi giorni, il cristallo della più pura felicità. Ah! Lascio tutto ciò che amo il primo bacio, la freschezza, lascio veramente tutto me stesso, il meglio, se pure ve ne è. A te o prima immagine, al sorriso sulla mia culla alla tenerezza e al coraggio, alla magia dei giorni tanto belli, sole anche fra i singhiozzi, fierezza nei tempi peggiori, a te che non importa l'età del tuo bambino. E per te, sorella, amica mia, (ho passato tanto poco tempo lontano da te, e per tutta la vita i nostri cuori hanno palpitato insieme) quello che lascio sono i fienili della vecchia primavera, i giochi della giovinezza, le passeggiate da studenti.In mezzo alla neve gelatala gaiezza è soltanto tua, tuo il sorridere al di là le sbarre lontane tu così fiera, indomita, sorridente nella sfortuna, amica di sempre, sorella di gioia e di dolore. A te, ancora, che ho visto nascere quando avevo dodici anni, o sorellina, ti sei affacciata alla vita in giorni foschi. A te tutto ciò che abbiamo trovato, il disprezzo dei cuori vili, il silenzio che ci riunisce, e l'onore che non si infrange. O bambini miei,voi che non mi dimenticherete (e forse altri verranno dopo di me)voi m'avete dato quaggiù i vostri giuochi e i vostri abbracci, il vostro sonno da custodire:ecco vi parlo sottovoce e vi rendo tutte queste meraviglie. Ed eccomi a te, Maurice, fratello della mia giovinezza,cosa potrei donarti a te che lascio che non sia anche tuo? Parigi che ci fu cara Firenze che appare, e, con le strade brulle e rosse, sempre la nostra Spagna. Ma ecco soprattutto, fratello mio,il coraggio della giovinezza: nessun caso o disperazione, guarda tutto con fiducia. Dallo stesso destino ben mascherato noi desideravamo solo un disegno chiaro, così è stato. E niente ci ha negato fra i doni che poteva recarci. Bene o male, accettiamo il premio! Glielo rendo, tutto alla rinfusa. Ma lascio a te il meglio, i diciassette anni, la nuova alba,i colori del mattino avanzato, i nostri anni uguali e belli,i bimbi della nostra casa,e la nostra giovinezza immortale. E poi ecco i miei amici,a ognuno il suo ricordo,a voi di ieri, a voi di oggi,voi mi siete intorno senza scappare,voi accendete al mio passaggio il più bel fuoco dell'avvenire.Tendo le mani verso i vostri volti che mi aiutano ad essere forte. Caro Josè, ecco la città,la corte di Luigi il Grande Georges, per lo stato futuro,ecco le strade nelle campagne. Henry, ecco i Lungosenna, e i libri da sfogliare, e il paese delle Sirene che avremmo dovuto visitare. Ecco Natale a Vendome, Notre-Dame dei pellegrini. Il passato è stato tanto bello non bisogna accusare il destino.Fino al termine del nostro viaggio terreno, abbiamo sempre visto il meglio, la consapevolezza di noi stessi, la giovinezza del nostro cuore. E per te, amica mia, tanto tempo dopo la nostra adolescenza, non ho che strani ricordi da lasciarti: poche gioie, certamente, e molte pene, l'asilo dove cercai di proteggere la mia vita nel mezzo dei giorni peggiori, e ciò che mai si dimentica. A voi, fratelli di guerra, camerati dei fili spinati fedeli in ogni disavventura, non cessate di parlarmi. Ecco le nostre nevi sul campo, ecco le nostre speranze di esuli, le nostre lunghe attese, la nostra limpida fede. E voi, giovani del mio paese ecco le parole che abbiamo pronunciato, i nostri fuochi nel campo della notte, e le nostre tende nei boschi, voi lo sapete meglio di chiunque, ho voluto preservare la patria dal sangue versato, a voi dono, amici miei, questo sangue custodito. Caro Well, pilastro incrollabile, il popolo minuto del mercato, la via brulicante, le carrette degli ortolani, sono cose tue, testardo amico, che nell'ombra sembri indovinare, ciò che la fede duratura, malgrado l'apparenza, spera. E voi, ultimi arrivati, amici dei giorni peggiori, prigionieri rinchiusi dalle sbarre, custodite le mie ultime ore di condannato custodite il freddo e il fastidio: per chi non avrà neanche questi essi sono dei tesori. Ed io l'ho conosciuti con voi. Qualche ombra, qualche immagine ha ancora diritti a qualche briciola:affrettiamoci quindi nella spartizione prima che si compi il destino.Tutti coloro, uomini e donne,che sono entrati nel mio cammino possono nella notte lucente aspettare il mattino con me. Per tutti loro avevo mani traboccanti: esse sono ora vuote dei ricordi più lontani e del passato più commuovente. Non conservo da portare al di là della vita terrena, lontano dai piaceri umani, che quelle che furono le mie amicizie, solo ciò che non mi si può strappare, l'amore e il gusto della terra,il nome di quelli che vengono nel mio cuore nelle notti tristi; gli anni della mia felicità,l a fiducia dei miei fratelli, e sempre il pensiero dell'onore e l'immagine di mia madre. 

- 22 Gennaio 1945 -

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