lunedì 31 ottobre 2016

Rose, ponti, referendum, Dylan Dog, La vegetariana, Futuro anteriore, Orfani, Gilles, Contro la plebe

Sulla tomba di mia madre c'è un mazzo di rose.
Io lavorerò praticamente senza sosta fino alla prossima primavera. 
C'é un ponte che crolla a pochi chilometri da dove sono nato. Su quel ponte tanti anni fa sono stato responsabile di un incidente, per fortuna senza feriti e morti, mentre ero alla guida del camion della Cooperativa dove lavoravo. Una strada folle. Non ho altro da dire.
Ci sono terremoti a raffica e la mia preoccupazione per un'amica che amica nelle zone interessate.
C'é un continuo chiacchiericcio intorno al referendum che mi rovina le orecchie, lo stomaco già malandato. 
Non andrò a votare. 
Fosse per me organizzerei un baccanale con tutti nudi che danzano intorno al rogo delle schede elettorali. Sono lontano anni luce da Renzi e da tutta la merda che lo circonda e lo appoggia, dalle manovre che ci sono alle spalle di questo referendum ma dentro di me c'è una parte ghignante che si augura la vittoria del Sì per veder rotolarsi di lacrime i grillini, i redattori de Il Manifesto e tutta quella gente lì insomma, lontana da me nello stesso modo.

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Poi per fortuna c'è qualcosa che mi permette di respirare. Una roba mostruosa come l'ultimo episodio di Dylan Dog "Dopo un lungo silenzio".  Una storia struggente che parla anche di me. Non ho altro da aggiungere. Segna l'attesissimo ritorno di Tiziano Sclavi. 

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E c'è un libro devastante che ho appena letto e che si intitola “La vegetariana” di Han Kang (Adelphi, traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) e che ha un incipit del genere:

Prima che mia moglie diventasse vegetariana, l'avevo sempre considerata del tutto insignificante. Per essere franco, la prima volta che la vidi non mi piacque nemmeno. Né alta né bassa, capelli a caschetto né lunghi né corti, colorito itterico e malaticcio, zigomi un po' sporgenti: quella sua aria timida e giallognola mi disse tutto quello che mi occorreva sapere di lei.” (pag. 13)

e un passaggio del genere:

Io non lo sapevo. Pensavo che gli alberi stessero a testa in su... L'ho scoperto solo adesso. In realtà stanno con entrambe le braccia nella terra, tutti quanti. Guarda, guarda là, non sei sorpresa?”. Yeong-hye era balzata in piedi e aveva indicato la finestra. “Tutti quanti, stanno tutti a testa in giù”. Era scoppiata in una risata incontenibile, e a In-hye erano tornati in mente alcuni momenti della loro infanzia in cui la faccia della sorella aveva esattamente la stessa espressione. Momenti in cui i suoi occhi dalla palpebra singola si restringevano e diventavano completamente neri, e dalla sua bocca prorompeva quella risata innocente. “Sai come l'ho scoperto? Be', ho fatto un sogno, e stavo sulla testa... Sul mio corpo crescevano le foglie, e dalle mani mi spuntavano le radici... E così affondavo nella terra. Sempre di più... Volevo che tra le gambe mi sbocciassero dei fiori, così le allargavo; le divaricavo completamente...”.
Sgomenta, In-hye aveva guardato gli occhi esaltati della sorella.
“Devo dare acqua al mio corpo. Non ho bisogno di questo genere di cibo, sorella. Ho bisogno di acqua.” (pag. 146)

E questa frase:

Perché, é così terribile morire?” (Pag. 153)

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Ritrovare Martin Amis con “Futuro Anteriore” (Einaudi, traduzione di Maurizia Balmelli) che tra l'altro ha un titolo originale che fa “Dead Babies”. Martin Amis é proprio un amico, nel senso di amico letterario.


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Orfani” che esce con la Gazzetta riproponendo la storia in versione cronologica.


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E poi leggendo Il Giornale cartaceo oggi trovo due notizie emozionanti che subito mi hanno fatto mettere mano al portafogli:





Il ritorno di “Gilles” di Drieu, grazie a Giometti & Antonello. Un capolavoro. Che prenderò anche in questa versione.






Un inchino agli editori coraggiosi, liberi, strafottenti.

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