giovedì 15 settembre 2016

Percival Everett, "In un palmo d'acqua" (Nutrimenti); James Ellroy, "Un anno al vetriolo" (Contrasto)



Leggere i racconti di "In un palmo d'acqua" di Percival Everett (Nutrimenti, traduzione di Letizia Sacchini) è vivere l'esperienza di una sospensione dal mondo fisico, reale per abbandonarsi a spazi infiniti naturali, per vivere l'altrove e l'aldilà, la bellezza dell'incontro con l'inspiegabile che sta dentro di noi. Racconti che sfiorano e descrivono quel muoversi fra ciò che definiamo realtà e ciò che riteniamo impossibile. L'umanità, il mondo, l'esistenza che si disvela in forme che la nostra mente non è chiamata a comprendere ma a vivere. Ognuno di questi racconti conserva dentro di sè tracce di magia, di presenze indescrivibili, di fantasmi, di luoghi che non esistono sulle carte geografiche. Come il veterinario che cerca una bambina indiana sordomuta dispersa nel deserto ("Un po' di fede") e viene morso da due serpenti velenosi e ne guarisce attraverso una visione o il ragazzino ("Plecottero) che sulle rive del lago dove morì annegata sua sorella vive un episodio di pesca miracolosa o l'anziana donna malata ("Un lago d'alta quota") che attraverso una fenditura nella montagna incontra il proprio passato o il legame di un padre e una figlia che si rinsalda affrontando a colpi di urla un puma ("Congelamento") o gli animali che fanno riaccendere l'amore in un matrimonio a pezzi ("Direzione sbagliata") o la morte che arriva all'improvviso ("Arriva il giorno") quando nemmeno te l'aspetti, quando pensi che tutto stia andando bene, o cosa significhi cercare un uomo di cui tutti raccontano qualcosa di diverso e che non riuscirai mai a vedere in volto ("Cercare Billy Penna Bianca") o il meccanico che incontra un uomo senza testa ("Vetro solubile). Poi si arriva all'ultimo racconto "Graham Greene" e si resta in silenzio per la sua bellezza assoluto. Non ci sono parole per descriverlo. Bisogna solo leggerlo.


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Come sa da queste parti, vivo una vera e propria ossessione per James Ellroy. Ho comprato questo libro: "Un anno al vetriolo. Los Angeles Police Department, 1953" (Contrasto, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini) e l'ho letto di mattina. Libero dal lavoro. E Cristo Santo che bomba. Foto da brivido. Scrittura tagliente. Affascinante. Durissima. Non certo un libro per persone di sinistra. Un'emozione purissima. Di quelle di cui avevo bisogno.

Foto così.


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