lunedì 7 novembre 2016

Librerie, librai, libri (Charles D'Ambrosio, Denis Johnson, Jonathan Lethem), Viruuunga, herpes

Nella libreria di Lugano dove solitamente mi rifornisco, oltre ad esserci il sosia del cantante dei The National, c'è anche uno dei miei librai preferiti. Serio, quasi incazzato, di poche parole, simile a quegli impiegati statali o ai burocratici di qualche stato dittatoriale. Non sorride, non desidera scambiare chiacchiere. Se gli chiedi un libro lui controlla sul computer o va a prenderlo negli scaffali. Senza tergiversare, moine, battute. Veste come mio nonno, impeccabile. Anche se avrà poco più di cinquant'anni e anche se mi vede parecchie volte non dà segno di riconoscermi e nemmeno gli interessa conoscermi meglio. Una giusta distanza e indifferenza. Tutto ciò mi regala serenità. 
Oggi ho acquistato questi tre libri per la modica somma di 66 franchi, più o meno 62 euro.
(Tanto per ricordare, la stragrande maggioranza dei libri di cui parlo o scrivo, li compro o li prendo in prestito. Tranne rari casi, non mi va più di ricevere libri in omaggio o da recensire)
E per acquistarli ho aperto bocca solo per dire Buongiorno e Arrivederci.
Lui ha aggiunto solo la cifra.
Nient'altro.
Dalle 4 e mezza di stamattina, avrò pronunciato al massimo cinquanta parole. E ho lavorato. Forse sono anche troppe cinquanta parole.


(qui)


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Di politica non mi va di parlare.
Della Leopolda e dei presunti contestatori non me ne frega assolutamente nulla.
Al referendum e alle presidenziali preferisco i cavoli di Bruxelles.
Preferisco lavare i piatti e ascoltare musica come questa nelle cuffie.

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È arrivato il freddo.
E io ho l'herpes un po' ovunque.

2 commenti:

  1. Ascoltavo giusto loro, pochi giorni fa. L'album, e quel live lì, proprio.

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