mercoledì 14 settembre 2016

Lalla Pecorini, Rick Moody



In questi giorni è mancata Lalla Pecorini della Libreria Pecorini nel Foro Bonaparte a Milano chiusa nel 2012. Un'altra anima bella di Milano che scompare. A parlarmi di questa libreria fu un'amica milanese e la prima volta che ci misi piede ne uscii con un regalo per mia sorella. Ma solo dopo una lunga conversazione, di quelle che sembrano uscite da un altro mondo. Senza intenti economici ma una conversazione che, nata da un libro, prese mille altri rivoli. Senza fretta, lentissima. Ci tornai altre volte purtroppo senza lo stesso tempo a disposizione. L'ultima volta che ci misi piedi mancavano si stava avvicinando la chiusura, dentro c'erano un altro paio di persone a curiosare e feci solo in tempo a lamentarmi, sommessamente, di una città che si stava abbruttendo. Di librerie spazzatura. Me ne uscii intristito. Era un giorno triste in generale. Sono trascorsi tanti anni. Ma la tristezza rimane. 



......



Su romanzo "Hotel del Nord America" (Bompiani, traduzioni di Licia Vighi) Rick Moody ha già scritto tutto Pincio. Personalmente posso solo rimarcare la sensazione di disperazione e solitudine che si respira in tutte le pagine. Aggiungo solo che io e la mia compagna lavoriamo in luoghi sottoposti alla gogna dei vari siti di recensioni. Tutti quei vari numeri, tutte quelle recensioni finiscono spesso per ricadere su chi lavora in quei luoghi rovinandogli la vita. Per non parlare delle truffe, dei commenti scritti da presunti chef, eccetera, eccetera.

Trascrivo un brano:

“Forse, e dico forse, in certe occasioni un tizio chiede a un altro tizio quante ore di straordinari ha accumulato di preciso in un dato mese, ma questo capita solitamente in tarda serata, quando sono già state esaurite tutte le conversazioni sullo sport, dopo che questi uomini sono già arrivati a livelli esoterici tipo quand'è che un certo giocatore diventa free agent, e di conseguenza lo sport non può più essere usato come argomento di conversazione, dopodichè si raggiunge un momento in cui persino la discussione sui turni arriva a un punto morto, a meno che, forse, la chiacchierata non si allarghi fino al confronto tra il turno “altalena”, dalle quattro del pomeriggio a mezzanotte, e quello “cimitero”, cioè il turno di notte. Per esempio avevo sentito uno di questi tizi sulla terrazza, dal punto in cui mi trovavo solo soletto in Hemlock Street, completamente solo, dire che lui in realtà preferiva il turno cimitero, perché ormai non aveva più nulla per cui valesse la pena alzarsi al mattino, non c'era più nulla nella sua vita per cui valesse la pena alzarsi al mattino, “Se ne è andata di casa, sapete, ha voltato pagina, mi ha detto che non mi capiva, così ha detto, che tra di noi non poteva andare avanti se non c'era nemmeno un minuto in cui riuscivo a manifestarle un po' di tenerezza, così se n'è andata, e si è portata via bambini e tutto.” E un altro tizio aveva aggiunto: “Io una volta ho accettato il turno altalena soltanto per stare lontano da lei qualche settimana, sostituivo uno che si era fatto male alla schiena e tornavo a casa quando ormai dormivano tutti, dopodiché prendevo un po' di sonnifero e mi scolavo due o tre birre.” Si erano fatti una bella risata.
In fondo ci assomigliamo tutti, stringi stringi, me compreso, perché seppur sposato, all'epoca viaggiavo da solo, dopo essermi da poco svincolato da un nefasto e atletico flirt, e pertanto questo era proprio l'hotel che faceva per me, l'hotel con il telefono a muro vecchio stile nella hall, l'hotel con la piscina svuotata, l'hotel sprovvisto di minibar, l'hotel frequentato da uomini che non erano stati che non erano stati all'altezza o che avevano subito quel rovescio di cui cercavano di non parlare, da uomini che alzandosi al mattino per farsi la barba salutavano il riflesso allo specchio con epiteti ben scelti, da uomini che quando erano giovani avevano sognato in grande e in modo ancor più eclatante avevano fallito nella realizzazione dei propri sogni, e quando entrai nella camera mi resti conto che l'artigiano era proprio del mio stesso genere di artigiano. C'erano aracnidi in ogni angolo, e si vedeva passare un mucchio di gente che andava a prendersi il gelato o un sacchetto di caramelle mou, e non ci sarebbero state sorprese, e la Jacuzzi era solamente una grossa vasca da bagno dotata di qualche getto d'acqua in più, talmente rumorosa da coprire praticamente qualunque grido di disperazione. ★★★★ (Postato l'8/9/2012)” (pp. 44-45)


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