venerdì 30 settembre 2016

Ricordi-appunti sparsi di ieri

In questi giorni si celebrano i 70 anni dell'Icam, una fabbrica di cioccolato che ha segnato praticamente tutta la mia vita. Arrivando a Lecco certe volte ci sisentiva presi alla gola dalla puzza di cioccolato. Succedeva uscendo, in treno, dalla galleria del Barro. Lo si sentiva arrivare come una nebbia densa che ti impediva il respiro. Il cambio del tempo, la pulizia di qualche filtro, il vento, non ho mai capito e saputo cosa accadesse in determinati giorni. Stavo in collegio e dalle finestre entrava la puzza di cioccolato. Non ho mai amato il cioccolato. Fra le mie compagne di classe ce n'era una proveniente dalla famiglia Icam. Poi si trasferì in un altro liceo, fondato anche grazie alla lunga mano di una parte delle mia famiglia legata a Cl. Non riesco a mangiarlo il cioccolato. Mi mette di cattivo umore. Non lo so, due righe che non vogliono dire nulla. Col cervello confuso. Come quando si respirava quella puzza di cioccolato.


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Hanno celebrato il funerale dell'industriale del paese dove sono vissuto.
Il paese ruota da anni intorno a questa gigantesca azienda.
Il paese vive di servi.
La scritta Limonta la si vede comparire su molti campi da calcio.
Giorni e giorni di mistero e poi é morto anche lui.
Signor Gianni lo chiamavano.
Sono cresciuto in affitto in uno dei suoi appartamenti.
Mio zio era molto legato a Gianni. Lo consultava spesso per la banda. Ci andava insieme all'opera.
Non parlo a sproposito.
La mia famiglia materna e quella di Gianni sono cresciute nello stesso cortile.
Gianni di sicuro é uno di quelli usciti distrutti dalla morte di mio zio Adriano, a 16 anni, nel 1944.
La mia famiglia si porta nella tomba qualche segreto sulla loro fortuna internazionale.
Non mi faccio problemi a dirlo.
Loro lo sanno.
Lui e la sua famiglia, i cugini si sono costruiti un'azienda.
Mia madre fino al 1974 ha vissuto in mezzo ai ratti, col cesso in cortile, alla mercé di un fattore al servizio di un'altra serie di industriali di merda.
Altri come lei hanno vissuto fra i ratti.
Fuori splende il sole.
Certe volte mi dimentico di aver avuto uno zio morto a 16 anni.
Di aver avuto una madre che porta il suo nome.
Di mio zio Ezio con la vita segnata.
Di mia nonna che mi affida molte parole da custodire in silenzio.
Fuori splende il sole.
Fiero di portare sul mio volto i miei avi.

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Un articolo di Paolo Nori: "Livorno"

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Houellebecq è per la democrazia diretta
Lo scrittore francese: "Mai condiviso le idee della sinistra, in nessun ambito, ma non sono nemmeno a destra"

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Almeno nel primo numero del fantomatico nuovo Il Manifesto potevano eliminare la pubblicità dell'Eni.

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