giovedì 3 novembre 2016

Dimmi

Dimmi perché devo continuare a vivere.
Dimmi perché non posso spaccare la testa al CEO della azienda per cui lavoro che mi parla, mi ordina, vestito come un tamarro Mediaset.
Perché devo ingoiare, accettare.
Perché continuare a parlare del nulla.
Perché non posso prendere una sbarra d'acciaio e spaccargliela in testa.
Perché devo svegliarmi domattina e la mattina dopo sempre a chiedermi perché devo svegliarmi.
Dimmelo se vuoi dirmelo, altrimenti va bene lo stesso, non è importante.
Mi aspettano altri quattro giorni di lavoro sempre che non mi licenzino prima.
Mi licenzieranno dopo.
Me ne andrò io.
Non se ne andrà nessuno.
Sempre la solita noiosa storia.
Fatta di sogni irrealizzabili, di progetti di vita del cazzo, di vie di fuga patetiche, di parole su parole che soddisfano l'appetito di psicologi, psichiatri, parenti, guaritori.






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