domenica 23 ottobre 2016

Collegi, religione, Emanuele Tonon, Carlo Formenti, Charles Robin, Ezra Pound, Francesco Borgonovo, Ex-Otago e Baustelle

In questi due giorni ho comprato svariati quotidiani. Appena ne ho la possibilità ne faccio incetta in edicola. L'Unità, Il Giornale, Il Foglio, Il Manifesto, La Lettura, La Verità. Ho letto vari, anche se pochini, articoli interessanti ma assistere al carrozzone di Sì e No mi ha fatto venire un tale mal di pancia che sono andato al bagno due volte. Fra i vari articoli ce n'era uno di Francesco Borgonovo su La Verità che parlava di due libri che mi interesserebbe leggere:


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Ho studiato in un collegio, ho parenti religiosi e ho frequentato spesso durante la mia infanzia/adolescenza istituiti religiosi, seminari, conventi. Ho avuto per anni un padre spirituale. Mi sono abituato a discutere di me stesso e del mondo con religiosi di ogni provenienza. Sono stato educato in un asilo delle suore. Le suore in collegio mi preparavano camomilla, tisane, pranzi, merende. Per almeno 4 anni un religioso di Don Orione cercò di capire se avevo la vocazione oppure no. Per lui sì, per me no. Il mio rettore del biennio mi disse che sembravo più un protestante. Un altro che sembravo un folle ebreo. Ho sempre girato intorno alle religioni, ai temi spirituali, all'Oriente. Non credo ma non posso negare di essere una persona che da sempre non può fare a meno di percorsi spirituali. Con Emanuele Tonon non ho avuto un bell'incontro, letterariamente parlando. Il suo esordio, “Il nemico”, non mi piacque affatto. Lo commentai negativamente e anche con un certo fervore. Poi un giorno l'ho riletto e mi ha preso allo stomaco. Ieri ho letto il suo ultimo “Fervore” (Mondadori) e seppur non allo stesso livello stilistico de “Il nemico” l'ho trovato forse più vicino alla mia sensibilità, al mio stato d'animo, alle mie esperienze, al mio amore per le balene, quella bianca in particolare.



Lascio un estratto:

“Fra Giuseppe parlava pochissimo, e, quando provava a farlo, tartagliava e le gote gli imporporavano. Lui, Fra Crispino e Fra Damiano, il frate ortolano, erano i frati della fatica, gli illetterati cari al Francesco d'Assisi giullare. Uscendo dal Giardino li avresti veduti morire ad uno ad uno, come animali in estinzione, i frati della fatica, quelli che avevano permesso per secoli ai conventi di esistere, mentre i frati dotti predicavano un verbo sterile, una vana teologia. Quando avresti preso a frequentare l'accademia, avresti anche visto i tuoi confratelli disprezzare il lavoro manuale. I frati della fatica non parlavano mai ed erano sciancati, rovinati dal lavoro manuale e dalla preghiera, meravigliosamente belli. Avresti visto moltiplicarsi i frati professori, in realtà ignoranti, chiusi alla meraviglia, votati alla chiacchiera mondana. I frati professori allontanavano da ogni possibile immaginazione di Dio; perché Dio aveva abitato le foreste, le grotte, si era offerto nell'acqua delle sorgenti, aveva parlato agli umani per mezzo dei volatili. E gli sciamani cristiani avevano parlato coi volatili, ammansito lupi, domato vipere, piantato bastoni che sarebbero diventati castagni sacri, emesso sangue da piaghe che foravano i palmi delle mani, levitato. I frati della fatica, incapaci di leggere, avevano solo formule magiche da ripetere ossessivamente, avevano solo segni da offrire alla visione, non parole da offrire all'interpretazione; avevano solo esempio da dare. Il popolo santo di Dio, il popolo della fatica, cercava solo loro per avere conforto, per vedere un miracolo nell'orrore di un'esistenza da affamati e umiliati.” (pp. 36-37)


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“L'idea che l'amore di dio per gli esseri umani sia un'invenzione cristiana è una pura sciocchezza, parte integrante della grande insolenza dei seguaci di Cristo. Gli dei greci amavano, devo ammettere, individui scelti, o per ragioni di parentela o per particolari meriti dell'individuo. Era più umanamente comprensibile dell'amore astratto per l'umanità in generale, a prescindere dalle sue astratte e collettive ignominie e stupidità. Gli amati erano gli eletti, o, si potrebbe anche dire, i prescelti. Diventa ridicolo e infantile negli scritti di Nonno.
Il dio di Calvino e il dio di tutti gli scrittori che portano a e che discendono da Calvino è un sadico maniacale, chiunque preferirebbe che i suoi parenti più stretti avessero altre qualità. Il buon senso francese, ovvero il buon senso europeo, affrontò il problema:

“Padre eterno voi avete torto
E ben presto dovreste vergognarvi,
Il vostro ben amato figlio è morto
E voi dormite come un ubriaco.”

L'uomo religioso riceve la comunione ogni volta che i suoi denti affondano in una crosta di pane.

Se una razza OMETTE di creare i propri dei, rischia di farsi surclassare.

L'essenza della religione è il presente indicativo.” (pag. 111)

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Seguo gli Ex-Otago dagli esordi. Ci sono affezionato ma davvero tanto. Li preferivo decisamente con Dj Pernacchia ma poi li ascolto sempre, anche se si sono fatti molto ma molto radiofonici. È uscito il loro nuovo disco "Marassi" che è un spazio/quartiere/idea cementificato di Genova che mi piace parecchio.


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Stessa storia per i Baustelle.
Intanto questa.

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