venerdì 25 novembre 2016

Contratti, black friday, bar, pioggia - Dio delle zecche

Leggevo su Area, giornale del sindacato Unia, un articolo esemplificativo di quanto sta succedendo nel mondo del lavoro. Una donna che da un contratto part-time viene portata al lavoro a chiamata e infine, dopo le proteste, condotta a calci in culo verso il licenziamento. Nel cinema dove lavoro ho un contratto a chiamata. Senza ferie e malattie pagate (me le pagano solo se sono in programma ma basta che si prolunghi e non prendo un cazzo). Senza una vera e propria garanzia di orari. 
Ma soprattutto ho una collega che per aveva un contratto part-time, con ferie, malattie e tredicesima e che è finita da un anno ad avere un contratto a chiamata esattamente come il mio. 
Ne avevo un'altra che ha resistito solo pochi mesi col nuovo contratto. Erano cadute tutte le sue garanzie. La sua stabilità.

Riflettevo su tutto ciò mentre camminavo per le vie del centro invase da insetti a due zampe in cerca di saldi. Si affannavano. Spendevano. Sbavavano. Litigavano per promesse non mantenute. Borse, pacchi. Commesse sfinite. Ma anche pienamente calate nella parte. Un mese a Natale e questi sono già in ultradipendenza da acquisti.

Sono scappato via e sono entrato in un bar discosto frequentato da anziani, tossici, alcolizzati, divorziate e dopo aver pisciato ho ordinato un calice di bianco. Mi è stato portato in un bicchiere polveroso. Con tranquillità. Ho sfogliato i quotidiani locali e pagato una cifra irrisoria per la consumazione. Una donna si è seduta accanto a me e mi ha chiesto dell'herpes che ho sotto l'occhio destro. Viso e mani da alcolizzata ma la dignità della persona perbene. Ha commentato l'articolo che stavo leggendo. Mi ha chiesto dove lavoro. Intanto che la ascoltavo lei beveva un bicchiere di vino rosso dietro l'altro. Aveva i denti gialli e le unghie curate. Ne ho ordinato un altro di bicchiere, l'ho bevuto in fretta e sono tornato a casa salutando la donna con una stretta di mano. Sotto la pioggia battente ho incrociato gli studenti del liceo. Sembravano dei vecchi.


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