giovedì 10 novembre 2016

Altrove - Mineral



Uscito dal lavoro mi sento meglio.
Ma appena parlo coi miei familiari, gli scrivo, sento le loro voci io mi sento peggio di prima.
Per andare e tornare dal lavoro cammino per quasi due chilometri costeggiando un fiume, il cimitero, palazzi anonimi, una scuola.
L'ho scritto chissà quante volte.
Quei due chilometri, fra alberi, macchine/autobus/moto/camion che sfrecciano, gabbiani, anatre, sconosciuti a passeggio col cane, studenti, pensionati col nipote nel passeggino, tossici, sconosciuti rappresentano una delle mie poche valvole di sfogo e pace.
Tutto però svanisce rapidamente.
Bastano una telefonata dal lavoro, la vista dei vicini, la mia faccia nello specchio del bagno per far crollare tutta questa fragile rete di protezione.
Domani mattina alle 4 e mezza la solita sveglia, il solito caffè latte, la solita camminata, il solito lavoro, i soliti problemi.
La solita lagna.

Poi nelle cuffie mi metto i Mineral e sto meglio e piango mentre lavo i piatti, cerco di scrivere, guardo fuori dalla finestra bevendo una birra dopo l'altra.

La morte come pensiero fisso.




"There are blue skies in my dreams
And laughter that seems unending
There are green grass fields there 
And happiness and hope for tomorrow

My cup is full and my heart 
Spills awkward and embarrasing blood
Onto white golden streets 
And I am unashamed of the stains my steps leave

Tears stream down my cheeks
Only to meet their redeemer and be wiped away
And there is joy"

(Mineral - Take the Picture Now")

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