sabato 8 ottobre 2016

A mio cugino

Mio cugino Luca fra qualche tempo volerà in Australia in cerca di fortuna. È il figlio di mia cugina Nadia, figlia del fratello di mia madre, Ezio. Luca è stato cresciuto da mia madre. Arrivava la mattina presto quando Nadia andava al lavoro e poi se ne andava verso sera. Mia madre è stata la sua madrina alla cresima. Luca ha giocato coi miei giocattoli, i miei soldatini, i miei Playmobil. A lui ho letto i miei libri. Crescendo gliene ho regalato altri. Gli ho regalato fumetti. Ha imparato da me a leggere sulla tazza del cesso. L'ho visto crescere e sfiorare i due metri. Si aggiunge a tutti quegli italiani che lasciano la penisola. Ma lo fa per insofferenza. Ha un lavoro ben retribuito. Una proposta di adeguamento di salario e di stabilità. Ma a tutto questo ha preferito dire di no. Nei suoi occhi, nelle sue parole, nelle sue mani ho letto l'insofferenza che caratterizza tutta la nostra famiglia. Insofferenza per un certo tipo di provincia oppressiva, asfissiante, per l'imperativo lavoro-soldi-famiglia, per i soliti venti minuti/un'ora per andare al lavoro, le solite montagne, il solito lago, le solite facce, per la propria faccia invecchiare di noia. Quell'insofferenza che si placa in parte quando guidiamo e vorremmo guidare fino a dove finisce la strada, dopo centinaia e centinaia di chilometri. Quell'insofferenza che mia cugina Nadia ha nascosto per anni, lavorando come impiegata nella fabbrica del paese per sostenere i suoi genitori che non avevano una lira. Quel vivere contro voglia l'ha divorata da dentro e ancora oggi non ne è uscita. Ha lo sguardo tristissimo mia cugina anche se forse è la persona più buona che io abbia conosciuto. L'Australia non è il Paradiso. Anzi, è un paese molto duro, selettivo, feroce per certi versi nella sua legislazione sugli stranieri. Ma intanto sapere che quel gigante di mio cugino, col viso che unisce bontà e furbizia, fra qualche giorno salirà su un aereo diretto laggiù mi ha fatto respirare. Esaudisce il sogno del nonno che ha conosciuto troppo poco. Quell'Ezio che se non si fosse ammalato, se non gli avessero maciullato la gamba sarebbe partito per l'Argentina negli anni '50. Tuo nonno starà suonando la tromba nell'Aldilà. E siamo due emigranti per ragioni che poco hanno a che fare con la ricerca del lavoro. Ma per qualcosa che si ha dentro. Là, dove batte il cuore.


(Non so ma oggi ho in mente questa canzone, in questa versione)

2 commenti:

  1. Conosco un sacco di giovani che vanno nella terradi Nick Cave, anche mia nipote c'è stata per un anno. In effetti, crisi o non crisi, uno ci va per una scelta di vita ...

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